Iscr. Reg. Trib. di Padova n. 1920 del 14/12/04
22/12/2011 Newsletter num 318 inviata a 13.802 iscritti

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Auguri dalla redazione di ecopolis. Anche la newsletter va in vacanza, riprenderemo le pubblicazioni il 12 gennaio

Primo Piano

Trasporto pubblico, un po' d'ossigeno ma non basta


I tagli voluti da Tremonti, che nel 2012 avrebbero fatto chiudere il trasporto pubblico, vengono fortunatamente ridimensionati. Ma mancano ancora diversi milioni per arrivare a una situazione come quella del passato. Ieri sono stati sbloccati altri 400 milioni (che si sommano ai 1.200 milioni già stanziati dal governo): ne mancano ancora 500 per arrivare a quanto stanziato per il 2011.

Ambiente

Informazioni sulle emissioni, un primo passo


Le associazioni ambientaliste dell'Osservatorio sull'inceneritore esprimono soddisfazione per la pubblicazione dei dati sulle emissioni dell'impianto. Ma al contempo chiedono siano date informazioni anche su tipologia e provenienza dei rifiuti trattati e lanciano 10 proposte per ridurre la produzione dei rifiuti.

Democrazia Urbana

Garantire servizi per le persone con disabilità


Dopo battaglie, proteste e proposte guidate dalla FISH Veneto (federazione delle associazioni della disabilità che ne raggruppa oltre 30) il Consiglio regionale del Veneto convocato in seduta straordinaria ha approvato una mozione che impegna la Giunta regionale su più fronti. Occorre vigilare che si passi dalle parole ai fatti.

Cemento che ride

Un altro modello infrastrutturale per il Veneto


Pubblichiamo una sintesi della mail inviata da Carlo Crotti, Presidente dell’associazione Salvaguardia Idraulica del territorio padovano e veneziano al presidente della Fondazione NordEst, il dr. Marini, in merito alle future opzioni infrastrutturali che interesseranno la nostra regione.

Media e messaggi

Patria. Un'idea per il nostro futuro


La storia dell'idea di patria ha prevalentemente evocato un'appartenenza legata a valori, a obiettivi comuni, piuttosto che al sangue, la lingua, la religione. Un’idea di patria “progettuale” molto utile per far fronte alla crisi attuale.

Succede in città

Solidarietà al Sindaco


La redazione di ecopolis esprime piena solidarietà, umana e politica, al Sindaco Flavio Zanonato relativamente all’ignobile attacco dei gruppi neonazisti.

Legambiente condivide totalmente le iniziative del Comune di Padova per l’integrazione e una civile convivenza di tutti i cittadini stranieri che vivono o lavorano nella nostra città, non ultima l’importante esperienza del voto per l’elezione della consulta degli immigrati che ha visto il Sindaco fortemente impegnato, in una giornata in cui alcuni dei cittadini migranti hanno sperimentato per la prima volta il diritto al voto, profughi da paesi sotto dittatura.

Riteniamo infine che la campagna “l’Italia sono anch’io” di sostegno popolare a misure legislative di cittadinanza per le seconde generazioni e diritto al voto amministrativo sia la migliore dimostrazione che è tempo per politiche “alte” di integrazione sociale.


Primo Piano

Trasporto pubblico, un po' d'ossigeno ma non basta


Lunedì scorso legambiente ha presentato il rapporto Pendolaria, di cui vi proponiamo una sintesi per la Regione Veneto. Il resto del rapporto si può leggere qui.

Il 2011 verrà ricordato come l’anno dei tagli ai treni pendolari e dell’aumento dei biglietti: la regione maglia nera in Italia, con punte di un treno cancellato ogni cinque, è il Veneto.

Nonstante il governo Monti abbia stanziato nuovi fondi per coprire i tagli voluti da Tremonti mancano ancora dei soldi. La Regione Veneto e il suo Presidente non devono perdere tempo e devono stanziare immediatamente i fondi per integrare questa mancanza: altrimenti i danni sociali e ambientali sarebbero senza precedenti.

Il dramma dei tagli ai treni è aggravato da una politica strabica che mentre taglia i fondi per i treni dei pendolari finanzia e incentiva il trasporto privato: dal 2000 ad oggi, sono piovuti 4 miliardi e 400milioni di Euro, gli ultimi arrivati persino nell’ultima Finanziaria di tagli di Berlusconi (Matteoli Ministro) con 400 milioni per sconti sui pedaggi, sgravi fiscali, detrazioni varie. Arrivato Monti (con Passera Ministro) stesso spartito, si recupera un miliardo di euro all’anno per l’autotrasporto per rimborsare l’accisa sui carburanti, che sarà dunque pagata da tutti gli automobilisti (compresi i pendolari che usano l’auto).

