ECOPOLIS: L'ultimo numero


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Ecopolis newsletter socio-ambientale di Padova

Numero 170, 2008-09-18 Iscr. Registro Tribunale di Padova n. 1920 del 14/12/04 - Direttore Donatella Gasperi



Primo Piano


Qual'è il ruolo delle associazioni?

Effetto Larsen: fenomeno di innesco spontaneo di oscillazioni a frequenze acustiche (fischi) in un sistema sonoro, dove l'energia sonora dell'impianto cade nel microfono generando una sequenza ripetitiva di suono.

I motivi per i quali assistiamo alla distorsione del volontariato moderno sono molteplici, ciò è visibile in molte associazioni di nuova e vecchia costituzione; sta di fatto però che da sempre il compito di tenere i cittadini pronti ad affrontare le problematiche del mondo sta in capo alle associazioni.

Fin dal tempo delle “congregazioni delle arti e dei mestieri” è parte della natura umana mettersi assieme per affrontare le difficoltà della vita e per cercare di migliorarla.

Ed è questo quindi il fine ultimo delle associazioni, le quali nascono dalla volontà dei cittadini e con i cittadini agiscono per un bene comune. Una azione che parte anche senza l'aiuto dello Stato, anzi il più delle volte ne anticipa l'azione andando contro corrente e segnando nuove vie di intervento anche a costo della propria incolumità.

Il ruolo delle feste del volontariato è quindi quello di comunicare ai cittadini questa azione con la (per loro) doppia opportunità: poter usufruire dei servizi attivati, potersi impegnare in quella che è la finalità associativa, sia essa a tutela delle cose del mondo o a sostegno delle persone in difficoltà.

In quest’ottica di raccogliere in un unico giorno le azioni dei mondi del volontariato e dell'associazionismo la festa provinciale del 28 settembre unifica nelle tre piazze cittadine la tutela della persona, la tutela del creato, l'impegno per una cultura di tolleranza, pace e mondialità.

La speranza è che tali manifestazioni diventino patrimonio vivo dei cittadini, che cioè siano vissute come necessità vitale per la costruzione di una società migliore.

Alessandro Lion – Direttore Csv Padova

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Domenica 28 settembre dalle 10.00 alle 20.00 nel centro di Padova

FESTA DEL VOLONTARIATO – Piazza dei Frutti

Coordinate dal Centro Servizi Volontariato, per tutta la giornata ci saranno 100 Associazioni con i loro stand che proporranno laboratori per bambini, animazione e attività per tutti. E ancora appuntamenti con la Banda di Selvazzano, l’avvio della II edizione della Maratona fotografica e molto altro. Per saperne di più: www.csvpadova.org

FESTA DEL RECUPERO E DEL RISPARMIO ENERGETICO – Piazza dei Signori

Anche quest’anno Puliamo il Mondo, giornata internazionale di volontariato ambientale a cura di Legambiente, sarà a Padova Festa del recupero e del risparmio energetico, un'iniziativa di sensibilizzazione su riduzione dei rifiuti e raccolta differenziata, risparmio energetico ed energie rinnovabili, cooperazione internazionale e molto altro ancora. Quaranta realtà padovane unite per promuovere nuovi stili di vita, un maggior equilibrio nel consumo delle risorse e una maggior attenzione alle esigenze dell’ambiente. Per saperne di più: www.legambientepadova.it/festa_recupero

SOLIDARIETA IN PIAZZA – Piazza delle Erbe

Anche quest’anno l’Azienda ULSS16 promuoverà la festa Solidarietà in Piazza per la promozione dei diritti delle persone con disabilità. La manifestazione, giunta alla sua 7^ edizione, è un’importante occasione di festa e di sensibilizzazione sulle problematiche relative al mondo della disabilità. La giornata vedrà presenti numerosi stand degli Enti e delle Associazioni che si rivolgono alle persone disabili ed alle loro famiglie e che incontreranno i Cittadini anche per rendere visibile la professionalità e l’impegno presenti in queste realtà, con laboratori, attività manuali ed espressive. Per saperne di più: www.ulss16.padova.it






Ambiente


Scongiurare la prossima strage in autostrada (e seguenti lacrime da coccodrillo)

