ECOPOLIS: numero di ecopolis


Ecopolis newsletter socio-ambientale di Padova

Numero 123, 2007-09-20 Iscr. Registro Tribunale di Padova n. 1920 del 14/12/04 - Direttore Donatella Gasperi



Primo Piano


Ai costruttori serve una nuova "mission"

Le prospettive dei costruttori, rispetto allo sviluppo di Padova, sono state ben delineate da Leonardo Cetera, presidente dell’ANCE,in occasione dell’assemblea annuale tenutasi lo scorso 13 luglio. Ricordiamone alcune: realizzazione della rete infrastrutturale per l’accessibilità interna (Grande Raccordo Anulare, camionabile lungo l’idrovia, realizzazione delle linee SIR 2 e SIR 3 del tram, arco di Giano e, ovviamente, i parcheggi interrati all’interno della città), infrastrutture per i collegamenti esterni (statale 10 Monselice-Este- Montagnana, strada del Santo, Pedemontana, nodo di Mestre), nuovo ospedale, riconversione della Zona Industriale di Padova e suo trasferimento a sud, spostamento della fiera, realizzazione del Politecnico.

Sicuramente un insieme di opere di grande impatto ed in grado di dare impulso alle attività economiche della città, ma che scontano per la maggioranza dei casi una grave omissione: la mancanza di una seria valutazione di sostenibilità ambientale. A parte i rilievi già mossi su alcune infrastrutture, soprattutto interne (orbitale che strozza la città metropolitana, camionabile che uccide lo sviluppo di una modalità di trasporto acqueo alternativo a quello -ormai inflazionato- su gomma, arco di Giano che induce traffico di attraversamento, parcheggi interrati attrattori di traffico all’interno di una città oltremodo inquinata) quello che preoccupa è l’ulteriore inarrestabile consumo di territorio che gli interventi prospettati comportano.

Lo stesso presidente Cetera ha riconosciuto che nel padovano si è costruito troppo a livello residenziale. Sperando che questa ammissione sottintenda un’autocritica, aggiungerei che si è costruito troppo, ed in modo disordinato, anche a livello di attività produttive. La programmazione urbanistica ai diversi livelli ha, infatti, consentito una eccessiva proliferazione dell’impresa diffusa.

Dopo la lunga stagione della crescita della città a scapito del territorio, gli urbanisti ed i costruttori dovrebbero darsi una nuova “mission”: il recupero ambientale attraverso il pieno utilizzo ed il riordino dell’edilizia esistente. Per ottenere questo risultato è necessario un ripensamento nella programmazione urbanistica partendo prioritariamente dall’ottimizzazione del patrimonio edilizio esistente prima di prevederenuovi insediamenti, siano essi residenziali o produttivi.

In questa logica, buona parte della città metropolitana potrà essere oggetto di programmi di trasformazione urbana, che prevedano la ricostruzione, secondo criteri urbanisticamente moderni ed ecologicamente sostenibili, di rilevanti porzioni delle periferie prive di pregio. Qualora, poi, sia opportuno il trasferimento di impianti divenuti incongrui rispetto all’ambiente circostante, l’occupazione di nuove aree libere dovrà essere compensata dal recupero ambientale degli spazi dismessi.

Analogamente, lo sviluppo produttivo del padovano dovrà essere prioritariamente conseguito attraverso il riordino delle attuali zone industriali. Andranno quindi privilegiate operazioni di accorpamento e di riconversione, nonché di ottimizzazione degli impianti sottoutilizzati rispetto alle nuove espansioni a scapito delle residue zone agricole. Questo processo dovrebbe essere affidato ad una governance a scala sovracomunale, che sia in grado di superare i localismi attraverso una equa distribuzione dei benefici economici tra i comuni.

Sviluppo e tutela del territorio non sono incompatibili. È necessario però che tutti gli attori delle trasformazioni urbanistiche pongano attenzione ai fragili equilibri ambientali, privilegiando il migliore utilizzo delle risorse esistenti rispetto all’espansione territoriale, soprattutto se questa è di tipo speculativo.

Lorenzo Cabrelle - Legambiente



Ambiente


Ogm, una firma per dire no

“Vuoi che l'agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, siano il cuore dello sviluppo, fatto di persone e territori, salute e qualità, sostenibile e innovativo, fondato sulla biodiversità, libero da Ogm?” E' questo il quesito riportato sulla scheda della campagna “ItaliaEuropa: liberi da Ogm” una consultazione nazionale che si svolgerà dal 15 settembre al 15 novembre 2007 in occasione di centinaia di manifestazioni e di iniziative che saranno promosse in tutta Italia. Si potrà votare SI per un modello agroalimentare di qualità, legato al tuo territorio e alla tua storia, e soprattutto libero da organismi geneticamente modificati. Mangiare bene e sano: questo permette l’Italia, con la straordinaria varietà dei suoi prodotti agroalimentari di qualità, legati ai territori, genuini, ricchi di storia, che tutto il mondo apprezza, compera e cerca persino di imitare.

