ROTONDE, BICI A RISCHIO
Le denuncie e proposte in un dossier

01/06/2018

Negli ultimi anni sono state realizzate alcune nuove rotatorie a Padova, oltre il fagiolo della Stanga, sorte lungo la circonvallazione ovest, nel tratto da via Bronzetti a viale Codalunga, in Arcella.

Purtroppo sono state pensate e realizzate male, ponendo al centro la fluidità del traffico, senza porsi il problema della sicurezza stradale delle categorie deboli: pedoni e ciclisti.

Storia amara, visto che un tempo Padova si era distinta per la progettazione di rotatorie che ponevano grande attenzione all’incolumità dei più deboli, adottando strategie uniformi di moderazione del traffico che, senza annullare del tutto i pericoli, li riducevano ad un grado minimo. Tali accorgimenti, che richiedono investimenti, sono stati precisati nel Piano del Traffico del 2003 e poi nel BiciMasterPlan del 2009. Ci riferiamo a piastre e penisole rialzate, ad isole spartitraffico, alla segnaletica verticale ed orizzontale di precedenza per pedoni e bici (ad es. i quadrotti, come da codice della strada).

Da anni invece sembra che si proceda a tentoni, ogni volta inventandosi una soluzione differente, mescolando criteri un tempo riservati alle sole vie di quartiere ed ora adottati in quelle ad altro scorrimento o dimenticando la segnaletica prevista dal codice.

In un lungo dossier del gruppo bici di Legambiente (scarica qui) vengono analizzate alcune delle rotatorie più recenti, si fotografano i problemi e si propongono soluzioni per il loro adeguamento.

1) La prima in esame è quella di via Buonarroti angolo via Guicciardini, all’Arcella. E’ un fagiolo piccolo, dove Bitonci sperimentò ciò che poi andò a fare alla Stanga. Commettendo errori ed omissioni madornali. Nessuna segnaletica per i ciclisti, che letteralmente non sanno che strada prendere (i più anziani e prudenti li troverete sui marciapiedi); cancellazione – mal riuscita – a colpi di bitume della pista ciclabile, così da lavarsi le mani del problema.

Oggi, con l’inaugurazione – dopo 18 anni !! – della ciclabile che unisce via Antonio da Murano con via Ansuino da Forlì, i flussi aumenteranno per cui urgono nuove soluzioni.

2) Anche il recentissimo sistema a tre rotatorie di viale Codalunga tiene poco in considerazione i ciclisti e pedoni. L’errore più macroscopico è stato fatto sul lato del liceo Marchesi dove, per ricavare 18 posti auto (in striscia bianca, che fanno la concorrenza ai 25 sul lato opposto, in striscia azzurra) è stata dimenticata la pista ciclabile e trasformato un marciapiedi in tratto promiscuo pedoni+bici, senza considerare i flussi degli studenti (del Marchesi e dell’Einaudi), la presenza di plateatici e di numerosi pali, paletti e cartelloni pubblicitari.

Anche altri standard di sicurezza sono stati violati: ricordiamo su tutti il non aver interdetto la sosta alle auto in prossimità di 3 punti di attraversamento ciclo-pedonale. Anziché trovare penisole alla francese troviamo appositi stalli per auto (sigh). Le proposte su come intervenire sono nel dossier.

3) Spostandoci su via Sarpi e Bronzetti troviamo altre due rotatorie, piene di difetti. La prima è quella ai piedi del cavalcavia Dalmazia, che risale al 2010 e che nel corso degli anni è andata peggiorando. La beffa per i ciclisti è che tutto il flusso delle due ruote si trova sul lato delle mura: infatti chi arriva dalla stazione procede in via Sarpi chiusa alle auto, mentre chi fa il cavalcavia ha un’unica ciclabile percorribile, visto che l’altra, pur realizzata, è occupata da sottoservizi (… posti in superficie, sigh). Il risultato è che tutte le bici solo sullo stesso lato; e cosa succede in rotatoria? Si è obbligati ad attraversare una strada a 4 corsie, in curva, in un punto cieco dove i veicoli stringono la traiettoria, con una notevole schiena d’asino. Ad attendere gli audaci sull’altro lato della strada 3 cassonetti posti …. sulle strisce ciclo-pedonali! Anche in questo caso varie soluzioni sono avanzate nel dossier.

4) Per finire l’ultima, la nuova rotatoria in via Bronzetti per Montà, inaugurata a settembre 2017. A parte l’amarezza dei 6 mesi attesi per vedere disegnate le strisce, anche qui l’attraversamento ciclopedonale è posto in curva. Non contenti, poche settimane fa sono stati cancellati 150 metri di ciclabile pre-esistente, si è dimenticato di dotare di attraversamento l’asilo di rione e chi arriva da Montà in bici si prepari allo slalom fra pali, paline e paletti in via Sambin, che neanche Tomba nei giorni migliori ne trovava così tanti lungo le sue discese.

Per tutti questi motivi lo sforzo di Legambiente al tavolo della BiciPolitana è stato, prima di tutto, di proporre standard di qualità omogenei per la progettazione di nuove infrastrutture ciclabili (e per correggere gli errori del passato). Fluidità, sicurezza e continuità devono essere il caposaldo del futuro ciclabile. Siamo certi che Lorenzoni e Micalizzi li vorranno adottare per dare una svolta alla ciclabilità che attendiamo da molti anni.

Altrimenti non stupiamoci se da 15 anni la percentuale di ciclisti urbani è inchiodata al 16-18% nonostante i 168km di percorsi realizzati, mentre altre città in Italia ed Europa si godono i titoli (e soldi) di capitali della bicicletta.

Gruppo bici Legambiente Padova

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richiesta aggiustamento rotatorie_bici_Micalizzi_Lorenzoni.pdf1.82 MB

Categoria: mobilità | bicicletta | comunicati stampa      

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