Numero Zero, 9 dicembre 2004, In attesa di registrazione al Registro della Stampa del Tribunale di Padova

 

Le piste ciclabili ce le costruiamo da soli

Gli ambientalisti amanti della bicicletta, muniti di pennello e vernice bianca, si sono costruiti la loro prima pista ciclabile in via Facciolati angolo via Pertile. Il blitz è stato proposta dalla campagna "A Ruota Libera" con la quale Legambiente, Amici della Bicicletta e WWF chiedono al Sindaco e all’assessore alla mobilità Ivo Rossi, di dotare Padova di una vera rete di Piste Ciclabili.

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No alla pubblicità nelle palestre scolastiche.

Il fine giustifica i mezzi? E’ accettabile che nelle palestre scolastiche siano appesi cartelloni pubblicitari con l’obiettivo di raccogliere un po’ di soldi per le piccole manutenzioni e l’acquisto di articoli sportivi? I ragazzi dello Scarcerle, rifiutando l’etichetta di consumatori, hanno detto no insieme agli insegnanti.

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La Partecipazione è un diritto. Pratichiamolo

Il tema della partecipazione e del rapporto tra democrazia e partecipazione è oggi al centro del dibattito politico. Ecopolis inizia un percorso su questo argomento offrendo il proprio spazio ai protagonisti. Comincia Sergio Lironi, presidente di Legambiente Padova che ha molto da dire per cui il suo intervento verrà pubblicato in due puntate.

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Cemento che ride

I Circoli di Legambiente di Limena, Padova e Vigodarzere hanno deciso di sostenere una posizione comune riguardo al progetto di orbitale-GRA che interessa il territorio dell'area metripolitana. La soluzione? Un maggior coinvolgimento della popolazione e il potenziamento del trasporto pubblico.

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Media e messaggi

Piccinato e Padova, un rapporto lungo cinquant’anni raccontato da Elio Franzin nel volume "Luigi Piccinato e l’urbanistica a Padova 1927-1974"

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Succede in Città

Venerdi' 10 dicembre ore 20.45 Risparmi coraggiosi & investimenti responsabili
Venerdì 10 dicembre ore 21 a BAONE presentazione del libro "Regime: storia di censure e bugie nell'Italia di Berlusconi" di Marco Travaglio
Martedì 14 dicembre ore 18.00-20.00 Forum Agenda 21 in sessione plenaria, Sala Anziani, Municipio di Padova
Sabato 11 dicembre ore 9.30-17 La donne e la città Politiche di genere e nuove forme di partecipazione “Ovunque andrete sarete una Polis (Hannah Arendt)”
Domenica 12 dicembre ore 9.30 "Parlano i migranti"

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Per Saperne di Più

Le piste ciclabili ce le costruiamo da soli

Oltre una cinquantina di ambientalisti il 7 dicembre scorso ha “costruito” 400 metri di pista cilcabili per ciascun lato di via Facciolati, dall’incrocio di via Peritile al semaforo con via Forcellini. In questo modo Legambiente, WWF, Amici della Bicicletta, hanno voluto dare concretezza alla campagna “a Ruota Libera”, per la quale è stata stilata una petizione che chiede la congiunzione dei vari tratti di piste ciclabili esistenti a Padova, e la realizzazione di nuove nelle strade di maggiore scorrimento.
Due corridoi ciclabili sono stati disegnati sull’asfalto, con il simbolo stilizzato della pista ciclabile, mentre cartelli e segnaletica sono stati attaccati lungo i marciapiedi.
"La scelta di questa prima manifestazione è caduta su via Facciolati perché questa è una delle radiali principali di Padova - spiega Sandro Ginestri del Direttivo di Legambiente – Questa strada è attraversata quotidianamente da oltre 15.000 veicoli in entrata e uscita dal centro storico o diretti alla circonvallazione intorno alle mura ed una della strade principali sulle quali manca la pista ciclabile. Anche gli interventi di moderazione del traffico, eseguiti in diverse parti della città nell’ultimo anno qui non sono stati eseguiti e l’unico intervento effettuato è stata la ritinteggiatura delle strisce pedonali. Altro non era previsto nel Piano Particolareggiato del Traffico redatto dall’assessore Menorello". Costruire una vera pista ciclabile in via Facciolati è dunque possibile e il Comune può scegliere tra due alternative: una prevede di eliminare la siepe che occupa mezzo metro di marciapiede, recuperando lo spazio per far passare le bici accanto ai pedoni; l’altra di isolare un pezzo di carreggiata con dissuasori, eliminando la siepe e spostando verso il marciapiede i parcheggi laterali. Il messaggio per l’Assessore alla mobilità Ivo Rossi è inequivocabile.
Durante la manifestazione gli ambientalisti hanno raccolto firme sulla petizione e distribuito ai ciclisti le targhette colorate da applicare sotto il sellino delle bici con lo slogan “meno traffico e inquinamento, più piste ciclabili”.
Ai passanti è stata consegnata la cartina con il progetto completo di rete di piste ciclabili elaborato da Legambiente, WW, Amici della Bicicletta. Cartina che è possibile visionare sul sito di Legambiente , dove è possibile anche leggere e firmare la petizione.