Ponendo l’agroalimentare, il cibo e la sua genuinità, al centro del proprio sviluppo, il nostro Paese, anziché subire i vincoli internazionali, può contribuire in modo originale alla globalizzazione multiproduttiva e democratica di cui c’è bisogno. Lo stesso principio vale per l’Unione Europea. In questa prospettiva gli Ogm sono incompatibili e inaccettabili: sarebbero economicamente non convenienti e ci priverebbero, omologandoci, della eccezionale originalità dei nostri prodotti.

Il futuro dell’Italia sta cominciando con questa inedita coalizione fra le organizzazioni dell’ambientalismo, degli agricoltori, della moderna distribuzione, dell’artigianato, della piccola e media impresa, dei consumatori, della scienza, della cultura e della cooperazione internazionale.

Insieme abbiamo promosso una consultazione nazionale per coinvolgere tutti: è l’occasione perché ognuno diventi protagonista, tramite una democrazia davvero partecipata, per costruire un nuovo patto sociale che, a Roma come a Bruxelles, non lasci più le cose come stanno.

Chiediamo il voto di ciascuno perché lo sviluppo agroalimentare (e generale) dell’Italia sia moderno, innovatore, mirato sulla qualità della vita e della nostra salute, attento alla biodiversità, sicuro e rispettoso dell’ambiente e del clima.

A Padova si potrà votare domenica 30 settembre in occasione di Puliamo il mondo in Prato della Valle. Per altri appuntamenti vedi www.legambientepadova.it o www.liberidaogm.org

Davide Sabbadin



Democrazia Urbana


Vigilare sull'Auditorium: il progetto di Cecchetto non deve essere stravolto

Ho esaminato con attenzione e interesse i dieci progetti di Auditorium esposti al Palazzo della Ragione. È evidente che il progetto vincitore non è soltanto il migliore, ma l'unico che possa essere concepito per la realtà di Padova. La lezione inferta dall'opinione pubblica al memorial edificato alle Porte Contarine è dunque servita: non è più possibile giustificare operazioni di dittatura urbana con l'alibi dei grandi nomi dell'architettura nazionale o internazionale. Fa ancor più onore allo Studio Cecchetto il fatto che sia stato premiato il suo progetto, non il suo studio professionale.

La Giuria ha avuto il merito di non essersi lasciata affascinare da progetti ad alto impatto visivo, autocelebrativi e autoreferenziali, che possono essere costruiti ovunque. L'arch. Alberto Cecchetto e il suo gruppo hanno il merito di aver analizzando compiutamente ed esaurientemente l'ambiente circostante l'area su cui l''Auditorium sorgerà, e non soltanto la geometria dell'area stessa.

La conseguenza di questo atteggiamento dialettico nella progettazione è il riconoscimento della presenza del Piovego, avvenuta attraverso la previsione progettuale di una zattera che potrà ricevere imbarcazioni con spettacoli musicali. A proposito di questa zattera va chiarito subito un punto. La zattera fa parte del progetto di Auditorium tanto quanto l''Auditorium stesso. Non dovrà quindi esistere nessuna "variante in corso d'opera" e nessuna "realizzazione parziale in attesa di ulteriori stanziamenti per il completamento dell'opera" che escludano la realizzazione della zattera e di tutti gli altri elementi che facilmente si possono dichiarare "accessori" all''Auditorium.

Questo vale non solo per la zattera ma per tutto il progetto, che va realizzato nella sua interezza. Non ottemperare a questa prescrizione significa ricadere in una comoda logica palazzinara. Il progetto di Auditorium che ha vinto il concorso è quello che i padovani hanno visto esposto in Palazzo della Ragione, e sul quale hanno espresso il loro parere favorevole attraverso associazioni quali gli Amissi del Piovego e Legambiente. È questo il progetto che dev'essere realizzato, senza nessuna variante o adattamento.

La tecnica delle "varianti" ormai la conosciamo e siamo in grado di difenderci. Consiste nell'affidare gli incarichi a quei professionisti il cui prestigio basti per mettere tutti d'accordo, a cominciare dall'opinione pubblica. Approvato il progetto, lo si stravolge in sede di realizzazione attraverso quelle "varianti" necessarie per salvaguardare soltanto gli aspetti legati al business dell''opera. Un solo esempio storico: il Piano Regolatore Generale del 1954. Venne affidato ad uno dei migliori urbanisti europei, Luigi Piccinato. Una volta approvato, il Piano venne stravolto per tutelare gli interessi privati a scapito dell''interesse generale, proprio attraverso la "tecnica delle varianti". Ma le proteste furono molto poche.

Il riferimento a Piccinato non è casuale. Sull''area su cui sorgerà l'Auditorium il grande urbanista prevedeva il vincolo a verde pubblico. Il progetto Cecchetto propone un accettabile compromesso fra chi da sempre insiste per la destinazione a verde di tale area e chi desidera vederla edificata. Da questo momento spetta quindi a noi cittadini e alle associazioni padovane l'onere di sorvegliare la realizzazione dell'Auditorium. Il progetto di Auditorium adesso lo abbiamo visto; ora vogliamo l'Auditorium. Anzi, quell'Auditorium.

