A dieci anni da Genova: cosa è successo in Piazza Alimonda?

Genova, 20 luglio 2001. Durante gli scontri di piazza al vertice G8 muore un manifestante in Piazza Alimonda. Le prime testimonianze sono confuse: c’è chi parla di un colpo di pistola, chi di un sasso, chi di un lacrimogeno. Solo in serata una foto dell’agenzia Reuters ritrae un ragazzo di spalle (si scoprirà essere il ventitreenne Carlo Giuliani), col passamontagna e un estintore sollevato sopra la testa, e una pistola che spunta da una camionetta dei carabinieri.

A 10 anni di distanza, lo sceneggiatore Francesco Barilli e il disegnatore Manuel De Carli ripercorrono per le Edizioni BeccoGiallo quei tragici momenti assieme ai familiari di Carlo, Haidi, Giuliano e la sorella Elena, per restituirci non solo la cronaca di un omicidio, né una semplice contro-inchiesta, ma anche – e soprattutto – il ricordo di un ragazzo nelle parole di chi lo ha cresciuto, conosciuto e amato.

"È possibile ridurre un ragazzo di vent’anni a una singola immagine? Noi pensiamo di no. Eppure Carlo Giuliani è ancora, nella memoria di molti, il ragazzo incappucciato che a Genova ha sollevato un estintore contro un carabiniere: così è stato fotografato, ripreso, descritto. Per noi, pubblicare questo libro significa prima di tutto provare a superare lo schema "ragazzo con estintore contro ragazzo con pistola", significa provare a indagare oltre la memoria di superficie che i media ci hanno ostinatamente voluto restituire, riscoprendo da una parte il Carlo Giuliani ragazzo, dall’altra tutti quegli elementi troppo spesso taciuti che hanno portato alla sua morte e ai più maldestri tentativi di depistaggio da parte delle forze dell’ordine fin dalle prime ore," dice Guido Ostanel, direttore editoriale delle Edizioni BeccoGiallo, che aggiungono con questo libro (stampato su carta Fsc e con licenza Creative Commons) un nuovo tassello del personale mosaico a fumetti sulla memoria civile italiana: "Esponenti politici che diffondono il panico a poche ore dal vertice, molotov che camminano da sole, sassi che si tingono di sangue da soli, calcinacci che appaiono e scompaiono a deviare proiettili, spranghe di ferro camuffate da manganelli di gomma, gruppi che devastano indisturbati mezza città mentre le forze dell’ordine tengono a bada cittadini con le mani alzate sopra la testa, agenti che lanciano sassi, fotocamere sequestrate a forza di botte, rapporti prefabbricati, tentativi di depistaggio, irruzioni militari chiamate perquisizioni, caserme che diventano lager di tortura. Questo, non bisogna dimenticarlo quando si parla oggi di Genova 2001, era il contesto ormai acclarato."