ECOPOLIS: numero di ecopolis
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Numero 156, 2008-05-22 Iscr. Registro Tribunale di Padova n. 1920 del 14/12/04 - Direttore Donatella Gasperi |
| Primo Piano |
| Si sente forte la necessità di affermare una nuova cultura ambientale. Una necessità che i nostri mondi associativi esprimono, una necessità che la cultura di Pace ha fatto emergere, forse in maniera non abbastanza forte, ma una necessità che sta contaminando ambiti sempre più ampi di pubblico. Cresce quel popolo silenzioso che costituisce già il 26% degli italiani che hanno deciso di percorrere le strade pionieristiche del consumo critico, del commercio equo, del consumo di prodotti biologici, del risparmio energetico. L’impegno delle nostre Associazioni per affermare una nuova cultura ambientale risale alla notte dei tempi, non a caso la stessa genesi di Legambiente risponde a questa esigenza. Ma oggi bisogna andare oltre. Oggi abbiamo bisogno di fare tutti un grande salto qualitativo, l’ambiente e la cultura ambientale devono sapersi tradurre in un progetto di società, un progetto di sviluppo che includa e non escluda milioni di cittadini del pianeta. Un nuovo progetto di sviluppo deve saper fare i conti con le risorse e la gestione delle risorse sarà la cifra del mondo che vogliamo costruire. Un mondo di pace o un mondo di guerre! Ecco perché mai come in questo periodo storico il binomio pace-ambiente assume un significato nuovo che declina un progetto forte di futuro ed ecco perché il tema ambientale non può più essere ambito di missioni di alcune associazioni, ma deve diventare la misura su cui si confronta qualsiasi progetto politico di cambiamento. Un progetto politico di cambiamento che questa nuova cultura esprime. Crediamo che questo sia il messaggio forte della Manifestazione del 7 giugno a Milano e che questo sia anche l’orizzonte dal quale partire per mettere in campo progetti “sostenibili” a partire dalle prossime scadenze amministrative, regionali ed europee per far sentire la voce del popolo “in marcia per il clima”. Un impegno che prendiamo fin da oggi, sottoscrivendo questo appello alla partecipazione. Marina Bastianello - Presidente ARCI Veneto |
| Ambiente |
| Sono tre le associazioni che a Padova si occupano di recuperare e rigenerare vecchi PC agendo a diversi livelli: Proxyma Severi, nata nel contesto dell'I.T.I.S. "F. Severi", è un'associazione di volontariato i cui membri hanno in comune l'interesse per l'informatica e la volontà di mettere a disposizione le proprie conoscenze in favore della collettività, soprattutto considerando l'importanza dell'informatizzazione nel mondo moderno, e la difficoltà di padroneggiare le nuove tecnologie da parte di chi non appartiene al settore. "Proxyma Severi nasce con l'obiettivo di diffondere l'uso della tecnologia e dell'informatica nella vita di tutti i giorni, con particolare attenzione verso realtà e soggetti disagiati. La nostra attività consiste nel rendere nuovamente operativi computer dismessi da aziende o da privati, mediante la reinstallazione di un sistema operativo e dei più comuni programmi applicativi. Questi PC verranno successivamente donati ad altre associazioni di volontariato o a soggetti svantaggiati". "ProxymaLab" è il progetto che prossimamente coinvolgerà gli studenti dell'I.T.I.S. "F. Severi” per introdurre ai ragazzi le prime conoscenze utili per la riparazione di piccoli problemi hardware o software, e il concetto di free software. Per ulteriori informazioni clicca qui. Faber Libertatis è un'associazione di promozione sociale il cui scopo è la promozione e la diffusione di una corretta e libera informatizzazione a favore del maggior numero possibile di persone, contribuendo per quanto possibile ad arginare il “divario digitale”. È attiva dal 2004 nelle province di Padova e Venezia e a breve sarà presente anche nel bassanese. L'associazione utilizza e promuove il Software Libero e