ANOMALIA OZONO A PADOVA EST
Servono indagini per spiegare il picco di inquinamento

05/09/2019

È noto che, a livello del suolo, la molecola dell’ozono si forma quando altri inquinanti, principalmente ossidi di azoto e composti organici volatili, emessi principalmente dai processi di combustione, reagiscono a causa della intensa presenza della luce del sole. Perciò l’ozono viene definito smog fotochimico e si manifesta nella stagione calda.

“Fin qui niente di nuovo: il problema però è capire – si chiede Lucio Passi, responsabile delle politiche antismog di Legambiente Padova-  perché a  Padova est, quest’anno, al contrario degli ultimi tre, i giorni di superamenti del limite di legge sono stati di più che nel del resto della città (il limite per la protezione della salute umana è 120 microgrammi  per metro cubo d’aria da non superarsi più di 25 giorni in un anno). Infatti nelle due stazioni di rilevamento Arpav posizionate a Padova Est  ad oggi si sono verificati 57 superamenti in via Carli, e 54 in via Internato ignoto. Notevolmente di più che alla centralina Arpav della Mandria, che ne ha registrati 40. Centralina che misura l’inquinamento di fondo, ed rappresentativa della media cittadina.

“Va ricordato che le centraline a Padova est – continua Passi - sono state posizionate per monitorare le emissioni degli inceneritori, anche se risentono delle  emissioni del forte traffico della zona direzionale. Legambiente si chiede il perché di questa controtendenza, e chiede a Comune ed Arpav di indagare e spiegare i motivi di questa differenza tra il 2019 e gli anni precedenti.”

“L’esposizione all’ozono – conclude Passi -  provoca l'infiammazione del sottile strato di cellule che riveste le vie respiratorie e concorre ad aggravare l'asma e altre patologie respiratorie, quali enfisemi e bronchitipolmoniti. Se l’esposizione è protratta nel tempo vi possono essere danni a lungo termine, con una riduzione della qualità e dell’aspettativa di vita”.

Categoria: smog | comunicati stampa      

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