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ECOPOLIS: L'ultimo numero

By drAdmin
Creato 27/12/2005 - 22:48
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Ecopolis newsletter socio-ambientale di Padova

Numero 323, 2012-02-09 Iscr. Registro Tribunale di Padova n. 1920 del 14/12/04 - Direttore Donatella Gasperi



Primo Piano


In due anni 60 milioni di euro di tagli

Le scriventi Organizzazioni Sindacali, hanno preso visione della proposta di Bilancio 2012, approvata dalla Giunta Regionale del Veneto, il 29 dicembre 2011, che contiene per il capitolo Mobilità, viabilità e infrastrutture.

Il taglio proposto per il 2012 è di 25.495.285,61 euro per il trasporto ferroviario regionale, e di 34.597.246,21 euro per il trasporto pubblico locale rispetto al bilancio consuntivo 2010.

Prendiamo atto che la situazione permane di straordinaria gravità con una ulteriore riduzione di risorse per l’anno 2012 nonostante i ripetuti pronunciamenti sulla “priorità del trasporto pubblico”.

E’ francamente inaccettabile che la Regione non usi tutte le entrate correnti vincolate al trasporto pubblico locale per finanziare la gestione corrente. Siamo determinati a rivendicare che i 16 milioni di euro di prestiti che gravano sul TPL per l’anno 2012, sia pagati con spesa in conto capitale o con risorse del bilancio regionale. Inoltre la Regione dovrebbe mettere a disposizione del servizio risorse del proprio Bilancio per favorire il mantenimento dei servizi e attrarre nuova utenza grazie al miglioramento degli indici di regolarità, puntualità, frequenza, qualità a bordo e a terra.

Nella spesa per i servizi ferroviari regionali mancano ai bisogni dell’attuale servizi ferroviario, sottoscritti con i contratti di servizio, non meno di 25,5 milioni di euro (taglio superiore al 17%).La spesa regionale veneta per i serviziferroviari è di gran lunga la più basse delle regioni italiane.

I 300.000 pendolari veneti si troverebbero a dover coprire con un nuovo aumento delle tariffe ben 61 milioni di euro. Significa che si dovrebbe aumentare a dismisura le attuali condizioni tariffarie in un contesto di graduale peggioramento del servizio

Le Organizzazioni sindacali consapevoli che lo spazio di manovra, complice la crisi e i ritardi nel riconoscerla e agire con misure anticicliche, è ristretto, con grande senso di responsabilità chiedono al Consiglio Regionale di assumere l’impegno di garantire almeno le stesse già insufficienti risorse dell’anno 2011.

I Segretari Regionali Generali di FILT-CGIL, FIT-CISL, UILT-UIL, UGL, FAISA, FAST, ORSA



Ambiente


Auditorium, ascoltate Gambino!

Aderisco volentieri all’invito a precisare alcune ulteriori ragioni di contrasto al progetto di Auditorium.

La vicinanza alla Cappella degli Scrovegni non determina solo i rischi idrogeologici residui, già segnalati dagli specialisti; prefigura una situazione di allarme che riguarda più ampiamente l'ambiente e il paesaggio. Quest'ultimo,  come sistema di relazioni non soltanto visive, ma ecologiche, storiche e culturali, quali quelle che la Convenzione Europea del Paesaggio, prima ancora del Codice del 2004, ci impone di prendere in considerazione. 

Al di là dell'ovvio rispetto per Giotto, è l'intero contesto a richiamare l'attenzione sull'invasività del progetto
Un contesto che si configura come uno snodo di straordinaria importanza nell'evoluzione della struttura storica della città, testimoniata da una ricca documentazione storiografica e iconografica e da studi e ricerche anche recenti. Tra questi, mi limito a citare gli studi avviati a metà degli anni '90 dall'amministrazione della città di Padova sul sistema del verde e delle acque interne, inquadrati in una ricognizione ad ampio spettro sulla rete idrografica. La prospettiva che ne emergeva individuava nel recupero, nel restauro e nella riqualificazione delle fasce fluviali la strategia fondamentale per la rivalorizzazione della città, "città d'acque per eccellenza", anche in termini di continuità ecologica, di leggibilità e di fruibilità sociale.