in particolare il sistema operativo Linux, sia per i propri corsi pubblici di informatica che per i progetti cosiddetti “trashware”, in occasione dei quali vengono ripristinati computer dismessi da aziende, istituzioni pubbliche e privati cittadini. I destinatari delle iniziative di Faber Libertatis sono prevalentemente altre realtà non profit, sia locali che all'estero (è in allestimento un laboratorio informatico nella città di Kolda, in Senegal), e vari soggetti pubblici, quali scuole, informagiovani, biblioteche comunali, ecc.. Per ulteriori informazioni sull'associazione clicca qui. Ingegneri senza frontiere si occupa di promuovere progetti di cooperazione basati su principi di sviluppo sostenibile utilizzando tecnologie appropriate. A livello locale si occupa della sensibilizzazione di queste tematiche e di recuperare pc usati da riutilizzare in progetti in cui è coinvolta. Per maggiori informazioni: info@isfpadova.org. Sintesi a cura di Teresa Griggio |
| Democrazia Urbana |
| All’indomani della pubblicazione su Ecopolis n. 154 di "Decalogo per la moschea" scritto dal prof. Stefano Allievi (clicca qui per rileggerlo) ci sono giunte alcune repliche da parte di lettori. Pubblichiamo i primi capoversi di quella di A. B., centrata sul tema moschea, per poi spaziare su temi quali diritti, paura, terrorismo, e la prima parte della successiva replica del prof. Allievi. Per leggere interamente le chiose di A. B. e la replica di Allievi clicca qui. Ecco come esordisce il nostro lettore: Vorrei chiosare il Decalogo del prof. Allievi, perché mi è parso cogliere solo alcuni aspetti del problema "moschea". Per replicare seguirò il suo elenco. 2) I diritti. Ad essere precisi l'art. 8 della Costituzione non si limita a riconoscere la libertà di culto, ma la regola. Al comma 2 si legge: " Le confessioni religiose, diverse dalla cattolica hanno il diritto di organizzarsi secondo i propri statuti, in quanto non contrastino con l'ordinamento giuridico italiano". E al comma 3 si recita: "I loro rapporti con lo Stato sono regolati per legge sulla base di intese con le relative rappresentanze." I diritti dunque non si regalano, ma vanno sottoscritti assieme ai doveri. Mi chiedo e chiedo al prof. se l'ass. Rahma ha sottoscritto quella Carta dei Valori… accettata da molte organizzazioni islamiche in Italia, ma rifiutata dall'UCOII. Se il prof. Allievi dimentica questi punti, il suo è un giudizio parziale e da questo punto in avanti il suo ragionamento lo conduce a conclusioni non condivisibili. 3) il luogo. Se ci sono norme urbanistiche che gli italiani sono tenuti a rispettare, non si capisce perché ciò non debba valere per islamici, buddisti, zoroastriani, indù, animasti, Dianetics….. Se il prof. Allievi vuol concedere dei privilegi ad un gruppo in particolare, allora li proponga in campagna elettorale, raccolga i voti necessari e proceda democraticamente. Ben sapendo però che altrettanto democratico è opporsi chiamando il corpo elettorale a esprimersi. Mi aspetto che il prof. Allievi si candidi alle prossime amministrative padovane. (la lettera prosegue sui temi dei costi, il controllo sociale, il terrorismo, i rappresentanti, la paura, clicca qui per leggere tutto). Ecco l’esordio della replica di Stefano Allievi: Caro lettore, rispondo volentieri alle sue puntualizzazioni allo scopo di approfondire un dibattito che credo possa interessare anche altri. Lo farò con un tono più pacato e meno polemico rispetto alla lettera che mi è pervenuta. Anche se, come vedrà, sarò altrettanto diretto e franco. Perché da studioso sono preoccupato, e da cittadino sono indignato, per troppe pseudo-verità che alcuni interessatamente ci propinano e che noi troppo facilmente prendiamo per buone. Vediamole, punto per punto. I diritti. La ringrazio di aver citato la Costituzione. Troppi, in questo periodo, e su questi argomenti, ne dimenticano anche l’ABC. Lei ricorda giustamente che i doveri, insieme ai