In un pessimo contesto nazionale, il Veneto si caratterizza per riuscire a fare ancora peggio: nella nostra regione quasi 1 miliardo di euro è stato destinato ai nuovi progetti stradali (Pedemontana, GRAP, Nogara-Mare solo per citarne alcune). Fino a questo momento l'Assessore Chisso si è prodigato nel realizzare nuove strade: gli chiediamo di prendersi fino in fondo le responsabilità del suo Assessorato e dedicare un po' di attenzione anche ai pendolari dei treni.

Sembra infatti evidente come la strategia della Regione sia quella di incentivare l'uso dell'auto. Chi usa il treno per necessità o per scelta è sempre più penalizzato: da una parte perché i treni sono sempre più vecchi, dall'altra perché non investendo su mezzi nuovi, i pendolari sono costretti a viaggiare su vagoni vecchi e sporchi. Serve subito un cambio di rotta, la Regione deve finalmente sviluppare un Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale: in una regione come la nostra, sviluppata a città diffusa questo è l'unico modo per risolvere i problemi di inquinamento e traffico (vedi dossier allegato).

Luigi Lazzaro - Presidente di Legambiente Veneto


Ambiente

Informazioni sulle emissioni, un primo passo


Le associazioni che fanno parte dell'Osservatorio e che seguono da vicino il suo operato esprimono soddisfazione per la decisione di AcegasAps di pubblicare i dati delle emissioni delle tre linee dell'inceneritore.
Si auspicano che AcegasAps proceda nella direzione della massima trasparenza, pubblicando, come pure richiesto presso l'Osservatorio, anche tipologia e provenienza dei rifiuti trattati. Informare correttamente é fondamentale per la presa di coscienza e la responsabilizzazione della cittadinanza.

I cittadini devono sapere che lo smaltimento non risolve il problema dei rifiuti, ma risponde ad una necessità contingente, in mancanza di politiche di prevenzione rifiuti. Lo smaltimento dei rifiuti costituisce uno spostamento dei problemi da una parte all'altra, dalle nostre strade alle discariche ed all'atmosfera, e soprattutto dal presente al futuro, ai nostri figli, a cui lasciamo in eredità più inquinamento e meno risorse (se bruciamo materiali non li possiamo recuperare), con conseguenze sul piano ambientale e sanitario.

L'unica vera soluzione è cercare di produrre meno rifiuti, attraverso non solo una migliore raccolta differenziata, come quella porta a porta, che ne favorisca il riciclaggio, ma soprattutto puntando alla riduzione della produzione di materiali destinati a diventare rifiuti. Vanno messe a punto strategie per ridurre i beni usa e getta e per ridurre gli imballaggi inutili; per quelli indispensabili vanno trovati materiali facilmente riutilizzabili o riciclabili.
 
Su questo tema le Associazioni, anche grazie all'Osservatorio, hanno lanciato una proposta di collaborazione alle amministrazioni cittadina, provinciale e regionale ed intendono coinvolgere AcegasAps e la Grande Distribuzione Organizzata (GDO), per un Piano di iniziative che incidano sulla filiera produttiva, del packaging e della logistica.
 
Le Associazioni firmatarie, con questa istanza, intendono indurre una profonda revisione dell'attuale sistema di produzione e distribuzione dei beni su livelli più sostenibili per la salute e l'ambiente, anche attraverso la sensibilizzazione della cittadinanza. Si augurano che, grazie al sostegno di tutti i partner coinvolti (amministrazioni, APS, GDO) si potranno ottenere importanti risultati.

Si possono vedere qui le 10 iniziative per la riduzione della produzione di rifiuti.

ACSI – Padova, Amissi del Piovego, Ass.ne Medici per l'Ambiente ISDE – Padova, Comitato Difesa Salute e Ambiente Padova Est, Comitato Lasciateci Respirare, Ecodem – Padova, Legambiente Padova, WWF Padova, Movimento 5 Stelle - Padova


Democrazia Urbana

Garantire servizi per le persone con disabilità


Il 26 ottobre scorso la FISH Veneto ha dato vita ad una manifestazione di protesta a Venezia, davanti a Palazzo Ferro Fini, sede del Consiglio regionale del Veneto ed ha chiesto alla presidenza e ai capigruppo del Consiglio la convocazione di una seduta straordinaria su disabilità e non autosufficienza. L’azione della FISH è stata continua, la partecipazione alle iniziative alta. I consiglieri di opposizione hanno condiviso le richieste e presentato una mozione.