La prima osservazione al documento preliminare del Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) riguarda la metodologia. Per monitorare l’applicazione del Piano anche ai fini di cogliere gli obiettivi indicati nella scheda, è indispensabile che ci si doti di indicatori. In assenza di indicatori certi, verificabili, coerenti gli obiettivi sono parole vuote e diventa impossibile garantire alla nostra Regione uno sviluppo sostenibile e di qualità che riporti in equilibrio la salvaguardia dell’ambiente e le funzioni della mobilità. Trattare il tematismo mobilità senza indicatori di programma e di verifica impedisce di comprendere se gli obiettivi sono stati colti e in quale percentuale per ridurre l’uso della risorsa suolo, garantire il diritto alla mobilità efficace ed efficiente di persone e merci nella nostra Regione, ridurre la quan tità di immissioni in atmosfera secondo gli accordi di Kyoto, ottimizzare le strutture esistenti, rompere il paradigma della automatica relazione tra crescita economica e crescita delle reti di trasporto, ecc.

Osservazioni sugli obiettivi specifici

Reti infrastrutturali: “ Razionalizzare e potenziare la rete delle infrastrutture e migliorare la mobilità nelle diverse tipologie di trasporto”.

Questa dichiarazione si presta alle seguenti osservazioni:

Non è chiaro a quale razionalizzazione si pensa di mettere mano. Se si pensa di evitare finalmente il fai da te tipico dei mille campanili della nostra Regione questa è una cosa saggia e necessaria per evitare il considerevole abuso e spreco di risorse. Sarebbe bene esplicitare a cosa si riferisce considerate sia le sovrapposizioni, sia le duplicità, sia lo spreco di una parte di infrastrutture esistenti nella nostra Regione. Fare sistema regionale significa anche far posto a sufficienti masse critiche in particolare per infrastrutture molto impattanti sul territorio e sull’ambiente attraverso il principio della concentrazione, della selettività, della valorizzazione territoriale baricentrica, delle economie di scala e sinergie funzionali con i territori circostanti in molti casi, della programmazione regionale. Vale la pena di sottolineare che la stessa Comunità Europea con l’adozione nel 2006 p er tutti gli Stati membri del libro bianco “la politica europea dei trasporti fino al 2010: il momento delle scelte” ha deciso il principio di sostenibilità nella programmazione delle reti dei trasporti tra cui spicca la necessità di ottimizzare l’uso delle strutture già esistenti di fronte all’esplosione della domanda di trasporto che consuma in Europa 10 ettari di suolo ogni giorno.

Il potenziamento delle infrastrutture dovrebbe indicare quale modello di sviluppo per la mobilità si propone alternativo all’attuale sistema ormai prossimo al collasso, nonostante le nuove arterie a pagamento inserite nella finanza di progetto o nella programmazione delle società autostradali. Una svolta decisa a favore del trasporto delle merci per ferrovia e via mare per medie e lunghe percorrenze, alternativa alla attuale situazione di traffici sarebbe improcrastinabile come scelta della programmazione regionale destinando almeno pari risorse a attenzioni di quanto oggi impegnato sulle strade. Altrettanto dovrebbe valere per il trasporto collettivo dei passeggeri attraverso un deciso potenziamento del trasporto pubblico locale alternativo all’uso dell’auto privata. Si dovrebbe indicare dentro i limiti temporali del Piano quanto si ritiene realistico realizzare in termini di passaggio di merci e persone verso modalità di trasporto diverse dalla gomma attraverso tappe intermedie basate su offerta infrastrutturale adeguata.

Città e territorio: “Migliorare l’accessibilità alla città e al territorio” e “ Migliorare l’accessibilità al sistema delle città e alle aree metropolitane”.

Vi avanziamo le seguenti osservazioni:

Bisogna fare una decisa scelta di campo a favore del trasporto pubblico per migliorare l’accessibilità delle nostre città. Questo impegno non compare in nessuno degli obiettivi esplicitati, nel mentre è l’effettiva priorità regionale. Vi chiediamo di inserire il potenziamento del TPL come vincolo della programmazione.