diritti, vanno sottoscritti. Bene, vediamoli nel concreto. Il sistema italiano di rapporto tra Stato e comunità religiose fa sì che ci sia un Concordato, diciamo un trattamento di favore per la comunità non solo maggioritaria e più radicata, ma anche più legata alla storia e alla tradizione del paese, cioè la Chiesa Cattolica, e un sistema di Intese con le altre comunità religiose. Un sistema analogo lo ha anche la Spagna. Il rapporto con la Chiesa è regolato fin dai Patti Lateranensi, inglobati nella Costituzione. Per le Intese si è dovuto aspettare il nuovo Concordato siglato dall’allora Presidente del Consiglio Craxi (…). Eravamo nel 1985. Da allora sono state firmate altre Intese: con gli Ebrei, innanzitutto, dopo tutto presenti in Italia ancora prima dei Cristiani (la sinagoga di Roma è più antica delle catacombe…), ma anche Avventisti, alcune chiese Pentecostali, Luterani ed altri. Altre intese, firmate nel periodo del governo D’Alema (con buddisti e Testimoni di Geova), non hanno ottenuto la ratifica del Parlamento. I musulmani, per molti motivi, che sarebbe lungo approfondire qui, ma in parte significativa non dipendenti dalla loro volontà (tanto è vero che negli anni sono state depositate, da varie organizzazioni, tre bozze di Intesa) ancora non ce l’hanno. In parallelo, per garantire almeno alcuni diritti minimali alle comunità religiose che non dispongono di Intesa (presenza in ospedali e carceri, problemi di inumazione, ecc.), giace da anni nei cassetti di varie commissioni parlamentari una proposta di legge sulla libertà religiosa, più volta discussa ed emendata ma mai diventata legge. Per l’Islam, a somiglianza di quanto fatto da altri paesi (Francia e Belgio, ad esempio), il ministro dell’Interno Pisanu ha ritenuto di voler costituire una Consulta, nominandone lui stesso i membri (che non sono eletti, quindi, come invece avviene nei paesi citati). La Consulta è stata confermata dal ministro Amato (…). La Spagna (…) ha deciso di firmare, fin dal 1992, un’Intesa (Acuerdo) con due federazioni di organizzazioni islamiche. In altri paesi l’Islam è trattato come le altre minoranze religiose, ricevendone gli stessi benefici, con la garanzia dei medesimi diritti, e l’ottemperamento dei medesimi doveri; in altri ancora, no. La Carta dei Valori – un documento di richiamo ad alcuni valori fondamentali del nostro patto sociale – nasce come un tentativo recente, molto discusso e moltissimo criticato innanzitutto dai giuristi, di inventarsi ‘qualcosa’. La prima critica è di principio: perché solo i musulmani dovrebbero firmarla? Perché non le altre comunità religiose? E perché non i laici, i partiti, le associazioni? Perché solo gli stranieri e non i cittadini? Dopo queste prime critiche, si è deciso di estenderla anche ad altre religioni. Ma non c’è nessun obbligo di doverla firmare (…). Anche perché la Carta pone altri problemi: c’è già la Costituzione, come patto fondativo. Perché ad alcuni, e solo ad alcuni, inclusi i cittadini italiani di quella confessione religiosa, si dovrebbe chiedere di firmarla? Detto questo, devo comunicarLe che l’Associazione Rahma, che ha sempre espresso consenso rispetto alla Carta, l’ha anche ratificata formalmente. Non solo: persino l’Ucoii, di cui si dice e scrive e ripete che l’ha rifiutata, ha invece deliberato la sua ratifica, in data 8 luglio 2007. Solo che nessuno l’ascolta. In proposito può utilmente andare sul sito http://www.islam-ucoii.it/ dove potrà lodevolmente trovare, in uno sforzo di trasparenza che va quanto meno sottolineato, tutti i documenti, incluso il testo della Carta, di cui tutti parlano ma quasi nessuno (nemmeno lei, credo, e certamente non i promotori del referendum) ha mai letto. Infine, l’Associazione Rahma non ha mai fatto parte dell’Ucoii. Peraltro, da molti anni esiste una moschea a Padova, a Pontevigodarzere, affiliata all’Ucoii, che non ha mai creato un singolo problema alla comunità locale, e convive pacificamente