Il Consiglio regionale del Veneto convocato in seduta straordinaria il 13 dicembre ha approvato una mozione (vedi qui la sintesi a cura dell’Agenzia regionale) che impegna la Giunta regionale a rafforzare i piani personalizzati per la Vita indipendente, a innovare i servizi e le attività diurne, a garantire una vita dignitosa alle persone che vivono nelle comunità-alloggio e altro ancora.

E’ un risultato importante. Il Consiglio regionale ha preso atto che in Veneto c’è una federazione, la FISH, in cui si riconoscono le principali associazioni di tutela, capace di mobilitare persone e famiglie a sostegno di una piattaforma rivendicativa riassumibile nello slogan “affermare i diritti, garantire i servizi essenziali”.

Abbiamo presentato al Consiglio regionale le ragioni della protesta e argomentato con grande serietà la proposta. "Faccia la Regione – abbiamo chiesto – ciò che il governo rifiuta di fare. Dia attuazione piena ai LEA (Livelli Essenziali di Assistenza), determini i Livelli Essenziali delle Prestazioni Sociali e adotti nella legislazione regionale i principi sanciti dalla “Convenzione ONU sui diritti delle persone con disabilità”. Faccia in modo che i servizi siano garantiti ed esigibili in tutti i comuni della Regione. Non si può sorvolare sui diritti negati, non si può sempre utilizzare l’alibi della mancanza delle risorse. Il Consiglio affronti il problema delle entrate e delle uscite e costruisca con orgoglio un bilancio di previsione per il 2012 ricco di risposte alte, solidali e civili. E’ un obiettivo che richiede la piena consapevolezza e la piena assunzione di responsabilità di tutti i soggetti, che può unire in uno sforzo comune il Consiglio e che troverà l’incondizionato sostegno della parte migliore della società”.

Possiamo sicuramente dire di avere fatto un passo avanti, per esultare aspettiamo che le parole e la volontà espressa dal Consiglio regionale con la mozione approvata si traduca in azioni concrete. Visto l’approssimarsi della discussione sul bilancio di previsione 2012 saremo molto presto in grado di verificarlo. La mozione è una dichiarazione d’intenti, un impegno pesante e da onorare, ma pur sempre un’intenzione e potrebbe essere facile sostenere che la crisi economico finanziaria per il momento … non permette.

Abbiamo fatto un uso intelligente della nostra forza, abbiamo contrastato e contrastiamo i tentativi di introdurre il concorso alla spesa per i servizi essenziali. abbiamo dimostrato competenza. Abbiamo cercato di far capire ai consiglieri regionali di maggioranza e di opposizione quanto sia difficile la situazione delle persone e delle famiglie che convivono con la disabilità e la non autosufficienza.

Ora incalzeremo la Giunta e il Consiglio regionale del Veneto. Siamo fermamente intenzionati a conquistarci un futuro.

Flavio Savoldi - segreteria Fish Veneto


Cemento che ride

Un altro modello infrastrutturale per il Veneto


Non è la prima volta che le scrivo nella mia qualità di presidente dell’Associazione di cui sopra e non avendo mai avuto una sua replica, non mi permetto trarre conclusioni e per questo torno a riferirle le nostre ragioni, che oggi trovano maggior consistenza proprio per il fatto che un’alluvione di grande, ma non eccezionale, portata ci sia già stata l’anno scorso.

A leggere i suoi articoli pare non esistano altre opzioni infrastrutturali in Veneto se non quelle autostradali e l’Alta Velocità ferroviaria. Mi permetta di dissentire e di offrirle un’altra ricostruzione dei fatti.

Alta velocità: non convincono gli slogan tanti illustri personaggi confindustriali a favore della TAV in Veneto, sia in direzione di Verona come verso Trieste.

Secondo RFI non esiste un mercato passeggeri che giustifichi una TAV da Venezia verso Trieste e anche l’attuale servizio Venezia-Milano, sempre a detta di RFI, è perfettamente sufficiente alla bisogna. Qualcuno però se ne è accorto, ed ha creduto far cosa intelligente rilanciare la TAV in forma TAC (Alta Capacità). Se non esiste un mercato passeggeri, ha pensato, ci sarà pur sempre da soddisfare quello merci in direzione del Nord Europa!

