ALLARME SCROVEGNI SOLO PUNTA DELL’ICEBERG
A Padova si edifica troppo e nei punti sbagliati, la conseguenza è il dissesto

L’allarme gettato dal prof. Fernando De Simone sul pericolo che correrebbe la cappella degli Scrovegni a causa della lottizzazione dell’area Pp1, si aggiunge al rischio, sotto osservazione, che produrrebbe il futuro auditorium di piazzale Boschetti. Le fondamenta di queste opere, assieme a quelle del parcheggio multipiano dell’ex Cledca (davanti a Piazzale Boschetti) interferirebbero con le falde presenti nella zona spostando l’acqua verso la cappella degli Scrovegni.

Mancano ancora le prove definitive: si attendono gli studi sull’impatto dell’auditorium tra due mesi, ma Legambiente intanto si associa all’invito alla cautela rivolto dall’Assessore Colasio aI costruttori del Pp1 ed alla richiesta del vaglio della Sovrintendenza ai Beni Culturali per analizzare i vari impatti che crea un’opera del genere.

“Queste vicende ci raccontano di una città in cui si sta edificando troppo ed in zone gia densamente costruite – commenta Lucio Passi, portavoce di Legambiente Padova- e poi ci si stupisce se l’equilibrio idraulico entra in crisi. A causa dell’eccessiva edificazione, aree dei quartieri Canestrini e Arcella si allagano ogni qual volta arriva un temporale un po’ fuori dal normale. E l’edificazione galoppa: dal 2003 al 2008, in solo sei anni, a Padova si sono aggiunti due milioni e ottocentomila metri cubi di cemento. Sempre più commentatori denunciano nel vertiginoso aumento del consumo di suolo, con 500 chilometri quadrati consumati in Italia ogni anno, la causa del dissesto del territorio (disessto idrico, alluvioni, frane, o “semplicemente” modifica irreversibile del paesaggio) e conseguentemente del peggioramento della qualità urbana della città.

Nel 2010 nel Veneto le superfici artificiali superano già l’11% del territorio regionale.

Il consumo di suolo è causato della speculazione edilizia legalizzata, che fa della rendita immobiliare un affare lucroso: enormi affari per i privati e un po’ di oneri d’urbanizzazione per il Comune. Un meccanismo – conclude Passi – che per i nostri amministratori e per la nostra classe economica dirigente sembra essere l’unico modello di sviluppo urbano conosciuto, mentre non si rendono conto che nel perpetuarlo stanno segando l’albero sui cui siamo seduti tutti noi.”