AMBIENTE ITALIA 2006#st#Dopo la cura Berlusconi 10 proposte di Legambiente al governo Prodi

   Siamo il Paese europeo, tra i 15 membri storici dell´Unione, con la più alta mobilità di passeggeri su strada (15400 km/ab/anno: +60% sulla Germania, +31% sulla media Ue), e a parte il Lussemburgo quello con la maggiore "dotazione" pro-capite di automobili (58 auto per 100 abitanti, la media Ue è di 48). Nel 2004 (ultimi dati disponibili) il 78% delle città italiane ha superato i limiti fissati dall´Europa per l´inquinamento da polveri sottili (in Europa il 53,5%).
–         Nel 2004, per la prima volta da sempre, siamo scesi sotto la media europea per quanto riguarda l´intensità energetica, cioè il consumo di energia per unità di Pil (192,6 Kep/1000 euro 1995 contro una media europea di 190,8),  e negli ultimi dieci anni – caso anche questo unico nell´Unione europea – i nostri consumi energetici sono cresciuti praticamente allo stesso ritmo del Prodotto interno lordo (13% contro 14%). Nel solare termico e nel solare fotovoltaico l´Italia è quasi all´anno zero: 8 mq/1000 abitanti di pannelli per il solare termico (la media dell´Unione europea a 15 è di 34) e 0,52 watt/abitante di potenza fotovoltaica installata (2,2 la media europea); anche per effetto di questa arretratezza nei trend di sviluppo del solare, il carbone dopo anni torna sorpassare l´idroelettrico e tutte le rinnovabili nel contributo alla produzione energetica. Le nostre emissioni di anidride carbonica (il principale gas a effetto serra) sono cresciute dal 1990 ad oggi di oltre l´11%, mentre in base al Protocollo di Kyoto dovrebbero ridursi del 6,5% entro il 2012 e in Europa sono diminuite dell´1,7%.
–         Il 45% delle acque di scarico sono fuorilegge (in Europa la percentuale scende al 25%), e quasi il 30% delle acque interne non è balenabile (in Europa solo il 7%).
–         Galoppa l´abusivismo edilizio (140 mila edifici fuorilegge costruiti dal 2001 al 2005) e più del 30% delle coste italiane sono colpite da fenomeni di erosione (il Europa sono il 20%). 

Questi alcuni dei dati meno positivi di "Ambiente Italia 2006", il rapporto annuale di Legambiente presentato questa mattina a Roma dal presidente nazionale Roberto Della Seta, dal presidente onorario Ermete Realacci, dal direttore generale Francesco Ferrante e dal curatore Duccio Bianchi: "La qualità ambientale in Italia – ha detto Roberto Della Seta, presidente nazionale dell´associazione – paga un prezzo alto ad anni di immobilismo e decisioni sbagliate e in particolare a questo quinquennio di governo Berlusconi segnato da una totale disattenzione per le ragioni dell´ambiente e punteggiato da scelte decisamente vergognose come l´ennesimo condono edilizio generalizzato. Di più, specie in settori chiave per il futuro del Paese come i trasporti e l´energia, la mancanza di politiche forti per la sostenibilità si rivela come un fattore decisivo della stessa perdita di competitività e dei rischi ormai evidenti di un declino italiano: perché un sistema dei trasporti di passeggeri e merci che si basa quasi del tutto sulla mobilità stradale, un sistema energetico che non guadagna in efficienza e resta largamente dipendente dal petrolio e dal carbone, non solo penalizzano l´ambiente locale e globale e la salute dei cittadini, ma pesano come un macigno sulla tasche delle famiglie, sui costi delle imprese, sul cammino dell´innovazione tecnologica".

Fortunatamente, tra i tanti numeri raccolti da "Ambiente Italia 2006" ce ne sono anche di incoraggianti.

–         Circa il 15% del territorio nazionale è in aree protette (parchi, riserve, zone tutelate in base a direttive europee), contro il 12% dell´Europa dei 15; oltre il 6% della superficie agricola è coltivata secondo metodi biologici (quasi il doppio della media europea), siamo il Paese con il numero più alto di prodotti tipici a marchio europeo Dop e Igp (145 su un totale di 678) e ben 353 vini Doc e Docg; crescono fortemente anche le certificazioni Iso e Emas e i prodotti con marchio europeo Ecolabel.