Pietro Casetta, giornalista



Cemento che Ride


Salvare il Pra' dal partito del cemento

I progetti più o meno confusi dell’attuale Giunta comunale relativi all’area del Pra’ della Valle ripropongono a tutti i padovani un problema preciso: quali sono le funzioni, anche economiche, del centro storico delimitato dalle mura cinquecentesche?

L’idea dominante a Padova, ormai da decenni, è che se si costruisce va tutto bene. Se il mercato del mattone tira, va bene tutta l’economia. Ma questa idea così diffusa e consolidata in tutti i partiti locali è ancora valida? Noi riteniamo di no. Poteva essere accettata quando il centro storico era caratterizzato da vasti quartieri degradati. Ma oggi è completamente superata e può provocare dei disastri urbanistici. Come nel caso dell’area del Pra’ della Valle.

Cosa sta succedendo in Pra’ della Valle? Si vuole costruire un edificio addossato, almeno in parte, a quello dell’exForo boario. La logica urbanistica vorrebbe che sia lo stadio Appiani che il velodromo Monti fossero trasferiti nelle periferie padovane. Invece no. Si vuole aggiungere altro cemento. Ma questa operazione, che comprende anche il parcheggio sotterraneo, contrasta con varie esigenze prioritarie rispetto a quella cementiera o cementizia.

L’edificio dell’exForo boario, brutto e antifunzionale, può tranquillamente essere svuotato ed essere reso più funzionale. Che cosa c’è di scandaloso in questa operazione? Finché sarà necessario si può mantenere il parcheggio a raso attuale. Non è il massimo, ma sempre meglio di un parcheggio sotterraneo definitivo. Le auto non sono soltanto un ingombro fisico. Che senso ha realizzare la tramvia per ridurre il traffico automobilistico privato e contemporaneamente costruire dei parcheggi nel centro storico o a ridosso delle mura cinquecentesche? Nessuna.

Oltre alla funzione abitativa vi è anche quella della tutela e della valorizzazione dei monumenti, che nel centro storico padovani sono tanti, tantissimi. Ma hanno anche un valore economico ai fini dello sviluppo del turismo.

Mentre si progetta, in modo entusiasta, altro cemento per piazza Rabin si trascurano completamente i problemi del restauro del Pra’ della Valle. Lasciamo da parte la questione della distruzione delle 78 statue 78. Da tredici anni sono completamente abbandonate all’inquinamento. Parliamo del canale Flicorno, interrato sotto via 58° Fanteria). Se si affronta seriamente il problema del restauro del Pra’ della Valle, si deve fare i conti con alcune questioni spinose. Gli otto obelischi che si trovano sui due ponti laterali sono stati spostati dagli Austriaci dalla loro posizione originaria, dentro i viali dell’isola memmia. Vanno ricollocati al loro posto o no? Memmo dentro l’isola memmia aveva previsto soltanto il prato e non gli alberi. Vanno eliminati? Le quattro strade di accesso ai ponti devono essere ricostruite in trachite? E così via. Ma sop rattutto si presenta la questione della riapertura del canale Alicorno. Memmo aveva previsto ai due lati del canale due sentieri di collegamento con le mura cinquecentesche. Memmo aveva capito bene, nel 1775, il rapporto fra il Pra’ e le mura cinquecentesche, un grande anello di verde pubblico. Purtroppo negli anni Cinquanta il canale è stato combinato. E adesso stombinarlo sono dolori. Niente traffico.

Il partito unico del cemento, che a Padova è trasversale e di lunga durata grava sulle menti dei padovani almeno dagli anni Venti del 900, quando fu costruito il nuovo edificio comunale nascondendo la facciata del Palazzo degli Anziani, caso unico in Italia. Si distrussero le case del Mantenga, di Pietro d’Abano, della famiglia Savonarola. E da allora non si è mai smesso. Se uno si oppone al partito unico del cemento, che a Padova è trasversale e di lunga durata, viene considerato un eccentrico. E lo è.

In ogni caso chi crede di poter cementificare l’area del Pra’ della Valle con facilità, farebbe bene a non illudersi. A Padova i tempi sono cambiati.

Elio Franzin-Amissi del Piovego



Media e Messaggi


In scadenza il bando del premio Innovazione Amica dell'Ambiente

Prorogata la scadenza al 21 settembre 2007 del bando "Efficienza per il clima. Verso un'economia della qualità" del Premio all'innovazione amica dell'ambiente promosso da Legambiente. Al premio possono partecipare imprese, liberi professionisti, istituti di ricerca e pubbliche amministrazioni con progetti nel campo dell'efficienza energetica nei settori dei consumi, trasporti e filiera agricola. Affrettatevi ad inviare domanda di partecipazione e scheda tecnica!

Il Premio è un riconoscimento annuale alle tecnologie, ai processi, ai prodotti, ai servizi e ai sistemi gestionali innovativi che producono significativi miglioramenti ambientali. Consiste nel diritto all'uso del logo del Premio per la durata di un anno. Per info www.premioinnovazione.legambiente.org



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