A parte il fatto che un container, a differenza di un passeggero, non si lamenta se impiega qualche ora in più ad arrivare a destinazione, forse sarebbe più conveniente concentrare i nostri pochi soldi per migliorare la rete ferroviaria esistente, che al momento non regge il paragone con quelle tedesche e austriache.

Via navigabili: con interventi ad hoc il percorso fluvio-marittimo tra il Terminal off shore (TOS) davanti a Malamocco e la ferrovia del Brennero può diventare un’alternativa alla TAC tra Venezia e Verona (con 5 grandi battelli si assicurerebbe un flusso annuale di merci pari a quello di 17.000 camion sulla stesso percorso); il Corridoio 1 sarebbe quindi collegato al TOS in Adriatico e il suo costo, a parte la migliore sostenibilità ambientale e i minori tempi di realizzazione, è infinitesimo rispetto al corrispondente tratto TAV.

Anche il trasporto dei containers dal TOS fino a Monfalcone, navigando lungo costa, può essere alternativo alla parallela linea ferroviaria nel Veneto orientale. In quel porto deve arrivare il Corridoio Adriatico-Baltico. A che serve spendere un mucchio di soldi, violentare il paesaggio e le genti del Veneto orientale con una linea TAV (segmento veneto del Corridoio 5) che verrebbe presto annichilita da quella che dal porto di Fiume va verso il Danubio (Corridoio fluviale collegato al Reno) e Budapest ? Lo scenario italiano va rivisto e non assunto come se fossimo rimasti agli anni ’80, quando fu prefigurato.

Infrastrutture a terra: se poi scegliamo volontariamente di accatastare migliaia di container in arrivo dal TOS in località Dogaletto di Mira, proprio alla foce dell’idrovia Padova-Mare, senza avere altro sbocco che la camionabile e la statale Romea, allora siamo di fronte a scelte diaboliche. Agli occhi delle grandi compagnie di navigazione la soluzione Dogaletto apparirà non all’altezza della gestione di quei flussi e tanto meno in grado di potersi espandere ulteriormente senza considerare poi il fatto che Dogaletto produrrà la cannibalizzazione del 30% di quanto oggi gestisce l’Interporto di Padova.

In conclusione bisogna cominciare da un’offerta logistica integrata che unisca porti e aree interne:

- la riconfigurazione del porto di Venezia che deve arrivare a comprendere banchine fluvio-marittime a Padova e a Chioggia;

- il Fissero Tartaro Canal Bianco che deve arrivare a Isola della Scala e i battelli dal TOS poter raggiungere Monfalcone.

A mio avviso invece siamo di fronte ad un molto probabile insuccesso delle infrastrutture che ci vengono ogni giorno riproposte da chi ha invece ben altri obiettivi economici e strategici (Mi riferisco alla rendita fondiaria e alla susseguente speculazione edilizia, che poi scaricherà i suoi costi economici e sociali sulle spalle dei disattenti contribuenti veneti come avvenuto, ad esempio caso del “project financing” dell’Ospedale All’Angelo di Mestre).

Il modello di sviluppo e gli investimenti infrastrutturali che in sostanza l’attuale classe dirigente pretende, magari imponendo Commissari Governativi o project bond, parte dall’idea che a fronte di “un’offerta” si sviluppi inevitabilmente “una domanda”. Un principio che nessun amministratore delegato di un’impresa privata darebbe mai per scontato, tanto meno un suo azionista. 

Mi auguro che anche la Fondazione che lei dirige cominci a studiare lo scenario che ho prefigurato, se non altro per non adagiarsi su vecchie idee infrastrutturali, che incontreranno ostilità crescenti tra le popolazioni interessate. E non perché siano tutte irriducibilmente Nimby !


Carlo Crotti - Presidente ass.ne Salvaguardia Idraulica Territorio padovano e veneziano


Media e messaggi

Patria. Un'idea per il nostro futuro


Gli autori, Emanuele Conte e Roberto Della Seta, ripercorrono la storia dell'idea di patria dall'antica Roma fino alla modernità, mettendo in evidenza che "patria" ha sempre evocato un'appartenenza legata a valori, a obiettivi comuni, piuttosto che a elementi dati e statici come il sangue, la lingua, la religione. Così nella "communis patria" romana, così nel vincolo di fedeltà dinastica che legava i sudditi di tutte le monarchie nazionali nate in Europa nel Medio Evo, così nella "res publica" dei comuni italiani. Questo stesso è stato il segno anche del patriottismo democratico, che da Mazzini a molti socialisti, dal sionismo al Partito d'azione, ha costantemente evocato una sensibilità progressista, solidarista, di sinistra, e un'idea di appartenenza patriottica vista come funzionale, non certo opposta, all'universalismo dei diritti e dei valori fondamentali.

