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Primo Piano

Allarme OZONO, da 3 giorni superata soglia di attenzione


Ieri lunedì 22 agosto per il terzo giorno consecutivo le stazioni di monitoraggio Arpav a Padova hanno registrato il superamento della soglia d’attenzione, oltre i 180 microgrammi per metrocubo d’aria, soglia oltre la quale si possono registrare effetti acuti immediati. Per legge deve scattare l'informazione rivolta a tutti i cittadini.

Lo fa Legambiente in assenza di comunicati ufficiali. Invitiamo tutti i lettori a divulgere le notizie contenute in questo numero speciale di ecopolis.

 

Ozono, come si forma?


Al livello del suolo la molecola di ozono si forma quando altri inquinanti, principalmente ossidi di azoto e composti organici volatili, che escono dai nostri tubi di scappamento, reagiscono a causa della presenza della luce del sole.

Gli effetti acuti sulla salute

L'ozono è pericoloso perché riduce la funzione polmonare. Significa che diminuisce la quantità di aria che si riesce a respirare. I soggetti a rischio: bambini, donne in gravidanza, anziani, chi svolge attività lavorativa e fisica all'aperto e in particolare: i soggetti asmatici e quelli con patologie polmonari e cardiologiche.

Tutela dei lavoratori esposti


E' compito delle Amministrazioni Pubbliche e del medico del lavoro non trascurare l'esposizione ad inquinanti da smog dei lavoratori che operano per tutto il tempo di lavoro o per gran parte di esso all'aperto. Ecco le categorie di lavoratori a rischio e come prevenire.

 

Primo Piano

Allarme OZONO, da 3 giorni superata soglia di attenzione


Per il terzo giorno consecutivo le stazioni di monitoraggio Arpav a Padova hanno registrato il superamento della soglia d’attenzione, oltre cioè i 180 microgrammi per metrocubo d’aria, soglia oltre la quale si possono registrare effetti acuti immediati.

Il valore per la protezione umana sul lungo periodo (120 microgrammi per metro cubo d’aria) è invece stato superato per ben 80 giornate, ben di più dei 25 giorni all’anno di sforamento del valore consentiti per legge.

Sbaglia chi afferma che questo valore sta diminuendo nel corso degli anni. Infatti nel 2010 i superamenti sono stati 52. Nel triennio 2007-2009 a Padova il valore per la protezione della salute umana è stato mediamente  di 40 superamenti annui.

Perché il bollettino on linee del Comune “iPadova” continua a non parlare dello smog fotochimico che insiste sulla nostra città? Eppure, secondo il Decreto Legislativo 155/2010 che recepisce la Direttiva 2008/50/CE, per tre giorni si è superata soglia di informazione: “livello oltre il quale sussiste un rischio per la salute umana in caso di esposizione di breve durata per alcuni gruppi particolarmente sensibili della popolazione nel suo complesso ed il cui raggiungimento impone di assicurare informazioni adeguate e tempestive (fonte ARPAV)”.

Ozono d’estate e Pm10 negli atri mesi ripropongono con forza, alla città ed all’Amministrazione, quello dello smog come grande problema ambientale e sanitario.

Gli interventi per diminuire il volume del traffico, fonte primaria dello smog, appaiono ancora ampiamente insufficienti. A Padova bisognerebbe diminuire di almeno di almeno un quarto i circa seicentomila spostamenti giornalieri di persone e merci su auto e furgoni.


Ozono, come si forma?


Al livello del suolo la molecola di ozono si forma quando altri inquinanti, principalmente ossidi di azoto e composti organici volatili, che escono dai nostri tubi di scappamento, reagiscono a causa della presenza della luce del sole.

Le sorgenti di questi inquinanti "precursori" dell'ozono sono di tipo antropico (i veicoli a motore, le centrali termoelettriche, le industrie, i solventi chimici, i processi di combustione ect) e di tipo naturale, quali i boschi e le foreste, che emettono sostanza organiche volatili molto reattive” (fonte ARPAV).

Le concentrazioni di ozono sono influenzate da diverse variabili meteorologiche come l'intensità della radiazione solare, la temperatura, la direzione e la velocità del vento: ecco perché si osservano delle sistematiche variazioni stagionali nei valori di ozono.

Nei periodi tardo-primaverili ed estivi, le particolari condizioni di alta pressione, elevate temperature e scarsa ventilazione favoriscono il ristagno e l'accumulo degli inquinanti e il forte irraggiamento solare innesca una serie di reazioni fotochimiche che determinano concentrazioni di ozono più elevate rispetto al livello naturale che è compreso tra i 20 e gli 80 microgrammi per metro cubo di aria.

 

Gli effetti acuti sulla salute

Le categorie di popolazione particolarmente suscettibili ai rischi di esposizione ad ozono sono: i bambini, le donne in gravidanza, gli anziani, chi svolge attività lavorativa e fisica all'aperto e in particolare: i soggetti asmatici e i soggetti con patologie polmonari e cardiologiche.

L'ozono è pericoloso perché riduce la funzione polmonare. Significa che diminuisce la quantità di aria che si riesce a respirare.

Se al momento “non sono ancora ben note le conseguenze "croniche", derivanti cioè da una lunga esposizione a basse concentrazioni di ozono, tra gli effetti "acuti" si devono ricordare le irritazioni agli occhi, al naso, alla gola e all'apparato respiratorio, un senso di pressione sul torace e la tosse (forte azione irritante nei confronti delle mucose).

