ARSENICO NELL’ARIA DI PADOVA: QUANTITA’ MOLTO PIU’ ELEVATE CHE NEL RESTO DEL VENETO#st#Legambiente: “Avviare indagini”

La Direttiva europea del 15 dicembre 2004 n.107 fissa i valori limite per nuove categorie di inquinanti atmosferici presenti nell’aria delle nostre città, che il Parlamento europeo ha ritenuto pericolosi per la salute delle popolazioni. Si tratta di Arsenico, Nichel, Cadmio. Una direttiva che il nostro Paese sta recependo e che già da ora è punto di riferimento obbligatorio per i responsabili della salute pubblica.

I monitoraggi effettuati dell’Arpav, per Nichel e Cadmio non destano motivi di preoccupazione: al contrario lo sono per l’Arsenico. Infatti il valore il  limite di 6 ng/m3 

(media annuale), a Padova è praticamente raggiunto in tutte le stazioni di campionamento (VEDI TABELLA) e la soglia di “valutazione inferiore” di 2,4 ng/m3 (soglia dalla quale diventa obbligatorio un monitoraggio continuativo) è abbondantemente superata.

Un altro elemento di preoccupazione è che queste alte concentrazioni di Arsenico si riscontrano soltanto a Padova, mentre i rilevamenti effettuati dall’Arpav nelle altre città venete danno valori molto più bassi. Il limite, definito dalla Direttiva “valore obiettivo” ovvero <<la concentrazione nell’aria ambiente fissata onde evitare, prevenire o ridurre gli effetti nocivi per la salute umana e l’ambiente nel suo complesso>>  è stabilito in 6 nanogrammi per metro cubo d’aria (media annuale). A Padova nel 2005 la centralina della Mandria ha registrato 5,5 nanogrammi, quella dell’Arcella 5,6 e quella di Granze di Camin 5,7. Molto più basse le concentrazioni nelle altre 7 stazioni in cui l’arsenico è stato monitorato da Arpav nel Veneto. In 5 di queste, situate a Belluno, Rovigo e Treviso, l’inquinante oscilla tra 0,5 e 1,9 nanogrammi. Maggiori, ma molto lontani dai valori padovani, quelli registrati a Mestre: da 2.6 a 3.2 nanogrammi.

 “C’è da chiedersi perché solo a Padova riscontriamo valori così alti, rispetto al resto del Veneto – commenta Lucio Passi, coordinatore di Legambiente Padova. La cosa lascerebbe pensare ad una qualche fonte specifica, che interessa in particolare la nostra città, ma è soltanto un’ipotesi. Per questo motivo il 28 agosto, al ritorno dalle ferie, l’Assessore all’Ambiente Francesco Bicciato troverà sul suo tavolo la nostra richiesta di avviare un’indagine per individuare le origini delle concentrazioni di arsenico nell’aria di Padova. Sono certo che l’Assessore si attiverà con sollecitudine”.

 Questo dato sull’arsenico – aggiunge Passi – non fa che aggravare il quadro già pessimo per l’inquinamento atmosferico della nostra città, fuorilegge da anni per  Pm10, Benzo (a) Pirene, Ozono e Ossidi di Azoto. Quand’è che il Sindaco e la Giunta capiranno che il problema è sanitario prima che ambientale, ed è così ampio e grave che l’Assessore all’Ambiente non può essere lasciato solo ad affrontarlo? Serve un sforzo collegiale da parte dell’Amministrazione. E poi bisogna coinvolgere la città. Va istituito un forum permanente sull’inquinamento atmosferico con le categorie economiche, le associazioni ambientaliste, le organizzazioni dei lavoratori, gli enti di ricerca, e al quale devono partecipare per il Comune non solo l’Assessore all’ambiente, ma anche l’Assessore alla mobilità, che è la principale responsabile delle emissioni dell’inquinamento. Un forum che si dia come obiettivo di diminuire ogni anno, di una certa quota le emissioni di inquinanti, attuando le relative politiche, di cui ogni soggetto prende l’impegno di sostenere per quanto di sua competenza. Un patto contro l’inquinamento, insomma.”

 Ma da dove viene e quali sono gli effetti dell’arsenico? Risponde Rina Guadagnini, responsabile scientifica di Legambiente Padova. “L’arsenico nell’atmosfera proviene da varie fonti: i vulcani ne liberano circa 3000 tonnellate all’anno, ma l’attività umana è responsabile di molto di più: nel mondo 80.000 tonnellate di arsenico ogni anno sono liberate dalla combustione dei combustibili fossili. L’arsenico rilasciato dagli impianti di produzione di energia e da tutti i processi di combustione, quindi anche quello dei motori a scoppio, viaggia in atmosfera  attaccato alle polveri sottili (Pm10 e frazioni inferiori). A livello industriale l’arsenico è principalmente emesso dagli impianti che trattano il rame, ma deriva anche dalla produzione di piombo e zinco e dall’agricoltura (è tuttora componente di alcuni pesticidi). Piccole quantità di arsenico sono aggiunte ad altri metalli per realizzare misture metalliche e leghe con migliori proprietà. Il più ampio uso dell’arsenico in lega con altri metalli è per le batterie delle automobili. Un altro importante uso dei composti dell’arsenico è per i semiconduttori.”

“L’esposizione a basse quantità di arsenico inorganico – continua la biologa di Legambiente –  può causare vari effetti sulla salute, quali irritazione dello stomaco e degli intestini, produzione ridotta di globuli rossi e bianchi del sangue, cambiamenti della pelle e irritazione dei polmoni. L’arsenico è stato dichiarato cancerogeno per l’uomo dal Department of Health and Human Services (DHHS), dall’International Agency for Research on Cancer (IARC) e dall’EPA (il dipartimento USA per la protezione dell’ambiente). L’assorbimento di quantità specifiche di arsenico intensifica le probabilità di sviluppo di cancro della pelle, di cancro polmonare, di cancro al fegato e di cancro linfatico.