Questa strategia, che implica la riduzione di ogni superfetazione e di ogni fattore di degrado o di ulteriore pressione, la conservazione attiva delle Mura e di ogni preesistenza di pregio, la rifunzionalizzazione idraulica, la difesa degli spazi verdi e della vegetazione ripariale, la restituzione ai fiumi delle loro fasce di pertinenza, interessa in particolare l'intorno del Piovego in cui ricade il progetto (dell’auditorium, n.d.r.).

La realizzazione del progetto in questione sembra andare in direzione opposta a quella strategia e perdere l'opportunità di innescarla in un nodo chiave del territorio padovano. 

(*) Architetto dal 1959, Professore ordinario di urbanistica, già Presidente del Corso di studi in pianificazione e Vice-rettore al Politecnico di Torino, già Direttore del Centro Europeo di Documentazione sulla Pianificazione dei Parchi Naturali (CED-PPN),Coordinatore scientifico di vari Piani urbanistici, territoriali e paesaggistici e di vari Parchi nazionali e regionali (Gran Paradiso, Colli Euganei, AlpiApuane, Cilento e Vallo di Diano, Monti Sibillini, Vesuvio, Beigua, Gargano…), Membro del Comitato Scientifico della Rete per l’attuazione della Convenzione Europea del Paesaggio, Autore di numerose ricerche e pubblicazioni sui temi dell’ambiente, della natura e del paesaggio.

Roberto Gambino, urbanista *



Democrazia Urbana


Una via per Manfredo Massironi

L’associazione AR/CO (Architettura Contemporanea), con una lettera inviata lo scorso 27 gennaio al sindaco Flavio Zanonato e all’assessore Silvia Clai, chiede di intitolare una via o una piazza di Padova all’artista e percettologo Manfredo Massironi. L’appello è stato sottoscritto dalle associazioni Alvise Cornaro, Carex2000, Legambiente, Italia Nostra e Accademia Galileiana, oltre che da 115 personalità padovane legate al mondo dell’arte e della cultura.

Manfredo Massironi nasce a Padova nel 1937, e si laurea in Architettura a Venezia nel 1959. Nel 1960, assieme ad Alberto Biasi, Edoardo Landi, Toni Costa e Ennio Ludovico Chiggio, Massironi fonda il Gruppo N, tra le più importanti esperienze internazionali di Arte Cinetica e Programmata. Nel loro manifesto del 1961, i componenti del Gruppo N si definiscono “disegnatori sperimentali”, liberi da qualsiasi tendenza artistica, per la ricerca di una nuova definizione dell’arte, nella volontà di fondere pittura, scultura, architettura e produzione industriale. Il lavoro del gruppo è finalizzato alla realizzazione di opere eseguite e firmate collettivamente, nell’intento di criticare il “culto della personalità” artistica.

Dopo una breve esperienza dedicata alla pittura, nel 1959 Massironi partecipa al Premio San Fedele di Milano con l’opera "Cartone ondulato", costituita dalla giustapposizione di semplici cartoni industriali da imballaggio. La loro tessitura, sotto la luce, provoca una condizione di instabilità percettiva, che ne fa vibrare le onde, producendo una conseguente sensazione di movimento. L’opera è “concettuale” e ricorda, per certi versi, l’avventura della “Fontana” di Marcel Duchamp. Ne nasce una polemica riguardante l'ammissione alla mostra: Stefano Cairola, presidente della giuria, ritiene che l’opera non sia degna di essere esposta e si dimette per protesta. In difesa di Massironi si schierano invece Lucio Fontana e Giulio Carlo Argan.