Bisogna liberare le città dalla morsa del traffico veicolare privato per migliorare efficacemente l’accessibilità alle città attraverso una serie di azioni alternative, complementari che dovrebbero guidare, coordinare, impostare il tutto (parcheggi scambiatori nelle tangenziali extracittà, maggiori frequenze delle corse dei mezzi pubblici, maggiore qualità a bordo e a terra dei mezzi pubblici, aumento della velocità commerciale dei mezzi pubblici tramite aumento delle corsie riservate, deciso sostegno all’avvio del SMFR, decisa scelta a favore dell’intermodalità con parcheggi scambiatori alle testate delle stazioni del SMFR con linee di adduzione del traffico e di servizio funzionali al cambio degli stili di vita degli utenti dell’auto privata).

Bisogna incoraggiare contestualmente la politica della mobilità lenta nei centri città tramite l’aumento di piste ciclabili e pedonali messe in sicurezza e in soluzioni di continuità.

La logistica: “Sviluppare il sistema logistico regionale” e “ Mettere a sistema la rete degli interporti e promuovere la logistica”.

Vi avanziamo le seguenti osservazioni:

Il sistema logistico regionale è prossimo al collasso perché nei fatti si riduce annualmente la % di merci trasportate con modalità diverse dalla gomma. Si dovrebbe indicare una precisa scelta di campo a favore dell’intermodalità del sistema logistico regionale sviluppando nettamente funzioni, infrastrutture e attività della ferrovia e dei porti della Regione.

Lo sviluppo del sistema logistico dovrebbe porsi il problema della qualità del servizio (merce trattata e lavorata per far lievitare il valore aggiunto della produzione e non solo quindi luogo di scambio e di transito delle merci). Uno sviluppo indistinto e generico dei Teu è sinonimo di crescita e sviluppo quantitativo di basso profilo e bassa qualità di fronte al consumo di territorio e di risorse ambientali non riproducibili.

Mettere a sistema tutto il settore dei trasporti è un’emergenza nazionale e veneta. Obiettivo quindi senz’altro condivisibile ma senza concentrazione e selezione ( quindi programmazione) continueremo ad essere con bassa capacità e massa critica di fronte agli agguerriti competitori del nord Europa. Nel fare sistema si dovrebbero privilegiare convenienze di sistema in tutte le attività del settore ( porti, aeroporti, interporti e logistica).

Ilario Simonaggio – Segretario Generale FILT CGIL Veneto





Democrazia Urbana


Il Foro Boario a Padova. Un’Architettura da far rivivere

A distanza di qualche decennio si è ora in grado di valutare gli esiti di una stagione in cui la prefabbricazione ha destato grandissimi entusiasmi cui sono seguiti ahimè altrettante forti delusioni. La rivista “La Prefabbricazione” (poi evolutasi in “L’Edilizia”) era densa di articoli magnificanti il “nuovo” ma, è proprio il caso di riaffermarlo, pochi segni di eccellenza sono stati lasciati a futura memoria come gesti evidenti non di “edilizia” ma di “architettura” contemporanea.

Uno degli esempi da citare, anche se non così noto come meriterebbe, è il Foro Boario di Giuseppe Davanzo in Corso Australia a Padova. Qui, come esito non a caso di un appalto concorso, vi appare una declinazione colta e raffinata dell’arte del costruire, che ancor oggi stupisce per la sua modernità evidente, anche nella “tenuta” nel tempo, allorché modestissime se non nulle attenzioni sono state poste alla tematica manutentoria.

Questa straordinaria “architettura strutturale” dopo quarant’anni è ancora viva e vegeta, anche se piena di acciacchi e con manifesti segni di vecchiezza (non certo precoce), avendo ampiamente superato i limiti di vita utile di servizio nella sua “funzionalità”, mai esplicitata appieno, ma ancora all’interno dell’arco temporale della vita di servizio tecnica se non economica. In sintesi, un segno della cultura applicata al mestiere più bello del mondo: l’architetto costruttore.

Ecco perché la concreta e rinnovata attenzione del Committente (Comune di Padova) è molto ben vista e opportuna con l’obiettivo di far partecipare questo bene prezioso all’intera collettività.

Così, in chiusura della tavola rotonda “Quale destino per il Foro Boario di Padova: il riuso del Foro Boario di Corso Australia e l’opera di Giuseppe Davanzo” tenutasi a maggio a Padova presso l’Accademia Galileiana sotto la presidenza di Oddone Longo, e per iniziativa di Paolo Pavan, ho lanciato qualche idea, che succintamente ripropongo sotto forma di lettera aperta.