Fonte: Legambiente Padova

 

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No alla pubblicità nelle palestre scolastiche

l fine dichiarato è quello di ragranellare soldi da usare per i piccoli interventi di manutenzione o per acquistare attrezzature sportive, ma la decisione dall'assessorato provinciale all'edilizia scolastica di collocare cartelloni pubblicitari nelle palestre scolastiche padovane non piace ai dirigenti scolastici. La vicenda ha inizio qualche mese fa quando in alcune palestre scolastiche compaiono cartelloni pubblicitari di articoli legati allo sport, grazie ad un accordo con una società di Bassano, ma nella palestra dell'Istituto tecnico "Scalcerle" è comparso anche un messaggio riguardante un centro che promuove corsi di lingue, una delle attività insegnate dallo stesso istituto. I no dei dirigenti scolastici derivano da motivazioni precise: i cartelli, sono stati istallati senza sentire i pareri dei consigli di istituto e l'unico fine sembra essere quello di fare cassa: in una situazione di crisi economica si può anche pensare a forme di finanziamento però si deve disc utere tutti assieme sul contenuto pubblicitario.
Anche gli studenti hanno detto no ai cartelloni e a fine novembre è stata approvata una delibera del consiglio di istituto con la quale si chiede che siano rimossi: ”Gli studenti non vogliono essere trattati solo come consumatori, la scuola dovrebbe essere il luogo di formazione del pensiero critico" ha commentato il dirigente scolastico dello Scalcerle. L'assessore provinciale all'edilizia scolastica Luciano Salvò ha ricordato che l'iter dell'operazione è stato avviato oltre un anno fa e nei mesi scorsi c'é stata una riunione con i presidi "senza che fossero sollevate perplessità". Ora la Provincia ha in programma una verifica sulla sicurezza delle istallazioni, sui contenuti dei messaggi pubblicitari e sugli incassi: circa 11mila euro derivanti dal canone annuale cui si aggiungono le percentuali previste sugli introiti pubblicitari.

 

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La Partecipazione è un diritto. Pratichiamolo .