Successivamente, Massironi espone presso la galleria “Azimuth” di Milano, guidata da Enrico Castellani e Piero Manzoni; mantiene i contatti con Enzo Mari, Bruno Munari e il gruppo T. Con il Gruppo T, nella sede di via san Pietro 3 a Padova, organizza mostre e conferenze, al fine di promuovere e divulgare l’arte moderna. Tutta nello spirito Dada la mostra “A porte chiuse: nessuno è invitato a intervenire” (11-13 dicembre 1960) a dimostrare che nel gruppo vive un’ironia critica, mai sopita. In questa direzione va letta la mostra dedicata al “panettiere Giovanni Zorzon” (18 marzo 1961). Nelle foto documentarie si notano forme di pane galleggianti e appese a parete (il panettiere è personaggio d’invenzione, anche se l’assonanza con Giorgione è certamente voluta). Nella mostra itinerante del 1962, presentata da Umberto Eco e svoltasi nello showroom Olivetti di Milano, nasce il termine "Arte programmata", destinato a riassumere i diversi termini della tendenza, denominati di volta in volta come arte cinetica, ricerca visuale, arte gestaltica.

Dopo la partecipazione alla Biennale di Venezia del 1964 e le grandi esposizioni collettive nelle città europee e degli Stati Uniti, nel 1965 il Gruppo N si scioglie, a causa di nascenti conflittualità interne: le difficoltà del mercato dell’arte e le crescenti soggettività impediscono il prosieguo dell’esperienza. Lo stesso anno però, con Biasi e Landi, Massironi fonda il Gruppo Enne 65, influenzato dall’arte optical e dall’ambient enviroment. Nel 1967 Massironi si ritira dalla scena artistica, pur continuando a ricercare con lavori dedicati al valore di “cornice” e superficie, e insegna psicologia sperimentale presso le Università di Padova, Roma e Verona. Muore dopo lunga malattia il 30 novembre 2011.

Lettera di Paolo Pavan, architetto

Sintesi a cura di Alessandro Macciò, redazione di ecopolis



Cemento Che Ride


Ricomposizione rionale

Dal mini-saggio originale di Gabriele Righetto Dalla riconformazione rionale ai giardini produttivi in un paesaggismo induttore di nuova ricchezza (scarica qui [1] l’originale)

Esiste una precisa correlazione tra edificato e popolazione (…).
I luoghi hanno bisogno di una continua aggiunta di vita a livelli evolutivi rispetto alle pratiche esistenziali raggiunte e rese operative. Un primo tratto vitale è “esercitare l’aver cura”, cioè portare la carica della contemporaneità dentro i luoghi; ciò significa non solo conservarli, ma immettervi quel tasso d’innovazione che l’esistenza in atto reca sull’uso e gestione della materia, sull’impiego dell’energia e sulla conduzione ed interpretazione della carica d’informazione che i luoghi contengono e possono avere (…).

I luoghi possono esprimere anche una dimensione vasta che fa riferimento alle comunità estese e in tal caso dovremmo parlare non tanto e non solo di luoghi, ma di Perluoghi, ossia di contesti territoriali e culturali caratterizzati da un’identità condivisa (…).
Attuare la riconformazione rionale significa ripensare una netta ed innovativa connessione e convivenza tra vivente e costruito; occorre quindi ricostruire a valenza architettonica e paesaggistica, ossia produttrice di luoghi e Perluoghi (…).

La presenza dei giardini di rione e di isolato significa riportare equilibri di microclima e riparametrazione energetica tra rione e contesto generale, secondo una visione scalare del pianeta che in modo integrato va dal locale al globale, secondo la prospettiva che viene definita “Lobal” (locale integrato nel globale).

Nella riconformazione rionale va compreso un aumento di territorio aperto, una connessione più ampia e continua con i cunei verdi e una compensazione tra aumento del territorio aperto a livello rionale e un equilibrato mutamento dell’edificato in termini di verticalità non impattante.
(…) Un capitolo di rilievo va riservato alla lettura dell’urbanistica dei trasporti, poiché essa dovrebbe significare anche la rivalutazione dell’attuale impianto di vie e strade di tipo radiale e la riapplicazione della presenza di territorio aperto tra radiale e radiale con il mantenimento o la reintegrazione dei cunei verdi, con promozione e tutela dei corridoi ecologici. Si tratta delle tre strategie base da considerare strumenti territoriali e paesaggistici da inserire come fondamentali e come fattori strutturali di ogni PAT e PATI.