Rispetto alle molte ipotesi emerse in questi anni, a me sembra che questa “Cattedrale” possa e debba diventare parte integrante della città, e da questa percepita allo stesso modo di Prato della Valle o di Pontecorvo (le distanze del centro non sono poi così dissimili: 1 Km e mezzo all’incirca come rilevato dall’arch. Bepi Contin).

Ciò implicherebbe un connettore, sia viario che percettivo, capace di oltrepassare le barriere urbanistiche (soprattutto la ferrovia) che permetterebbe di migliorare l’accessibilità e la visibilità del manufatto (nei suoi significativi rapporti spaziali di pieno/vuoto).

Questa riappropriazione alla città, rimetterebbe in vita, quale propaggine delle antiche mura veneziane, un intero quartiere ora confinato a nord dalla ferrovia che, non dimentichiamo, rappresenta ancor oggi una vera e propria ferita nel tessuto urbano che dura da oltre un secolo e mezzo.

Non volendo (ma è proprio così impossibile?) pensare a ciò che in altre città italiane coraggiosamente è stato fatto ovvero l’interramento della ferrovia, almeno se ne copra l’area costruendo una nuova “piazza urbana” ove far confluire funzioni anche ludiche, vissute quale luogo di incontro e di scambio di socialità condivisa, per l’accesso al nuovo luogo reidentificato per se, quale museo di se stesso e punto di riferimento dell’architettura contemporanea di Padova e del Veneto.

Quale modo migliore per declinare questa idea di identificare un percorso di architettura contemporanea che vede il proprio inizio all’interno dell’opera “viva”? Ciò quanto meno nell’immaginario collettivo degli addetti ai lavori, ancorché la sua lenta agonia appaia al cittadino comune come il segno dell’incultura praticata da un mondo più volto al costruire – spesso male - che al mantenere!

Un centro museale dell’architettura contemporanea (anche nel suo divenire pseudo ipertecnologico). Un DARC (Direzione generale per l'Architettura e l'Arte Contemporanea) che apra una potente appendice da Roma al Veneto. Un luogo ove, nella concretezza del fare, si mostrano gli oggetti e la loro vita.

Utopia? Non credo! Con l’Expo 2015 Milano sarà il centro di un sistema multipolare che vedrà sicuramente Venezia e il Veneto molto presenti. Cosicchè la proposta immediata di questa idea va portata al più presto nella sede decisionale supportata da Comuni e Province, con in testa la Regione Veneto. Idea da condividere, operativamente, con il mondo della produzione: Industria, Artigianato, Professioni, ecc. Spinta concreta all’essere noi stessi, con la nostra cultura e l’ingegno che ne ha contraddistinto il vissuto e all’insegna della Tutela e della Valorizzazione di luoghi e oggetti di cui noi tutti dobbiamo, idealmente ed emotivamente, riappropriarci.

Proviamoci! Attiviamo iniziative didattiche ad hoc: workshop intensivi, laboratori d’anno e tesi di laurea, applicazioni nei master, tesi di dottorato. Facciamone esemplificazione operativa nei corsi di istruzione permanente, iniziative in tal senso sono già programmate in varie sedi universitarie. Si tratta di lavorare insieme, per fare sistema e presentarci unitariamente al tavolo decisionale. Forse stavolta non serve andare a Roma con il cappello in mano!

Ma, ove tutto ciò si rivelasse impraticabile, debbo confessare che, provocatoriamente, pur di salvare l’oggetto, non escluderei a priori l’ipotesi di chiedere a qualche sceicco arabo di “adottare” il monumento, adibendolo a luogo di culto, della pace multietnica e multi religiosa: quasi una testimonianza che l’odio tra le popolazioni non è così diffuso come si pensa, mentre chi ne fomenta la pratica è, spesso, proprio ai vertici governativi per motivi ben noti: l’ingordigia di potere.

Dunque non più un Foro Boario ma un Foro di romana memoria, l’incontro tra popoli e civiltà tra culture certo diverse, ma tutte unite attorno all’Uomo.

Per adesioni mandare un'e-mail a: forum_padova@libero.it con indicati nome, cognome e professione.