Il tema della partecipazione e del rapporto tra democrazia e partecipazione è oggi al centro del dibattito politico, ma è anche un tema ricorrente nelle pratiche di governo delle realtà locali, nella progettazione e nella programmazione delle trasformazioni del territorio e della società.
Iniziamo da questo secondo aspetto, che riguarda più direttamente la nostra attività associativa ed il ruolo che possiamo svolgere in ambito cittadino. Chiediamoci innanzitutto quali sono le ragioni di questo diffuso interesse per le tematiche partecipative (divenute uno dei temi che più ha caratterizzato il programma elettorale del Centrosinistra e che – ritengo – ha in misura decisiva contribuito alla sua vittoria per la riconquista dell’Amministrazione comunale) e quali significati reali vengono attribuiti al concetto di partecipazione? Semplice ricerca del consenso o effettiva costruzione collettiva delle scelte strategiche di governo di una comunità territoriale?
Una ragione di fondo va probabilmente ricercata nel fallimento, o meglio nei contraddittori risultati di molti interventi settoriali, sia di carattere sociale che infrastrutturale (la vicenda del Metrotram – prima versione – è da questo punto di vista esemplare), e di molte politiche di espansione o recupero urbano attivate dalla pubblica amministrazione negli ultimi anni. La complessità della società contemporanea e della città è tale che interventi settoriali “calati dall’alto”, pur finalizzati ad obiettivi di miglioramento della qualità della vita, della sicurezza sociale e dell’habitat, producono spesso “effetti collaterali” di segno opposto. Solo attraverso il coordinamento e la partecipazione della pluralità di soggetti che interagiscono nella comunità urbana, solo attraverso la condivisione di un progetto comune, si può evitare che gli interventi settoriali vengano vanificati e che le azioni dei singoli si elidano a vicenda. Come scrive John Forester, uno dei teorici d ella progettazione partecipata, “la pianificazione ha successo o fallisce, in parte, nella misura in cui arricchisce o impoverisce la percezione che i cittadini hanno del «cosa possono fare», le loro immaginazioni pratiche e le proposte reali relative alla casa, al trasporto, ai servizi, all’ambiente, alle occupazioni di cui hanno bisogno”. La partecipazione dunque come processo di apprendimento collettivo, costruzione di una idea e di un progetto condiviso di trasformazione e rigenerazione sociale, in grado di far convergere le azioni dei singoli verso finalità comuni e di generare sinergie.
Ma la domanda di partecipazione risponde anche ad una crescente domanda di democrazia. Se si insiste sull’espressione “democrazia partecipativa” (ovvero sull’aggettivo piuttosto che sul sostantivo, che già dovrebbe contenere in se il concetto della partecipazione) è probabilmente perché vi è una diffusa e crescente percezione del fatto che stiamo assistendo allo svuotamento dall’interno dei meccanismi tradizionali della partecipazione democratica, al tentativo di trasformare la democrazia – che dovrebbe caratterizzarsi come processo in continua evoluzione – in un sistema chiuso di semplici regole elettorali e di rappresentanza, cristallizzato ed immodificabile in quanto definito una volta per tutte, e persino “esportabile” in qualsiasi nazione del mondo, alla stregua di un qualsiasi prodotto della moderna società industriale.
In realtà questa visione statica della democrazia ne inaridisce le radici, la trasforma in un banale simulacro, la rende incapace di ridefinirsi ed aggiornarsi in relazione ai processi di profonda trasformazione dell’economia, delle relazioni internazionali e della dislocazione dei poteri reali.
Chi decide oggi le sorti del mondo? Quali poteri sono ancor oggi attribuiti alla sovranità degli stati nazionali? Qual è lo stato di salute delle nostre istituzioni rappresentative e quali margini di autonomia sono rimasti alle nostre comunità locali? Chi controlla realmente le leve dell’economia, l’informazione ed i canali di comunicazione di massa? Quali spazi sono praticabili da parte di chi non condivide l’ideologia, gli stili di vita, le abitudini di consumo imposti dal “pensiero unico” dominante?
“La partecipazione attiva dei cittadini – scrive Stefano Rodotà – indispensabile alla democrazia, declina negli stati nazionali e appare impossibile nello spazio globale”. Ecco dunque che la domanda di partecipazione esprime in realtà la comune sensazione che le attuali regole della democrazia siano inadeguate, non più rispondenti alla complessità dei problemi che la nostra società deve affrontare. La necessità di aggiornarne e rifondarne i principi ed i meccanismi di funzionamento, ampliando la sfera dei diritti individuali e collettivi ed individuando gli strumenti effettivamente utili per una riaffermazione dei poteri decisionali dei cittadini a tutti i livelli, da quello del quartiere e del rione, alla città, allo stato-nazione, alla comunità internazionale. Un processo di riappropriazione di poteri e di rifondazione delle istituzioni democratiche che passa anche attraverso la ricostruzione di reti di relazioni e di comunità locali, coscienti della propria cultura ed identità storica, ma – nel contempo – aperte al cambiamento ed al confronto con la comunità internazionale e totalmente rispettose della libertà di pensiero e di espressione de i singoli e delle minoranze. Un processo che può innescarsi nelle realtà locali, più accessibili al controllo diretto ed alla partecipazione dei cittadini, ma che per germogliare e svilupparsi deve confrontarsi e connettersi in rete con chi – in altri luoghi della nazione e del pianeta ed anche su diversi fronti della realtà sociale (economia, territorio, politiche sociali, cultura, scuola, media e comunicazione, giustizia, …) – opera nella stessa direzione e con analoghe finalità. Un processo che deve incidere anche sui meccanismi della produzione e dei consumi, attraverso l’accorciamento dei cicli (per ridurre i costi trasportistici ed i consumi energetici) e la costruzione di economie locali autosostenibili tra loro connesse con forme di cooperazione non gerarchica (secondo i principi della “Carta del Nuovo Municipio”).
Per queste ragioni ritengo che la “democrazia partecipativa” non possa semplicisticamente essere intesa solo come una “tecnica di buon governo” da parte delle Amministrazioni locali, né tanto meno essere assimilata ad uno strumento di ricerca del consenso per programmi e progetti decisi in alto loco. La costruzione di una democrazia partecipata richiede una forte capacità immaginativa e progettuale, l’ascolto ed il confronto tra interessi, esigenze e volontà diverse e spesso contrastanti, nonché una spiccata capacità comunicativa e di sintesi. Un processo non lineare, motivato da una forte carica ideale, attento in egual misura sia al raggiungimento degli obiettivi espressi dai soggetti partecipanti che alla sperimentazione di metodologie diversificate in relazione alla situazione in cui concretamente si interviene.
Per altro verso deve essere chiaro che le metodologie partecipative non possono ridursi alla promozione di un asettico confronto tra i diversi “portatori di interessi” di una comunità locale, ma devono in primo luogo promuovere e consentire la partecipazione al governo della città e del territorio dei soggetti socialmente più deboli, di quanti normalmente non hanno voce in capitolo, prevedendo interventi mirati per particolari categorie sociali e nei quartieri che esprimono maggior disagio sociale: bambini, anziani, immigrati, abitanti dei complessi di edilizia popolare, portatori di handicap, anche al fine di costruire specifiche, originali forme di appartenenza.