"Dalla lettura del Rapporto di Legambiente – afferma Della Seta – si conferma che l´Italia è un Paese in difficoltà ma non immobile. E molti dati dimostrano che per crescere e riuscire a competere è importante valorizzare le risorse territoriali, cioè l´intreccio di natura, cultura, coesione sociale, capacità d´innovazione che è la più preziosa materia prima, quella che Ermete Realacci ha chiamato `soft economy´ e anche uno dei motori del `made-in-Italy´".

 
Ecco le 10 proposte al nuovo governo

"Ambiente Italia 2006" non si limita a proporre un bilancio della situazione ad oggi,  guarda anche al futuro e in particolare rivolge al futuro governo Prodi dieci proposte d´interventi immediatamente cantierabili per mettere l´ambiente al centro delle politiche contro il declino. 
1.      Energie pulite. Programmare un piano di incentivi che spinga la diffusione del solare, dell´eolico e delle altre fonti a emissione zero, sul modello del "conto energia" adottato in Spagna e Germania. Riprodurre su scala nazionale la misura introdotta dal Comune di Roma che rende obbligatoria una quota minima di solare termico e fotovoltaico su tutti i nuovi edifici ad uso residenziale, terziario e industriale.
2.      Efficienza energetica, edilizia, gas. Avviare una politica dal lato della domanda, per frenare l´aumento dei consumi energetici. Dare effettiva applicazione alle nuove norme sulla certificazione di efficienza energetica degli edifici. Varare programmi di sostegno all´innovazione tecnologica nell´edilizia. E puntare sul gas come fonte fossile di transizione, anche realizzando alcuni impianti di rigassificazione.
3. Riformare la legge Delega e la legge Obiettivo. Nel primo caso, ristabilire le indicazioni contenute nella legge 183/1989 in materia di difesa del suolo, nel decreto Ronchi (22/1997) sui  rifiuti, nella legge Galli 152/1998 sulle acque. Semplificare e rendere coerente il quadro normativo recependo i principi ispiratori della più avanzata legislazione ambientale ("Chi inquina paga", responsabilità estesa, precauzione, partecipazione responsabile). Per quanto riguarda la legge Obiettivo, ricondurre tutti i progetti di nuove infrastrutture dentro procedure trasparenti e democratiche di valutazione dell´utilità e dell´impatto ambientale, e riprogrammare le priorità privilegiando gli investimenti nel trasporto su ferro, nel cabotaggio, sul potenziamento e la modernizzazione dei nodi metropolitani e locali (che assorbono l´80% degli spostamenti).
4. Combattere le ecomafie. Inserire nel Codice penale i delitti contro l´ambiente con sanzioni adeguate alla gravità del reato, e rendere più spedite e certe le procedure in materia di repressione degli abusi edilizi.
5.      Mobilità urbana. Sostenere il necessario sforzo dei Comuni per rendere più forte, moderno ed efficiente il trasporto collettivo, in particolare su ferro (negli ultimi anni i trasferimenti a regioni ed enti locali per questa "posta" sono sensibilmente diminuiti).
6.      PiccolaGrandeItalia. Realizzare un sistema integrato di finanziamenti, incentivi, defiscalizzazioni e semplificazioni burocratico-amministrative per rilanciare il ruolo dei quasi 6 mila piccoli comuni, protagonisti indispensabili di un cammino di sviluppo solido e sostenibile. 
7.      Bonificare i siti inquinati. Servono risorse ma soprattutto modifiche normative per consentire la bonifica dei siti individuati nel Programma nazionale di bonifica del 1998, in una logica che coniughi il risanamento ambientale con l´avvio di nuove attività ad basso impatto ambientale e ad al alto tasso d´innovazione.
8.      Valorizzare il patrimonio forestale. Occorrono forti politiche per la tutela di boschi e foreste, presìdi decisivi contro il dissesto idrogeologico: in particolare, bisogna favorire l´uso delle biomasse vegetali per produrre energia pulita e promuovere la certificazione forestale, passaggi utili anche rispetto agli obiettivi di Kyoto.
9.      Tutelare i fiumi. Estendere la pianificazione di bacino e la concertazione tecnico-istituzionale tra Stato e Regioni, attuare seri e radicali interventi di delocalizzazione degli edifici e delle attività presenti nelle aree a rischio di esondazione, promuovere interventi di rinaturalizzazione degli alvei e delle aree golenali.
10.  Investire nella ricerca e nell´innovazione per l´ambiente. Favorire la ricerca in campo ambientale e l´innovazione tecnologica di processo e di prodotto orientata a rendere più sostenibili produzioni e consumi; incentivare i prodotti e i servizi "ad alto valore aggiunto ecologico", cominciando dagli acquisti delle pubbliche amministrazioni.