Enzo Siviero - Vice Presidente Consiglio Universitario Nazionale



Cemento Che Ride


Roncajette: sulla discarica nasce un parco fotovoltaico

In una lettera del maggio del 2006 all’assessore provinciale all’ambiente, al Bacino Padova 2 e all’Acegas-Aps, dopo aver ribadito la posizione contraria non al progetto di messa in sicurezza della discarica di Ponte San Nicolò, ma al suo finanziamento attraverso il conferimento di altri rifiuti, proponevo di installare dei pannelli fotovoltaici per la produzione di energia elettrica e/o di pannelli solari per la produzione di calore.

Inoltre auspicavo che l’attigua casa Norbiato fosse destinata, oltre che a luogo di studio e di monitoraggio dell’attività post-mortem della discarica, a sito di ricerca e applicazione di tecnologie energetiche alternative per creare un grande laboratorio ambientale dove si potessero intrecciare risorse ed interessi, capacità progettuali ed esempi applicativi.

Ora con la valutazione di impatto ambientale, presentata pubblicamente il 16 settembre, viene aggiunto un ulteriore tassello al piano di nobilitazione dell’area discarica mediante produzione di energia fotovoltaica da fonte solare con un impianto da 1 megawatt.

I principali risultati che si ottengono con questo progetto si possono così riassumere:

  • si produce energia pulita, evitando l’uso di risorse non rinnovabili
  • si trasforma un territorio comunque compromesso valorizzandolo in termini ambientali
  • non si occupa del territorio produttivo ma si converte un luogo di occultamento e spreco di risorse ad occasione di riscatto energetico
  • si inizia a mettere la parola fine non solo all’attività di discarica ma anche all’idea, mai accantonata da qualcuno, che questa discarica possa continuare all’infinito (magari sopperendo alla non volontà di spingere ancor di più sulla raccolta differenziata).
Un importantissimo passo nella direzione auspicata dopo anni in cui sulla durata e sulla sistemazione finale della discarica si sono accavallati idee, sogni e legittime preoccupazioni.

Roberto Marchioro - Assessore Ambiente Ponte San Nicolò

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Pubblichiamo un ampio stralcio dell’articolo di presentazione del parco fotovoltaico (clicca qui per la versione completa). Il progetto completo e la Via sono scaricabili dal sito del Bacino Padova 2.

Nell’ambito della valorizzazione energetica dell’area di discarica Roncajette a Ponte San Nicolò di proprietà dell’Ente di Bacino Padova 2, è stato predisposto un Progetto di riqualificazione della discarica in gestione post-operativa di Roncajette, lotti b+c, a Ponte San Nicolò (pd), mediante realizzazione di un parco fotovoltaico per la produzione di energia da fonte solare - impianto fotovoltaico 1000 kwp, attualmente in fase di valutazione di impatto ambientale (VIA) presso la Regione Veneto.

La discarica Roncajette di Ponte San Nicolò di proprietà del Bacino Padova 2 è composta dai lotti B, C e C1 oltre ad un fabbricato e all’area antistante (15 ettari). L’esercizio della discarica è stato svolto a partire dal 1989, i lotti si sono esauriti nel novembre del 1999 e da allora è in gestione post-operativa. Il progetto prevede inizialmente la realizzazione di un impianto fotovoltaico di circa 1MWp di potenza da installare su circa 2 ettari di terreno sul versante sud del lotto C della discarica, ampliabile fino a circa 3MWp, essendo pienamente idonea allo scopo l’area disponibile. Accanto al recupero energetico è previsto anche lo sfruttamento del biogas prodotto dai rifiuti della discarica.

Il progetto punta a riqualificare l’area mediante lo sfruttamento delle superfici per la creazione di un parco fotovoltaico da realizzare nell’ambito del nuovo conto energia. All’energia prodotta sarà riconosciuto un incentivo pieno, se in esercizio entro il 31 dicembre 2008. L’area di intervento non ricade all’interno di aree protette e la Relazione di verifica di incidenza ambientale non è dovuta poiché si rientra tra i “piani, progetti e interventi per i quali non risultano effetti significativi negativi sui siti della rete Natura 2000”.

Si riporta una sintesi delle caratteristiche e dei possibili impatti sotto il profilo ambientale e territoriale.

Caratteristiche tecniche generali dell’impianto

I moduli fotovoltaici sono disposti secondo file parallele sul terreno rivolte a sud e la produzione elettrica media prevista per l’impianto con un’efficienza di impianto del 82% risulta pari a 1.175.000 kWh/anno decrescente dello 0,5% annuo fino al 30 anno di vita dell’impianto.

