ECOPOLIS: numero di ecopolis


Ecopolis newsletter socio-ambientale di Padova

Numero 144, 2008-02-28 Iscr. Registro Tribunale di Padova n. 1920 del 14/12/04 - Direttore Donatella Gasperi



Primo Piano


Successo della Settimana del Clima

Più di ottanta persone sono intervenute alla serata dei cortometraggi dedicati al cambiamento climatico e altre cento hanno poi seguito i dibattiti dei giorni successivi sui temi dell'innovazione nel campo delle rinnovabili come motore di sviluppo locale e sul tema della produzione energetica in italia, organizzato anche per rispondere alla domanda di informazione sul nucleare che deriva dal rinnovato interesse dei mass-media (come sempre succede in campagna elettorale).

Da rilevare come la Confidustria padovana, nella figura del presidente dei giovani industriali Jacopo Silva e del vicepresidente con delega all'ambiente Massimo Peghin, abbia rimarcato il proprio interesse per lo sviluppo che il settore sta avendo nella nostra provincia e per la necessità di addivenire ad un cambio del mix di fornitura di risorse da cui ricaviamo la nostra energia.

Se tutti sono risultati d'accordo, istituzioni, ambientalisti ed industriali, che la tecnolgia nucleare attualmente disponibile non consente né sicurezza né economicità sufficienti per riportarla in auge nel nostro paese, divergono le posizioni sulla possibilità di un maggiore laissez faire energetico a livello di produzione locale. Confidustria lamenta le molte occasioni mancate su questo fronte: possibile produzione di energia da rifiuti, da scarti, biomasse, che alcune aziende (cementifici, grossi impianti industriali ed altri) hanno cercato invano di mettere in piedi. A questa critica ha risposto Roberto Marcato assessore all'ambiente della provincia che ha sottolineato che pur in un clima di favore normativo per la produzione diffusa di energia, non si è potuto autorizzare ciò che non rientra nei limiti di legge per le emissioni: abbattere le emissioni di CO2 a scapito della qualità ; della vita locale non è una via sostenibile.

Dalle aziende, infine, molte proposte e anche qualche critica, in particolare quella di mancanza di politiche di settore e la constatazione di non essere profeti in patria: la gran parte del fatturato dell'azienda leader italiana nel mercato fotovoltaico nazionale è fatto tutto fuori provincia e fuori regione. Ma è questione di tempo: il comune di padova, infatti, per bocca dell'assessore Bicciato ha assicurato che presto partiranno le installazioni per grandi superfici fotovoltaiche (la prima sarà quella della discarica di Roncajette) che potranno fare da volano per l'apertura del mercato e per il coinvolgimento locale delle realtà produttive.

Davide Sabbadin - Legambiente Padova



Ambiente


Disimballiamoci

Sabato 1 marzo 2008, dalle 11.00 alle 13.00, venite con Legambiente davanti al supermercato ALI' di via Siracusa 18 (scelto per la disponibilità dimostrata) a caccia di imballaggi inutili. Ma non solo: incontreremo le persone per orientarle verso l'acquisto di prodotti che, producendo meno rifiuti, tengono in conto la salute del Pianeta. E' un'iniziativa nazionale che si svolge in contemporanea in 50 città, a Padova con la collaborazione dell'assessorato all'Ambiente del Comune.
Alla fine, dopo l'opportuna separazione degli imballaggi inutili avvieremo il tutto al circuito virtuoso della raccolta differenziata per il successivo riciclaggio.
Se l'idea vi piace e volete darci una mano comunicatelo subito scrivendo a Legambiente_padova@libero.it o telefondando allo 0498561212. Se saremo in molti potremmo ampliare l'operazione anche al Despar di piazza Sartori.
Lo stile di vita adottato e il modello produttivo nei paesi industrializzati produce montagne di rifiuti per le quali è sempre più complicato trovare una sistemazione. La situazione a Napoli e in Campania, aggravata dalle infiltrazioni camorrisitche negli appalti per la gestione dei rifiuti, lo esemplifica chiaramente.
Comunque siamo di fronte ad un problema planetario dai costi ambientali altissimi che possono essere abbattuti significativamente applicando la politica delle 4R - Riduzione, Riutilizzo, Riciclaggio, Recupero di energia - snodo fondamentale della strategia sulla gestione dei rifiuti della Comunità Europea. La riduzione della produzione dei rifiuti a monte resta la prima e fondamentale questione da affrontare, ma In Italia ancora è stato fatto troppo poco in questo senso.
Tutti noi possiamo concorrere ad invertire la tendenza. Basta una riflessione: quando portate a casa la spesa quante sono le cose che dalla busta del supermercato vanno direttamente nella pattumiera? La scatola di cartone del dentifricio, il cartone che tiene insieme le tre lattine di pelati, il polistirolo e la plastica in cui confezionano frutta, verdura, formaggi... la lista potrebbe essere lunghissima! Parliamo di migliaia di tonnellate di rifiuti inutili che potremmo risparmiare alle nostre tasche e alla salute del Pianeta. Basta con gli sprechi inutili, basta con le chiacchiere, cominciamo noi, subito, adesso, a diminuire i rifiuti. Se siamo tanti e uniti possiamo influenzare il mercato con acquisti consapevoli, meno impattanti, che incidono meno nei nostri bilanci. Per ulteriori informazioni sull'iniziativa clicca qui.