A partire dalla seconda metà dell'Ottocento, patria e patriottismo sono stati oscurati da una parte dall'affermazione del nazionalismo - che si regge invece su una nozione "biologica" e dunque esclusiva ed escludente di patria - dall'altra dall'imporsi nella sinistra della cultura marxista che considerava l'amore di patria una tipica sovrastruttura borghese.

Anche nella sinistra italiana patria è stata a lungo una parola quasi impronunciabile, mentre in molti hanno teorizzato che gli italiani - per i loro tratti irrimediabili di particolarismo e di familismo - sarebbero sostanzialmente inadatti a sentirsi una patria.

Conte e Della Seta provano a dimostrare, invece, che alcuni dei caratteri più originari e originali dell'italianità - la tradizione civica nata con i "municipia" romani e poi fiorita con i comuni, la vocazione alla convivialità che è anche attenzione al "buon vivere" e ai beni comuni - si presterebbero assai bene a fondare una forte identità patriottica, basata sulla percezione di appartenere tutti come italiani a una stessa comunità e a uno stesso destino. Di più, questa idea italiana, molto più "progettuale" che etnica, di patria, è anche la più adatta a declinare su basi più aperte e più inclusive, il concetto di cittadinanza, a partire dal principio che chi nasce, cresce, diventa cittadino in Italia va considerato italiano qualunque sia la sua origine familiare. 

Se finora in Italia la patria è stato un tema, un valore dimenticato, ciò dipende in larga misura dall'inadeguatezza delle classi dirigenti (in senso lato) che molto raramente nei centocinquant'anni di vita unitaria hanno saputo e voluto anteporre l'interesse nazionale agli interessi particolari di luogo, di classe, di partito, o peggio alle convenienze personali o di gruppo. Per questo, concludono gli autori, la prima "riforma" che serve all'Italia è quella del ricambio della classe dirigente, che costruisca l'ancoraggio a un interesse comunitario largo contro gli "opposti estremismi" di una globalizzazione anonimizzante o del proliferare di corporativismi, "nimby" ed egoismi d'ogni tipo.

Gli autori: Emanuele Conte è Docente di Storia del Diritto, Roberto Della Seta, ora senatore, è stato Presidente nazionale Legambiente.

Patria. Un'idea per il nostro futuro Garzanti, 176 pagine, euro 14,60

Lucio Passi, portavoce Legambiente Padova


Succede in città

Commentare a posteriori


Riceviamo e molto volentieri pubblichiamo questa riflessione a proposito del ruolo delle “rubriche degli appuntamenti” nella stampa locale. Difficilmente riusciremo a tradurlo in un impegno; intanto lo segnaliamo, ad es. a chi è più “grande” di noi:

Ecco una notizia che andrebbe segnalata, secondo me (lo dico con cognizione di causa, non solo in quanto … Cicero pro domo sua!), perché la stampa ha una funzione morale implicita e fondamentale all’interno di una comunità civile: quella di registrare e comunicare a posteriori il valore effettivo di un evento e di offrirne ai lettori i criteri per stimolare una critica personale più competente, condivisibile e APERTA.

Non solo di annunciarlo, declinando ogni responsabilità… Lo so: è già tanto e comporta comunque una scelta…

Grazie comunque per inviarmi ecopolis, che è un’interessante prospettiva sul nostro piccolo mondo attuale, più e meno civile. Buon lavoro e mille auguri

Luisa Scimemi

LETTERA AI GIORNALI

Lunedì scorso la chiesa metodista di Corso Milano era gremita di pubblico, accorso per assistere all’inaugurazione della mostra multimediale dedicata a Silvio Omizzolo, intitolata Sacralità e storia di un grande musicista padovano. La scelta del luogo non poteva essere più appropriata, poiché il compositore padovano aveva aderito alla religione metodista nel 1928 proprio in questa chiesa, all’età di 23 anni.