Modalità di posizionamento dei pannelli nel terreno

I moduli fotovoltaici devono essere fissati a particolari componenti con il minimo aggravio di carichi statici e dinamici nonché il massimo grado di libertà reciproco fra elementi rigidiper assecondare tutti gli assestamenti del terreno. È previsto l’impiego di speciali contenitori, realizzabili in plastica riciclata da posizionare direttamente a terra previo scasso e livellamento di strisce di terreno. Il contenitore ospita, con inclinazione di 30°, un singolo modulo assicurato tramite carpenteria metallica e bulloneria inox.

Cumulo con altri progetti

Il progetto non interferisce con altri progetti di opere limitrofe e non genera conflitti di eventuali risorse disponibili in loco. Non genera emissioni in atmosfera, né scarichi idrici o nel sottosuolo, non introduce perturbazioni all’ambiente.

La realizzazione dell’impianto fotovoltaico non interferisce con la discarica di rifiuti in gestione post-operativa:

  • non comporta problemi alla rete di captazione del biogas (pozzetti e condotte di collegamento alla torcia e motori).
  • non interferisce con i pozzi di estrazione del percolato essendo all’esterno dell’area.
  • consente la regolare manutenzione delle reti presenti e l’attività di sfalcio del verde grazie all’opportuna distanza mantenuta tra i pannelli o moduli.
  • non influisce sul naturale cedimento biologico della discarica, non crea modificazioni nella morfologia e non incide significativamente sul bilancio idrologico (infiltrazione, ruscellamento superficiale).
  • non incrementa la possibile formazione di avvallamenti e di eventuali spinte nei confronti degli argini di contenimento perimetrale.
Caratteristiche dell’impatto potenziale

Non sono previsti effetti significativi del progetto sul territorio, essendo il progetto una riqualificazione del territorio del sito compromesso di discarica. L’impatto visivo è insignificante anche per il fabbricato tecnico. Il progetto prevede l’installazione di un impianto fotovoltaico con vita media di circa 30 anni e l’intervento è reversibile: il luogo può essere ripristinato alla situazione ante operam.

Non sono previsti impatti di alcun genere, trovandosi in una zona esente da vincoli sia naturali sia storici. Il progetto non ricade tra le zone ad alto rischio ecologico e le zone ad alta sensibilità ambientale.

Infine si segnala che la politica energetica della Regione Veneto considera l’incremento della produzione da fonti rinnovabili tra le questioni ambientali rilevanti e gli obiettivi di sostenibilità.

Andrea Atzori – Direttore Ente di Bacino Padova 2



Media e Messaggi


Da Lamon all'Africa
Sabato 20 settembre alle ore 10.00 presso la sala parrocchiale Don Bosco in Piazza 3 Novembre a Lamon (BL), avrà luogo un convegno dal titolo “Da Lamon all'Africa”. L'incontro ha come tema la coltura del fagiolo come fattore di identità e di sviluppo locale; a partire dalla propria storia e dalla propria esperienza infatti la comunità di Lamon si è impegnata a realizzare un progetto di valorizzazione dei prodotti della terra in un paese africano, lo Swaziland. Tale progetto ha come obiettivo quello di promuovere e sostenere lo sviluppo della produzione locale di qualità nelle comunità di Shewula e KaMbhoke e di attuare un’esperienza pilota relativa a filiere agro-alimentari locali già esistenti identificando nuovi prodotti tradizionali con potenziale valenza commerciale. I risultati prefissi sono l’identificazione di alimenti locali prodotti utilizzando tecniche t radizionali e sostenibili, la creazione di reti nazionale ed internazionale per la commercializzazione dei prodotti locali e il rafforzamento delle capacità di gestione, di sviluppo di prodotto e di marketing delle associazioni locali e dei gruppi coinvolti. Intervengono al convegno Vania Malacarne, Daniela Da Ros, Franco D'Agostini, Giorgio Menchini e Diego Vecchiato. Tale convegno si svolge nel contesto della tradizionale Festa del fagiolo che ha luogo a Lamon il 19, 20 e 21 settembre, manifestazione nata per valorizzare il “fagiolo di Lamon” che si può gustare preparato secondo svariate ricette.



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