Nella ricostituzione evolutiva dei corridoi paesaggisti è rilevante il recupero dei corridoi fluviali, aspetto di rilievo per una regione dei fiumi qual è il Veneto, non soltanto nella loro valenza terapeutica per i paesaggi ‘malati’, ma come investimento anche economico volto alla promozione turistico culturale.
Nella strategia della rigenerazione urbana un piano fondamentale va assegnato alle zone produttive industriali che sono luoghi di lavoro, ma anche luoghi di vita e potremmo sintetizzare tale condizione avanzata nella modalità dei giardini industriali o, meglio, giardini produttivi. Cioè attuazioni concrete che abbandonano (o, più propriamente, riconvertono) la sterile via dell’edilizia dei capannoni, introducono l’architettura come modalità costruttiva di qualità, cioè produttrice di luoghi significativi e funzionali e non genericamente di spazi soltanto cubometrici, con il massimo uso dell’architettura a scopi energetici, con la correlazione dovuta che almeno abbiano tutte le superfici potenzialmente radianti come fonti energetiche (…).

Ciò comporta un valore patrimomoniale e immobiliare elevato in quanto aperto alla flessibilità d’uso, alla riconversione rispetto ai mutamenti sociali, tecnoscientifici e produttivi. Insomma un salto dalle zone produttive intese come vuoti a perdere o disagi ambientali emersi nell’indifferenza, per passare invece a luoghi vivibili, durevoli e perciò mutabili in senso evolutivo e incrementatori di ricchezza socioambientale.


Gabriele Righetto - Direttivo Legambiente Padova


Media e Messaggi


Legno = energia

L’edizione 2012 di Progetto Fuoco [2], Mostra internazionale di impianti ed attrezzature per la produzione di calore ed energia dalla combustione di legna (a Verona dal 22 al 26 febbraio) - si colloca in un momento particolarmente importante per il settore “legno-energia” in Italia.
Entro il 2020 il legno-energia dovrà coprire il 55% dei consumi di energia termica in Italia, confermando il ruolo di prima fonte energetica rinnovabile del paese.

A Verona non mancherà AIEL [3], l’associazione italiana energie agroforestali che ha sede operativa a Padova presso agripolis, associazione no profit nata nel 2001 con il fine di promuovere e diffondere le fonti energetiche rinnovabili di origine agricola e forestale nonché lo sviluppo del loro utilizzo energetico per fini civili ed industriali.

Gli eventi che AIEL organizzerà in occasione della cinque giorni veronese sono riconducibili ai principali aspetti che influenzano la dinamica e lo sviluppo dei diversi segmenti di mercato.

Ogni giorno di Progetto Fuoco, dal mercoledì al sabato, si svolgerà un convegno completamente dedicato a un argomento cardine del legno-energia. Mercoledì sarà dedicato al tema delle emissioni della combustione del legno in apparecchi domestici. Il workshop vedrà il coinvolgimento di alcuni dei principali esperti internazionali del settore. Giovedì il tema affrontato sarà quello delle biomasse legnose da filiera corta, i principi e le condizioni per l’attivazione e la quantificazione dei benefici socio-economici. La giornata di venerdì sarà dedicata al mercato internazionale del pellet, con il 3rd International Pellet Forum – www.pelletforum.it [4] - al quale parteciperanno alcuni dei principali esperti internazionali del settore che ci aiuteranno a capire le dinamiche del mercato, sia del pellet sia delle stufe, senza tralasciare gli approfondimenti sui sempre più importanti temi della qualità e della sostenibilità.
La mattina di sabato sarà dedicata ad approfondire il quadro degli incentivi per la produzione di energia termica da biomasse per dell’imminente approvazione del decreto attuativo dell’art. 28 del D.Lgs. 28/11 che aprirà un nuovo scenario per i sistemi incentivanti.

Scarica la brochure degli eventi sul sito di AIEL www.aiel.cia.it [5]

Annalisa Paniz - AIEL




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