Carbone a Porto Tolle, ultima chiamata

E’ un momento importante, forse il primo, in cui dal basso possiamo dare un segnale concreto che ce ne importa e che pensiamo che il carbone, con il nostro futuro di cittadini veneti, italiani, europei, non c’entra e non deve centrare nulla. Qui non si tratta di essere ambientalisti, o di essere indignati: si tratta di difendere, egoisticamente e pervicacemente, il proprio diritto a vivere in una terra non contaminata anche dal carbone, in una terra dove si comincia, per lo meno, a cambiare i tanti errori che ne hanno fatto il peggior posto in Europa per l’inquinamento atmosferico.

Non è davvero possibile continuare a tollerare che anche l’evidenza venga negata, che anche il buon senso diventi merce di scambio per accontentare i soliti potenti di turno.

Questa centrale non s’ha da fare. E non perché siamo per il No a tutto. Non si deve fare perché non esiste un solo motivo, economico, ambientale, sociale che la giustifichi. L’unico vero motivo è il profitto d’impresa di chi (ENEL) sta già stringendo contratti e affari in vista della possibile ulteriore autorizzazione che sblocchi i cantieri.

Tutto questo dopo essere passati per leggi regionali cambiate ad hoc per loro, provvedimenti ad centralem infilati in leggi che nulla c’entravano con l’energia, per sentenze contrarie e disattese da istituzioni compiacenti pronte a cambiare le normative per semplificare l’iter autorizzativo.

E tutto questo per chi? Non certo per difendere l’attuale livello occupazionale! Sia ben chiaro che chi si oppone alla centrale non vuole in alcun modo che i lavoratori di Porto Tolle perdano impiego e stipendio. Siamo convinti che situazioni come queste possano e debbano essere risolte e che la riconversione dei posti di lavoro, o la riconversione a gas della centrale, siano possibili. Abbiamo salvato l’Alitalia e non possiamo risolvere il problema dei lavoratori a Porto Tolle? Senza contare che dall’altra parte della bilancia ci sono molti settori strategici per quell’area: il turistico, l’agricolo, l’ittico, che assommano un numero di addetti decisamente più elevato. Va sottolineato inoltre come sia odioso che si usi sempre il ricatto occupazionale per mandare avanti le peggior cose in questo paese, perché facendo leva su questo ricatto, e non sulla qualità intrinseca dei progetti, ci si può permettere di imporre e non di discutere, ci si può permettere di guardare indietro e non avanti, di lucrare sull’ambiente e sulla salute invece che crescere assieme al territorio.

La battaglia contro la centrale che emette tanta CO2 quanto 4 città come Milano è solo cominciata, ma rimane chiaro che se sabato ad Adria non saremo in tanti a dire di no, sarà sempre più in salita.

I nostri polmoni non aspettano, e quelli dei nostri figli neanche. E’ il momento di agire e di farsi sentire. Legambiente su questa battaglia c’è sempre stata, ci sarà sabato e ci sarà in futuro. Vi aspettiamo.

Trovate le informazioni su come partecipare su nocokepolesine.blogspot.com e su www.fermiamoilcarbone.it. Per chi volesse partire da Padova con Legambiente car pooling dal parcheggio tram della Guizza, ore 12,00. Adesioni tramite mail a circolo@legambientepadova.it

Davide Sabbadin, responsabile Energia Legambiente Veneto