Di donne e riserve indiane

Non amiamo le riserve indiane perché ci piace la libertà. Abbiamo sempre guardato con un po’ di fastidio alle quote stabilite, all’obbligo di inserire candidate nelle liste elettorali. Ci sembra che il nostro numero – siamo tante, più della metà della popolazione e in genere questo dato viene ricordato quando dobbiamo esprimerci come elettrici – sia sufficiente a farci sedere numerose nell’emiciclo, a darci l’autorevolezza di essere elette in tante. Invece no.
Succede che poche fanno politica, succede che tutte, prima, hanno un milione di faccende da sbrigare, persone da sistemare, lavori da finire. Succede che allora annuisci in silenzio alla necessità che la nostra eleggibilità sia sancita dalla legge. Succede che, un po’ schifata, dici ok alle “quote rosa”, una definizione così assurda che viene spontaneo associrla ad una perversione.
Poi succede che il parlamento decide di dar corpo ad una nuova legge elettorale, una legge che negli anni Cinquanta avremmo chiamato “legge truffa” e saremmo scese tutte – tutti – in piazza a far cadere il governo, e succede che il Parlamento ha la possibilità di dirci in quante – per legge – potremo-dovremo metterci in lista alle prossime elezioni in primavera. Invece no.
La maggioranza raggiunta sul proporzionale, salta sulle famigerate “quote rosa” che a questo punto ti piaiono persino sevversive. Salta la proposta dell’opposizione di sancire un salomonico 50/50 (ma dove lo troviamo il 50% di donne candidate? Lasciate fare a noi, ci verrebbe da dire, e forse potremmo arrivare anche al 60, 70%…); salta la richiesta del 33% sempre proposta dell’opposizione e salta pure la miseria della maggioranza che consentiva 1 donna ogni 4 candidati. Non passa nemmeno la proposta di multare le liste sprovviste di candidate.
Di fronte a questo scempio non pare nemmeno possibile affermare la necessità di dar conto dell’articolo 51 e dell’articolo 3 della Costituzione, senza osare citare le direttive europee e i diritti di rappresentanza.
Per chiudere in bellezza poi, il voto segreto ha dato man forte ai codardi.
Così non siamo state cacciate nella riserva indiana, ma è successo anche che un pesante silenzio (anche a Padova) ha condito questa vicenda grottesca. I partiti stanno lavorando alle liste per la prossima primavera: quante donne saranno candidate ed elette al parlamento? Quante elettrici chiederanno di voler votare delle donne?

dg