con la parrocchia antistante. In sintesi: i musulmani non hanno nessun obbligo di firmare la Carta dei Valori, che secondo molti sarebbe, in quanto obbligo, persino incostituzionale. Tuttavia l’hanno firmata ugualmente: facendo, con questo, un atto di lealtà ulteriore, che né a noi autoctoni non musulmani né agli immigrati di altra religione è richiesto. E ciononostante vengono criticati per non averlo fatto. Come vede, quindi, non dimentico nulla. E quindi il ragionamento che conduco da qui in avanti, che lei dice non terrebbe perché ne manca il fondamento, rimane ben saldo al suo posto. Il luogo. Ha ragione: le norme urbanistiche valgono per tutti. E infatti vengono rispettate. Non si tratta di concedere privilegi. Ma sa benissimo che quando un’amministrazione decide, ad esempio, l’allocazione di una sede, o anche di risorse finanziare, a questo o quel soggetto religioso, politico, associativo, e persino privato, agisce nella sua legittima discrezionalità. E mai una volta si è richiesto un referendum su questo. Per dire: l’associazione che doveva condividere, secondo il progetto originario, l’area della futura moschea, ha ricevuto un cospicuo finanziamento da un ente pubblico. E così per centinaia di altri casi: inclusi i finanziamenti alle Chiese Cattoliche. Può essere giusto o sbagliato, ma è un atto che rientra nella discrezionalità del decisore pubblico. A quando la raccolta di firme di chi non è d’accordo? Ma è convinto che funzioni così la democrazia? Provo a rovesciare il suo ragionamento (…) Il contributo del prof. Stefano Allievi prosegue confrontandosi sui temi dei costi del controllo sociale, del terrorismo e paura, con alcune citazioni di quanto dichiarato a mezzo stampa da Leonardo Padrin della CdL. Per leggere il testo completo clicca qui. sintesi a cura di A.N.R. |
| Cemento che Ride |
| Una vulgata vuole che gli ambientalisti non vogliano che si costruisca alcun Auditorium a Padova. Non è così. Per noi l'Auditorium è fondamentale per la città, ma riteniamo altrettanto fondamentale realizzare l'anello verde delle mura del '500 (parco delle mura). Perciò Legambiente e gli Amissi del Piovego hanno indicato ben tre collocazioni diverse per l'Auditorium, urbanisticamente più appropriate, anche nelle recenti osservazioni presentate contro la variante al PRG che muta la destinazione d'uso del Boschetti. Diciamo che la collocazione scelta dalla Giunta è sbagliata, perchè piazzale Boschetti, una volta liberato dalla Sita, doveva essere destinato a verde - come prevedeva il Piano regolatore di Padova - per andare a costituire un tassello del parco delle mura. Legambiente e gli Amissi del Piovego hanno indicato ben tre collocazioni diverse per l'Auditorium, urbanisticamente più appropriate, anche nelle recenti osservazioni presentate contro la variante al PRG che muta la destinazione d'uso del Boschetti. Lo ripetiamo, non siamo contro l'Audorium, siamo invece per la realizzazione dell'anello verde delle mura, del quale i politici di innumerevoli amministrazioni si sono sciacquati la bocca nel coro degli anni, senza mai far nulla di concreto per realizzarlo, ma anzi minandolo tassello dopo tassello. Si pensi all'area davanti al Boschetti, destinata a meta degli anni 80 "provvisoriamente" a parch eggio dalla Giunta di allora, e che ora vede un autosilos in costruzione, deliberato dalla Giunta che governa oggi. Un bell'autosilos che attirerà auto a ridosso del Centro storico mentre bisognerebbe fare il contrario. In sintesi le osservazioni alla variante al Piano Regolatore di Padova, che prevede il cambio di destinazione d’uso dell’area ex Boschetti presentate congiuntamente da Legambiente e Amissi del Piovego ruotano su 7 punti il cui testo integrale potrà essere letto cliccando qui: 1. la variante rinuncia al recupero ambientale dell’area ex Boschetti, accantonando gli studi sul territorio periurbano di Abrami ed il più recente progetto di Roberto Gambino per la