Auditorium, no ad un monumento alla mediocrità

Il ridimensionamento del progetto del nuovo Auditorium, del quale si sta parlando in questi giorni, dovrebbe essere a nostro avviso l’occasione per ripensare finalmente tutta la questione, a cominciare dal problema dei problemi: la collocazione in piazzale Boschetti. Piccolo o grande, con o senza rischi idraulici per la falda sottostante gli Scrovegni, l’Auditorium resta, infatti, incompatibile con quell’area, per alcune elementari e incontrovertibili ragioni squisitamente urbanistiche e culturali: quelle stesse che indussero quasi sessant’anni fa Piccinato, nel suo PRG, a destinare piazzale Boschetti a verde pubblico, in continuità con i giardini dell’Arena; ragioni che sono state mille volte ripetute in questi anni. La prossimità alla Cappella degli Scrovegni e all’Arena romana, e l’affaccio sul Piovego e sulle mura cinquecentesche bastano e avanzano per escludere qualsiasi cementificazione di questo lacerto dell’antico guasto che circondava un tempo tutte le mura veneziane.

Tra l’altro, l’Auditorium di Kada (promosso da secondo classificato a primo in occasione del contestato concorso; rimaneggiato a più riprese e ridimensionato; senza più il Centro Congressi; con il Conservatorio assai riluttante a farsi coinvolgere nella temeraria e lunga impresa della sua realizzazione) finirà per essere non solo un grave errore urbanistico ma un monumento alla mediocrità, più che alla modernità, un ingombrante oggetto frutto di mille compromessi al ribasso, destinato alla marginalità, al sottoutilizzo, all’inevitabile degrado.

È del tutto inverosimile poi far passare un’operazione destinata a cancellare un potenziale giardino, atteso da sessant’anni, e a due passi dagli Scrovegni, come un tema di “rigenerazione urbana” e, in quanto tale, finanziabile dall’Unione Europea. Perché se si vogliono davvero ricucire le due porzioni di città di qua e di là del Piovego, come auspica l’Assessore Boldrin, lo si può fare solo riproponendo anche a piazzale Boschetti il verde dell’Arena.

In ogni caso, perché non ragionare, oltre che su altre aree, meno sensibili di piazzale Boschetti, sulla possibilità di utilizzare edifici oggi abbandonati, come gli ex cinema Altino e Concordi? Naturalmente si tratta di stabilire se la capienza di queste sale sia sufficiente a rispondere alle esigenze della musica a Padova, ma dobbiamo ricordare che città vicine come Verona e Venezia (con stagioni anche d’opera e non solo di concerto) hanno teatri che non vanno molto oltre i mille posti. Un’operazione di questo tipo sarebbe infinitamente meno onerosa di un nuovo Auditorium a Boschetti, sul quale pende la minaccia di costi esorbitanti legati anche solo allo scavo e alla connessa bonifica dei terreni.

Renzo Fontana, Direttivo di Italia Nostra Padova