L'OCCASIONE DI RIPENSARE LA MOBILITÀ IN CITTÀ
Non perdiamo questo tram

04/05/2018

Il trasporto pubblico di Padova, in questo momento, è un nano rispetto ai potenziali utenti giornalieri: per spostare volumi consistenti di questo grande traffico di cittadini in entrata e in uscita è necessario avere un mezzo che vada oltre i bus.

Non la metropolitana, troppo costosa poco adatta a una città di medie dimensioni come Padova, ma nemmeno possono bastare i bus, che elettrici o meno, sempre bus rimangono: ci vuole il tram (che, ricordiamolo, è elettrico).

Lo studio realizzato da NET Engineering per conto del Comune di Padova sul possibile tracciatodella nuova linea SIR3, reso pubblico nei giorni scorsi, (o almeno quanto finora è stato divulgato), è chiaro su alcuni punti ma non risponde ad alcune domande. Ad esempio, quale sia la differenza di carico fra i diversi tracciati. Ed è un peccato, perché la decisione è cruciale. Altre domande che ci poniamo sono relative a quanti passeggeri attirerà, o quali linee di bus urbani ed extraurbani sostituirà. Quali saranno gli effetti sul traffico della zona di Via Facciolati?

Certo, alcune cose sono scritte nel vecchio progetto del 2008. Si tratta senza dubbio di datiinteressanti ma che dopo dieci anni forse avrebbero avuto bisogno di un aggiornamento.

Lo studio mostra comunque cose molto importanti: ad esempio che il tram è un mezzo tutt’altro che vecchio e fuori moda: in Europa (e non solo) c’è stata una vera esplosione di mezzi tranviari di ultima generazione, in tutte le città delle dimensioni di Padova e anche in quelle più grandi, nelle linee dove la metropolitana non può andare. Anche filobus o bus elettrici stanno prendendo piede, ma come servizi complementari rispetto alle tranvie o in città di piccole dimensioni.

Veniamo alla scelta del tracciato: senza conoscere le differenze nel numero di utenti potenziali, la soluzione che dallo studio pare preferibile è quella che percorre la ciclopedonale Sografi-Voltabarozzo. Ciclopedonale che sarebbe salva, perché il tram le correrebbe accanto. E senza fare ricorso alle linee elettriche aeree, utilizzando la sola batteria ed evitando il taglio di molti alberi che invece in via Facciolati sarebbe inevitabile.

Ma al di là del carico il maggior dubbio sull’attuale ipotesi di via Facciolati è un altro: il tram potrebbe avere una corsia dedicata nei due sensi? Un sacrificio così grande non si fa se non si ha la certezza di un vantaggio effettivo. Nell’opzione che il progetto prevede c’è una corsia dedicata e una mista. Soluzione che non soddisfa né il trasporto pubblico né quello privato e che non consente di quantificare i rallentamenti dovuti al traffico. Inoltre non è chiaro quale sarebbe il destino delle linee urbane ed extraurbane che da Legnaro-Ponte San Nicolò arrivano alla stazione. Ci sarebbero altri bus a rallentare la corsa del tram? E se invece il tram si facesse lungo la ciclopedonale, continuerebbero le linee esistenti a viaggiare su un percorso parallelo?

La soluzione migliore dovrebbe essere quella che conquista il maggior numero di nuovi utenticity users che scendono dall’auto per prendere un mezzo puntuale, veloce, comodo ed ecologico…

Chiediamo, quindi, nuovamente e con forza, che si apra un percorso partecipato per ragionare in generale sulla viabilità della zona: zone 30, zone pedonali, sensi unici… per arrivare a disincentivare un traffico che in via Facciolati è prevalentemente di attraversamento e per chiarire gli altri dubbi espressi in questo articolo. Riteniamo inoltre che tutto ciò che può essere deciso con i cittadini vada discusso con i cittadini: vale per la SIR3 ma soprattutto per la SIR2, il cui progetto sarà presentato entro l’anno e sono ancora ampi gli spazi di manovra.

Di certo, nonostante i pochi detrattori del tram, invitiamo l’amministrazione ad andare avanti col progetto delle due nuove linee per realizzare una città più moderna ed ecologica.

Categoria: mobilità | comunicati stampa | trasporto pubblico      

menu' gestione