valorizzazione della rete fluviale e del verde pubblico di Padova; 2. entra in contraddizione con gli obiettivi del documento preliminare del PAT, che prescrive la tutela della qualità ambientale del paesaggio urbano e delle identità storico culturali, in quanto non valorizza la specificità e le caratteristiche del sito, per aumentarne la qualità generale della percezione, e soprattutto compromette la realizzazione del parco delle mura e delle acque; 3. entra in contraddizione con gli obiettivi del documento preliminare del PAT relativi alla sostenibilità per il sistema insediativo ed al reperimento degli standard, in quanto annulla la possibilità di ampliare i giardini dell’arena, che rappresentano l’unico effettivo standard a verde a ridosso del centro storico; 4. è stata adottata senza avere prima verificato l’esistenza di alternative per la localizzazione dell’Auditorium, che comporta la soppressione di uno standard a verde pubblico di circa 11.000 mq; 5. è stata adottata senza avere prima avviato la procedura di Valutazione di Impatto Ambientale (VIA) o quanto meno le procedure preliminari alla VIA, necessarie per gli interventi ricadenti in ambiti di rilevante pregio paesaggistico, storico o archeologico; 6. l’area prescelta è insufficiente per allocare tutte quelle strutture complementari all’Auditorium che sono necessarie per dotare Padova di una moderna cittadella della musica; 7. la variante è stata adottata senza avere controdedotto al parere contrario del Consiglio di Quartiere n. 1, Centro Storico che, con riferimento all’Auditorium, ha testualmente affermato: “pur evidenziando la necessità per la città di Padova della realizzazione dell'Auditorium, non si condivide l'attuale proposta di allocazione presso l'area ex gasometro”. Per i motivi suesposti le associazioni firmatarie si augurano che il Comune revochi la delibera di cambio di destinazione d’uso dell’area ex. Boschetti e provveda ad individuare un sito alternativo dove localizzare l’Auditorium, scegliendolo eventualmente fra una delle quattro ipotesi proposte da Legambiente: all’interno della Fiera, nell’area dell’APS (azienda di proprietà comunale) di via Rismondo, a S.Lazzaro o all’Arcella in piazza Azzurri d’Italia (aree già di proprietà comunale). Lorenzo Cabrelle - Direttivo Legambiente Padova |
| Media e Messaggi |
| Le attività previste che contraddistinguono la tipologia del campo variano dalla sentieristica e ripristino ambientale alle attività per subacquei, dalla tutela del sistema alpino con “Carovana delle Alpi” ai campi della “Piccola Grande Italia”, la campagna di Legambiente per valorizzare e promuovere il patrimonio culturale dei piccoli comuni. Tornano anche quest’anno i campi di Salvalarte per recuperare e valorizzare monumenti e siti archeologici spesso abbandonati all’incuria. Non potevano mancare, poi, i campi di legalità, organizzati nelle strutture confiscate alla mafia, in cui i volontari partecipano alle attività delle cooperative di Libera, approfondendo gli aspetti sociali e legislativi legati alla loro esperienza. Legambiente propone anche diversi campi under 18, una sorta di formazione al volontariato unita a corsi di educazione ambientale, che per lo più si svolgono in Italia e all’estero nei Centri di Educazione Ambientale gestiti da educatori e animatori esperti. Importante novità di “Volontariambiente estate 2008” i corsi sulle attività antincendio nelle regioni a più alto rischio in cui i volontari saranno impegnati nella prevenzione nel bosco per controllare il territorio e sensibilizzare le popolazioni e le amministrazioni locali sull’emergenza incendi. Per ulteriori informazioni è possibile ritirare gratuitamente il catalogo dei campi presso Legambiente Padova (via Monte Sabotino 28, laterale di via Palestro, tel. 049.856.12.20) dal lunedì al venerdì orario ufficio. Offriamo il servizio assistenza e prenotazione. |



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