Andrea Ragona - Legambiente Padova



Democrazia Urbana


Il Kosovo: un altro stato etnico nei Balcani

I dirigenti kosovari hanno dichiarato unilateralmente l’indipendenza dalla Serbia: è nato un altro staterello etnico nei Balcani. In piena Europa si fa scempio del diritto internazionale, si contraddicono le risoluzioni dell’Onu, si disegnano nuovi confini, si crea un precedente che potrebbe diventare dirompente. Partendo dal concetto di autodeterminazione, diritto per altro sacrosanto, legandolo però alla etnia si apre una questione che rischia di aprire scenari inquietanti. Perché per gli Albanesi del Kosovo sì e per quelli della Macedonia no? E i Serbi della Bosnia non avrebbero anche loro diritto all’indipendenza? E gli ungheresi della Transilvania? E i Russi della Moldavia che già hanno un loro stato autoproclamato che si chiama Transnistria? E ancora i Ceceni, i Kurdi che da anni la chiedono e qui nell’Unione Europea i Baschi in Spagna, gli Scozzesi in Gran Bretagna, gli Irlande si dell’Irlanda del Nord, i Fiamminghi e i Valloni in Belgio, e perché no i cosiddetti “padani” di Bossi qui nel nostro paese? E la lista potrebbe continuare all’infinito.
Ancora una volta l’Unione Europea non ha saputo essere autonoma dalla politica estera americana che ha fortemente voluto l’indipendenza del Kosovo sapendo che questa avrebbe causato nuove divisioni in Europa ed un aumento di tensione nei confronti della Russia che questa indipendenza non voleva. Ora avremo in Europa un altro stato assolutamente non in grado di andare avanti con le sue gambe, privo dei minimi standard democratici, non ha nemmeno una costituzione, senza bandiera perché prende in prestito quella dell’Albania, con una dirigenza impresentabile, sempre sul filo dell’incriminazione presso il tribunale dell’Aja e con una economia inesistente. Sarà quindi uno stato totalmente assistito da ingenti finanziamenti internazionali che, come già abbiamo visto in questi anni, andranno ad alimentare le mafie locali che già controllano il mercato della droga, delle armi e del traffico di esseri umani.
Il Governo Italiano avrebbe potuto opporsi a questa situazione solo se avesse proseguito con forza ciò che ha fatto invece molto timidamente: chiedere cioè la continuazione dei negoziati con la Serbia che già aveva offerto al Kosovo una autonomia molto superiore a quella del nostro Alto Adige. Ma come sempre, come nel 1999 quando la Nato ha fatto una guerra, si diceva allora, per impedire la pulizia etnica degli albanesi da parte dell’esercito serbo senza poi però riuscire ad impedire la contropulizia etnica dei serbi alla fine dei bombardamenti, l’Italia si è adeguata; anche nel ‘99 purtroppo con un governo di centro sinistra con D’Alema, ieri Presidente del Consiglio, oggi Ministro degli Esteri.
Si poteva fare diversamente?
Nel 1991, all’inizio delle tragedie nella ex Jugoslavia, i pacifisti chiedevano uno sforzo politico perché tutti i Balcani venissero integrati nell’Unione Europea. Solo dentro un quadro di questo tipo forse le rivalità etniche e nazionali potevano trovare soddisfazione. Non si è fatto allora e non si sta facendo nemmeno ora. Speriamo solo che le contraddizioni che si aprono con questa proclamazione unilaterale di indipendenza non facciano esplodere nuovamente la violenza i quelle terre già martoriate.