La serata si è articolata in due momenti musicali in cui il soprano Tiziana Zoccarato ha interpretato con sensibilità e calore alcuni brani di Omizzolo, il Canto spirituale (Padre nostro) su testo del pastore Giuseppe Verri, e i tre Frammenti biblici, accompagnata da un ottimo gruppo strumentale composto di allievi, insegnanti ed ex insegnanti del Conservatorio Cesare Pollini di Padova diretti da Edoardo Lanza: Giulio Pitteri, flauto; Erika Rampin, oboe; Chiara Pittarella, clarinetto; Enrico Toffano, fagotto; Federico Andreatta, corno; Pietro Juvarra, violino; Luca Zanetti, viola; Gianbattista Valdettaro, violoncello; Matteo Zabadneh, contrabbasso.

Fra la prima e la seconda parte del concerto, il musicologo Vitale Fano (che svolge presso l'Università di Padova un progetto di ricerca su Omizzolo) ha inquadrato la figura del musicista nel contesto della Padova musicale della prima metà del Novecento, sottolineando l'aspetto religioso e anche la sensibilità contro le ingiustizie e le oppressioni, che hanno sotteso gran parte della sua attività compositiva.

La conclusione della serata è stata affidata alla compagnia "Arti della rappresentazione" che ha presentato Wohin - Dove? sulla musica della Elegia per gli impiccati di Bassano scritta da Omizzolo per la poesia di Neri Pozza: un'intensa e sofferta esibizione di teatro danza che ha ricordato la drammatica esecuzione di 31 partigiani a Bassano nel 1944 e che è stata interpretata da Jolanda Bertozzo, Manuel Bendoni, Sonia Pernigotto e Michela Lombardi, con la regia di Giorgio Bordin. Gli allestimenti di Alessandro Martinello, la fotografia del Digital Club Vicenza ed il progetto grafico di Mario Bendoni hanno completato il quadro con un'installazione multimediale che rimarrà aperta fino a sabato 17 dicembre.

Al termine dell'esibizione, Enrica Omizzolo (figlia del compositore) ed Elio Peruzzi, promotori e sostenitori dell'iniziativa, Luisa Scimemi di San Bonifacio, subentrata all'indimenticabile, illustre Prof. Giorgio Segato, recentemente scomparso, nella presidenza del Centro culturale musicale Silvio Omizzolo, e la padrona di casa, la pastora Caterina Griffante, hanno rivolto al pubblico un commosso e caloroso saluto conclusivo, sigillo di una serata che ha fuso storia, religione, musica e teatro in un equilibrio magico e appassionante, di forte suggestione civile.

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CORSI, SEMINARI E MOSTRE – iniziative prossime e future

Fairtrade Italia in occasione del Natale 2011 propone il nuovo grembiule indiano equosolidale Fairtrade disegnato da Olimpia Zagnoli. Il grembiule è prodotto in cotone equosolidale certificato proveniente dalla cooperativa indiana Agrocel, in collaborazione con Fairtraide. Per ogni contributo minimo di 10 euro a favore delle attività di Fairtrade Italia il grembiule verrà recapitato gratuitamente a casa - clicca qui

Scuola di cultura costituzionale A breve inizierà il terzo ciclo della Scuola di cultura costituzionale (diretta da Lorenza Carlassare) dell’Università di Padova, anno 2012, sul tema "I cittadini e i loro rappresentanti". L’iscrizione alla Scuola, necessaria per conseguire l’attestato di partecipazione, si potrà effettuare dal 28 novembre al 31 dicembre 2011 mediante la compilazione dell'apposito modulo telematico reperibile all'indirizzo internet http://www.unipd.it/scuolacostituzionale.it e l'invio dello stesso all'indirizzo e-mail scuolacostituzionale@gmail.com.


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Gli orari di Salvalarte

I volontari di Salvalarte da vari anni si impegnano nelle aperture di monumenti che altrimenti rimarrebbero inaccessibili.

Oratorio di Santa Margherita via San Francesco 51, chiuso per restauro riapertura a novembre orari di apertura: da martedì a venerdì dalle 10.00 alle 12.00, lunedì, giovedì, venerdì e sabato dalle 16.00 alle 18.00

Ponte romano di San Lorenzo chiuso per lavori.

Scuola della Carità via S. Francesco 61, orari di apertura: giovedì e sabato dalle 10.00 alle 12.00 e dalle 16.00 alle 18.00, venerdì dalle 16.00 alle 18.00.

Loggia Palazzo della Ragione solo aperture straordinarie.

Torre dell'orologio, piazza Capitaniato 19, venerdì e sabato dalle 10.00 alle 12.00, visite ogni 30 minuti con gruppi di massimo 10 persone

Reggia Carrarese via Accademia n.7, orari di apertura: giovedì venerdì e sabato dalle 10.00 alle 12.30

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