Allarme rosso per il Parco dei Colli Euganei

Temo che pochi avvertano la gravità di quel che sta avvenendo nel Parco dei Colli Euganei.
Mentre sembra che in tutto il territorio veneto si voglia finalmente, dopo i tanti disastri compiuti, porsi il problema di una maggior protezione ambientale e per questo si invocano nuovi strumenti di pianificazione (come ad esempio i PATI e il Piano Paesistico), nella parte più pregiata della nostra provincia, l’area dei Colli Euganei, è in atto un inesorabile smantellamento di quello strumento di pianificazione che già esiste da anni, il Piano Ambientale, e che è senza dubbio uno strumento serio e adeguato (al di là di ovvi eventuali aggiustamenti).
Purtroppo la debole difesa che di questo Piano hanno fatto (quando lo hanno fatto!) le forze della sinistra e, bisogna pur dirlo, le stesse forze ambientaliste, ha lasciato ampio spazio alla sua subdola, insistente demonizzazione da parte di chi, per cultura ma anche per interessi, è insofferente a ogni regola di pianificazione (quelle regole solitamente bollate in termini dispregiativi come “vincoli”). Così da subito, cioè da poco dopo la sua adozione nel ’94, lo si è lasciato mortificare e svilire per quanto riguarda le tante indicazioni finalizzate ad avviare qualificanti progetti urbanistico-ambientali (“progetti”, non “vincoli”), ma lo si è anche lasciato aggirare e boicottare su fondamentali normative di protezione (come quelle per i “paesaggi agrari”). Addirittura lo stesso Parco ha “tradito” spirito e lettera delle norme che proteggono i contesti delle emergenze architettoniche, cioè le aree simbolo di un paesaggio storico come quello dei Colli. E non è che a questo vero e proprio misfatto si stiano ribellando in tanti.
Ora siamo a una svolta cruciale: con una discutibilissima modifica alla legge istitutiva la gestione del Parco è stata affidata ai soli Sindaci. La modifica è di 15 mesi fa, ma solo in questi giorni il nuovo Consiglio ha iniziato l’attività.
Almeno un fatto, tra i tanti che meriterebbero un approfondimento, deve essere chiaro (al di là delle nomine di Presidente e assessori al solito rigorosamente lottizzate): che per la maggioranza degli attuali sindaci (di questi 12 su 15 sono di centrodestra) il Piano Ambientale è un ostacolo da rimuovere: “un capestro che mortifica la vitalità e le possibilità di sviluppo dell’area”. I Comuni devono essere liberi di gestire il loro destino urbanistico. Con l’esperienza del passato e con l’occhio attento a quel che sta succedendo – sviluppi residenziali sovradimensionati, apertura alle seconde case, pioggia di annessi rustici – c’è poco da star tranquilli.
Non dovrebbe esserci su questi temi, prima che sia troppo tardi, una maggiore mobilitazione del mondo politico e degli ambienti culturali “progressisti” padovani?
Personalmente questa esigenza, dall’interno del debole fronte delle associazioni ambientaliste e ora anche da componente del nuovo Consiglio dell’Ente, la avverto fortissima. E spero che finalmente coinvolga molti altri.

Gianni Sandon