In ogni caso i rischi dipendono dalla concentrazione di ozono presente e dalla durata dell'esposizione. In caso di sforzi fisici l'azione irritante risulta più intensa e le prestazioni fisiche possono diminuire” (fonte ARPAV). Attenzione quindi a praticare sport (anche nei parchi) o ai giochi presso i centri estivi.

Già attorno ai 200 microgrammi l'ozono può rendere più difficile respirare profondamente, e se si sta facendo una attività faticosa all'aperto ci si rende conto di respirare più in fretta e meno profondamente che di norma. Alle concentrazioni misurate a Padova da sabato scorso “secondo l'Organizzazione Mondiale della Sanità la funzione respiratoria diminuisce in media del 10% nelle persone sensibili che praticano un'attività fisica all'aperto” (fonte ARPAV).

Inoltre l'ozono può aggravare l'asma e altre patologie respiratorie.

Quando i livelli di ozono sono alti, diventa più probabile che gli asmatici possano avere un attacco, che richiede un uso di farmaci o una visita medica. Infatti l'ozono rende gli asmatici più sensibili agli allergeni che scatenano l'attacco. Inoltre gli asmatici sono più sensibili alla riduzione della funzione polmonare e all'irritazione che l'ozono provoca nel sistema respiratorio.

L'ozono può aggravare le malattie croniche del polmone, quali enfisemi e bronchiti.

Infine l'ozono può provocare l'infiammazione del sottile strato di cellule che riveste le vie respiratorie. Quest’effetto è stato paragonato a quello di una scottatura da raggi solari sulla pelle. Si determina un danno sulle cellule e in pochi giorni quelle danneggiate sono rimpiazzate e vi è una esfoliazione come per la pelle dopo una scottatura solare. Se succede frequentemente vi possono essere dei danni a lungo termine, con una riduzione della qualità della vita.


Tutela dei lavoratori esposti


L’ozono comincia a causare danni ACUTI alla salute se supera per almeno un’ora al giorno 180 microgrammi per metro cubo d’aria, o per 8 ore i 120 microgrammi.

E’ per questo che limitarsi a consigliare alla popolazione di restare a casa nelle ore più inquinate non basta. Il Comune tuteli le fasce più esposte, sospendendo le attività all’aperto dei servizi non indispensabili, o vigilando perché vi sia un’adeguata turnazione al fine di evitare al massimo l’esposizione.

Oltre a bambini e anziani anche tra gli adulti esistono fasce a rischio, o per le cattive condizioni di salute, in particolare per affezioni dell'apparato respiratorio (flogosi croniche delle mucose delle prime vie aeree, asma bronchiale allergica etc.) o perché effettuano lavorazioni particolarmente faticose all'aperto.

E' compito delle Amministrazioni Pubbliche e del medico del lavoro non trascurare l'esposizione ad inquinanti da smog dei lavoratori che operano per tutto il tempo di lavoro o per gran parte di esso all'aperto.

Legambiente fornisce una lista di categorie di lavoratori che rappresenta un sommario elenco di esposti, certi o probabili, al rischio ozono.

Nell’impiego Pubblico: guide turistiche, addetti impianti sportivi all'aperto (in particolare bagnini di piscine ed istruttori di nuoto, tennis, canottaggio etc.), addetti manutenzione degli argini; addetti manutenzione rete fognaria o pubblica illuminazione; giardinieri; lavoratori trasporto pubblico; lavoratori Autostrade; lavoratori FF.SS. (manovali, capi stazione, addetti alla manutenzione delle linee, addetti al diserbo linee); pattuglie polizia e carabinieri; postini; operatori ecologici.

Nell’impiego Privato: addetti al trasporto valori; tecnici linee elettriche e telefoniche; tecnici impianti depurazione acque; tecnici impianti gas; addetti all'edilizia e manutenzione stradale (ponteggiatori, restauratori, sterratori, escavatoristi, gruisti, bitumatori strade); addetti stazioni di distribuzione di carburante; attacchini di manifesti; taxisti; autotrasportatori e addetti imprese di traslochi; camerieri di bar e ristoranti all'aperto; commercianti ambulanti; giornalai con edicole all'aperto, commercianti dei mercati; fattorini; gommisti, elettrauto, meccanici auto; guardie private; lavoratori in serre e vivai.

Legambiente invita i Sindacati, a cui offre la propria collaborazione, a vigilare: la valutazione del rischio, va effettuata a norma di DLgs 626/94. Mandare a lavorare, senza precauzioni e senza preventiva valutazione, queste categorie nelle ore di massima concentrazione dell’ozono, può significare violazioni della normativa sulla sicurezza del lavoro.

Come prevenire

  • è necessario prevedere la possibilità di sospensione delle attività lavorative all'aperto in caso di raggiungimento di alte soglie di ozono;

  • anticipare nei limiti del possibile l'orario di inizio dell'attività lavorativa al mattino, almeno nei mesi di luglio e agosto, ampliando l'intervallo mensa;

  • evitare che le lavorazioni più faticose vengano eseguite nella fascia oraria 13-17;
  • allontanare i lavoratori a maggior rischio respiratorio (bronchitici cronici, asmatici), previo parere del medico competente, per valori superiori alla soglia di attenzione (180 µm3).



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