Gianni Rocco - Assopace Padova



Cemento che Ride


Idrovia Padova-Venezia: ecco come fare

Sono felice di poter prendere spunto dalla recentissima presa di posizione dei Consiglieri regionali della Sinistra Arcobaleno e di Progetto Nordest relativa alla richiesta di completamento dell’Idrovia Padova-Venezia, anche ma non solo per motivi di salvaguardia idraulica. L’iniziativa di questi consiglieri ha infatti riaperto la ferita di questa grande incompiuta.
Sottolineo innanzitutto il carattere di trasversalità che acquista ora la volontà di ultimare l’Idrovia: i cinque esponenti regionali appartengono a due schieramenti collocati all’opposto ciascuno rispetto all’altro. Finalmente ci si sta accorgendo che l’acqua non ha colore, soprattutto colore politico, e non guarda ai partiti e agli interessi di partito quando deve far danni.
Dal punto di vista economico i fondi necessari al completamento dell’infrastruttura, sono stati determinati pari a 140 milioni di euro da un apposito studio effettuato dai tecnici di questa associazione. Mi risultano reperibili attraverso tre strumenti: i fondi europei del Programma di azione europeo integrato Naiades per il trasporto sulle vie navigabili interne, che possono giungere sino al 50% del costo di progettazione e fino al 30% del costo di realizzazione; i fondi previsti dalla legge 380 del 1990 “Interventi per la realizzazione del Sistema idroviario Padano - Veneto”; i fondi reperibili dalla vendita dei materiali di escavo coi quali liquidare, per compensazione, tali lavori di escavo. A questi strumenti possono essere eventualmente aggiunti i fondi reperibili attraverso un’appropriata operazione di project financing.
Dal punto di vista istituzionale preciso che la concomitanza delle due rivendicazioni espresse da PNE e Sinistra Arcobaleno non può essere casuale, in quanto avviene alla vigilia dell’assegnazione dell’appalto per la costruzione della strada Camionabile Padova-Venezia, destinata a correre di fianco all’Idrovia. E la preoccupazione che la costruzione della Camionabile possa compromettere la realizzazione dell’Idrovia è diffusa.
Ricordo quindi la posizione dell’associazione che rappresento relativamente a questa questione di compatibilità fra Camionabile e Idrovia: siamo d’accordo con la costruzione della Camionabile solo nel caso in cui questa non comprometta la realizzazione dell’Idrovia in classe Vb, che è quella necessaria alla completa scolmatura di piene alluvionali quali la piena del 1966 e adatta al passaggio di navette fluviomarittime. Ritengo anzi che la Camionabile rappresenti un’occasione per l’Idrovia, dal momento che il rilevato della Camionabile dovrà essere realizzato utilizzando il materiale proveniente dallo scavo lungo il tracciato dell’Idrovia stessa, e non materiale più costoso solo perché prelevato da cave lontane. Questa modalità di fornitura dovrà effettuarsi quanto meno in rispetto della legge 241/1990 sull’attività amministrativa che impone il criterio di economic ità. Il costo di tale materiale risulta infatti pari a circa 5 euro al metro cubo se prelevato in loco, e a circa 10 euro se fatto giungere da lontano.
Dev’essere chiaro da subito che tale materiale dovrà essere prelevato scavando uniformemente e con continuità lungo l’asse idroviario, non scavando dove vi possa essere una “convenienza”, quindi a macchia di leopardo creando cioè non un canale, ma delle grandi voragini lungo l’asse stesso.
Il risultato sarebbe gravissimo in termini ambientali. Comporterebbe inoltre un incremento degli oneri di realizzazione dell’Idrovia, dal momento che questa verrebbe realizzata su un terreno a morfologia variabile, e la nostra stima Gizip di 140 milioni di euro per il completamento dell’Idrovia è tale solo per un scavo su terreno a morfologia uniforme. Infine non risolverebbe per nulla il problema della salvaguardia idraulica.

Roberto Rovoletto - Presidente GIZIP



Media e Messaggi


A Legambiente non interessa la logica dello schieramento politico
"Non ho mai dichiarato al cronista che mercoledì mi ha intervistato telefonicamente che "abbiamo deciso di partecipare al cantiere della Sinistra", come riportato sul pezzo "Legambiente e il PD", uscito a pagina 18 del il Mattino di Giovedì 28 febbraio. Così inizia la richiesta precisazione inviata da Lucio Passi a Il Mattino di Padova dopo avere letto l'articolo che riportiamo qui sotto. "Legambiente - continua Passi -in quanto associazione indipendente e apartitica, gelosa della propria autonomia, non può e non vuole entrare in formazioni politiche. Un componente del nostro Direttivo partecipa, per sua libera scelta, alle riunioni del cantiere della sinistra, come dall'altra parte un altro componente del nostro Direttivo è stato eletto nel Direttivo del PD. Ma queste sono scelte individuali che non comportano il coinvolgimento di Legambiente. La differenza tra le posizioni di L egambiente e alcune scelte della Giunta Zanonato, in primis quelle urbanistiche, sono note. Ma Legambiente utilizza gli strumenti propri dell'associazionismo per cercare di modificarle. Quanto ai partiti - conclude Passi - Legambiente è interessata a confrontarsi sempre con tutti (siamo autonomi dalla politica ma non indiferrenti ad essa), ed in particolare sui programmi per le future elezioni amministrative.
 
da Il Mattino del 28/02/08 LEGAMBIENTE E IL PD
Legambiente con l’ex leader Ermete Realacci ha un ruolo di primo piano nel Pd di Veltroni, mentre a Padova il feeling con gli ambientalisti si è interrotto. Lucio Passi, storico portavoce e fondatore dell’associazione, ribatte: «Abbiamo deciso di partecipare al cantiere della sinistra per evidente incompatibilità tra Legambiente e le scelte urbanistiche della giunta Zanonato. Ho l’impressione che il Pd a Padova sia nato con la sindrome del fortino assediato».



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