Fonte: Sergio Lironi, continua

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Cemento che ride

I circoli di Legambiente di Limena, di Padova e Vigodarzere rendono nota la loro posizione relativamente al progetto di orbitale-GRA così come apparso nei mezzi di comunicazione nelle scorse settimane:
Premesso che l'opera appare assolutamente inutile per gran parte del suo tracciato e grandemente dannosa per l'ambiente e la salute della popolazione delle aree poste ad est, nord e ovest del capoluogo.
Premesso che giudicano assolutamente insoddisfacente il grado di coinvolgimento della popolazione fin qui ottenuto su di un progetto che ritengono essere di grande impatto sulla quotidianità dei cittadini dei comuni interessati.
Premesso che valutano assolutamente miope continuare a creare nuove strade in un area, quella della Regione Veneto, già abbondantemente cementificata.
Premesso che sostengono che applicare al problema del crescente traffico la soluzione di fare nuove strade non ha risolto i problemi negli scorsi anni e non credono possa risolverli nel futuro, anzi ritengono che alimenti, nel medio periodo, il fenomeno della congestione stradale.

CHIEDONO:

1 L'istituzione di un tavolo di concertazione tra i comitati di cittadini, le associazioni, i rappresentanti dei comuni interessati e la provincia di Padova, caratterizzato da un percorso aperto e partecipato sull'opera e sui problemi che intende risolvere.
2 L'abbandono del progetto GRA ovvero Orbitale così come reso noto ad oggi.
3 Priorità, prima di ogni intervento viabilistico, al potenziamento delle infrastrutture per il trasporto pubblico e per il trasporto merci, nell'ordine su ferro (gronda sud Abano – Interporto, Padova – Chioggia, bretella ferroviaria tra le linee Milano-Padova e Padova-Castelfranco, linea passeggeri ZIP) e su gomma.
4 Riordino e potenziamento della rete del trasporto pubblico extraurbano della provincia di Padova e delle linee extraprovinciali che interessano l'area.
5 Realizzazioni delle arterie viarie dirottanti nelle direttrici ovest-nord ed est-sud.
6 Realizzazione della dirottante statale valsuagana-nuova statale del santo 308.
7 Interventi di risistemazione-adeguamento della viabilità ordinaria nella zona Padova ovest - Colli.
8 Politiche di decentramento amministrativo, dei servizi, svago e commercialità in accordo con le Amministrazioni Locali dell’area metropolitana padovana, per creare un sistema policentrico in attuazione del PATI previsto dalla nuova legge urbanistica regionale.

Fonte: Legambiente

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media e messaggi

La storia urbanistica di Padova nel Novecento è caratterizzata da una doppia continuità, da un lato i gruppi sociali dominanti (l’antiurbanistica) hanno imposto fino ai giorni nostri i loro poteri di distruzione del centro storico testimoniati dallo sventramento del quartiere di Santa Lucia, dalla costruzione della zona ospedaliera sopra le mura cinquecentesche, dai tombinamenti dei corsi d’acqua, ecc., dall’altro lato l’opposizione è stata svolta per decenni dall’urbanista Luigi Piccinato e da intellettuali che facevano riferimento al suo pensiero e ai suoi piani regolatori. Per la città di Padova, che per tanti aspetti era la sua città di appartenenza, in momenti diversi, dal 1927 fino al 1974, egli ne elaborò cinque. Un caso unico nella storia dell’urbanistica italiana e non solo. Lo sventramento del centro storico padovano è deciso con il piano regolatore degli ingegneri T. Paoletti e G. Peressutti approvato prima dal Consiglio comunale e poi dalla legge del 23 luglio 19 22 n.1043 precedente alla marcia su Roma del fascismo.
L’equazione sventramento dei centri storici uguale politica urbanistica del fascismo nel caso padovano si dimostra non fondata. E, in effetti, il piano di sventramento del 1922 fu contestato anche da numerosi intellettuali che aderivano al fascismo come, per esempio, Gustavo Giovannoni un grande storico dell’architettura o Corrado Ricci. Si può ritenere da molti elementi diretti ed indiretti che il piano di sventramento del centro storico padovano, realizzato da un’unica impresa chiamata APE, sia stato concepito da speculatori romani che utilizzarono i loro rapporti con ambienti ecclesiastici. L’opposizione al piano di sventramento di Padova si sviluppò sia a livello nazionale che a livello locale. Ma nel 1927 con la nomina del primo podestà di Padova, il conte Francesco Giusti del Giardino, i difensori del centro storico padovano subirono un duro colpo. Fu costruita la nuova facciata del palazzo comunale, dedicata ai caduti della Prima guerra mondiale, che nascose quella ap pena riapparsa del Palazzo degli Anziani, un monumento medievale di grandissimo valore artistico e simbolico. Questo intervento particolarmente brutale fece capire alla parte più colta della cittadinanza cosa stava succedendo nel quartiere di Santa Lucia dove si abbatterono edifici come la casa di Pietro d’Abano e del Mantegna.
Si può affermare che dal 1927 in poi il centro storico padovano prima durante il regime fascista e poi durante il periodo democraticocristiano ha continuato a subire dei colpi durissimi grazie ad operazioni che spesso sono state decise o giustificate anche da alcuni docenti universitari e perfino da un rettore. Insomma il blocco sociale e culturale che Franzin chiama l’antiurbanistica a Padova si è dimostrato particolarmente esteso e robusto anche nell’estate del 1974 quando fu sconfitto l’assessore all’urbanistica Francesco Feltrin un allievo politico del grande antifascista Egidio Meneghetti.

Elio Franzin
Luigi Piccinato e l’urbanistica a Padova 1927-1974
Con alcuni scritti padovani di Luigi Piccinato
Prefazione di Lionello Puppi

Il Prato E.18,00

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Succede in città


Venerdì 10 dicembre - ore 21 a Baone Presentazione del nuovo libro di Peter Gomez e Marco Travaglio
REGIME, storia di censure e bugie nell'Italia di Berlusconi
Sarà presente, assieme all'autore Marco Travaglio, giornalista di Repubblica e de L'Unità,
Carlo Freccero, ex direttore di RaiDue.
Farà da moderatrice del dibattito Cristina Catarinicchia, Direttore di Telenordest

Venerdi' 10 dicembre ore 20.45 Risparmi coraggiosi & investimenti responsabili, Sala Polivalente Diego Valeri, in Via Valeri, 17-19 a Padova
Se ne parla con Roberto Burlando, docente di economia all'Universita' Torino, componente Comitato Etico di Banca Etica, e Mauro Meggiolaro, responsabile Comunicazione e Ricerche della societa' di gestione di risparmio Etica SGR (fondi comuni di investimento etici).

Sabato 11 dicembre ore 9.30-17
Il Centro Veneto Progetti Donna Auser e il Centro Documentazione Donna Lidia Crepet invitano al convegno: La donne e la città Politiche di genere e nuove forme di partecipazione “Ovunque andrete sarete una Polis (Hannah Arendt)”, Sala degli Anziani, Municipio di Padova.
Questo il Programma:
h.9,30 Saluti delle autorità: Flavio Zanonato, Sindaco di Padova e di Milvia Boselli, Presidente del Consiglio Comunale di Padova;
h.10.00 Introduzione ai lavori a cura del Centro Veneto Progetti Donna e del Centro Documentazione Donna Lidia Crepet
h.10.30 La falsa innocenza della neutralità, riflessioni di una docente universitaria di Francesca Gambarotto - facoltà di scienze politiche università di Padova
h 11.00 Coffe Break
h.11.15 La ricerca partecipativa in città di Paola Zappaterra - Associazione Orlando di Bologna
h.11.40 : Bilancio di genere, nuova frontiera per una città partecipata di Giuliana Beltrame - consigliera comunale di Padova
h.12.00 L’Istituto per le politiche di genere di Elda Guerra - Associazione Orlando di Bologna
h.12,30 Dibattito
h. 13.00 Pausa pranzo
h. 14.30 Work-shop: 1. Laboratorio per le politiche di genere: contenuti e strategie; 2. Le donne e le politiche dei servizi fra iniziative pubbliche e risorse del privato sociale
h. 16.00 Relazioni dei Work-shops
h. 17.00 Conclusioni sul tema: La ricerca partecipativa per dare forma al laboratorio per le politiche di genere

Martedì 14 dicembre dalle ore 18.00 alle 20.00
Forum Agenda 21 in sessione plenaria, Sala Anziani, Municipio di Padova
La nuova amministrazione intende riprendere e rilanciare l’Agenda 21 del Comune di Padova, quale reale processo di partecipazione dei principali soggetti attivi del territorio, per costruire insieme un futuro sostenibile per la nostra città.La scorsa settimana la Giunta ha preso atto del lavoro fin qui svolto dal Forum e, in particolare, del Piano d’Azione Locale da esso elaborato, riconoscendone il positivo e propositivo contributo nella direzione di ricercare soluzioni innovative e partecipate per migliorare la qualità della vita e la qualità dell’ambiente a Padova.
E’ nostra intenzione arrivare rapidamente alla definizione di un Piano operativo delle azioni proposte dal PAL al fine di verificare, con i relativi Settori dell’Amministrazione, le azioni già realizzate o in fase di realizzazione e quelle da realizzare dandone progressiva attuazione all’interno del programma della nuova Amministrazione, nel rispetto dei vincoli di bilancio che come è noto sono sempre più ristretti a seguito delle decisioni dell’attuale Governo. Riteniamo nello stesso tempo che molti/alcuni degli obiettivi e delle azioni proposte necessitino, data la loro valenza strategica per il futuro della città, di un ulteriore impegno/lavoro di confronto e di approfondimento, con tutte le componenti della cittadinanza, per darne maggior concretezza ed operatività.
Per presentare le linee di indirizzo con cui la nuova Amministrazione intende rilanciare il processo di Agenda 21 locale è stato convocato il Forum civico in sessione plenaria per martedì 14 dicembre dalle ore 18.00 alle 20.00 presso la sala Anziani in Municipio.Nel sottolineare l’importanza di un vostro attivo contributo per far ripartire l’Agenda 21 a Padova, auspichiamo la vostra presenza in questa importante occasione.

Domenica 12 dicembre ore 9.30 Sala degli Anziani Municipio di Padova
Parlano i Migranti: riflesioni e proposte dalle lavoratrici e lavoratori migranti alle istituzioni e alla cittadinanza Padovana. organizza FILLEA e l'Ufficio Lavoratori Migranti di Padova di CGIL

 

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