DOSSIER SMOG CONSUNTIVO 2015
Media annuale PM10, mai così alta da 9 anni

(attenzione, il dossier è scaricabile qui in pdf.)

1) POLVERI SOTTILI

Partiamo dal dato più significativo, quella relativo alla media annuale dell’inquinante più pericoloso: il PM10, le polveri sottili, per il quale l’agenzia europea per l’ambiente stima in Italia 59mila morti premature. Le polveri sottili sono costituite da una miscela di sostanze che includono elementi quali carbonio, piombo, nichel, cadmio, arsenico, nitrati, solfati e miscele complesse come particelle di suolo o gli scarichi dei veicoli diesel.

Spiega Lucio Passi, Portavoce di Legambiente Padova: ”la centralina che registra il Pm10 di fondo, ovvero quella che sostanzialmente regista il dato più omogeneo per tutta la città è sita alla Mandria. Ebbene nel 2015 ha registrato una media annuale di oltre 46,2 microgrammi per metro cubo d’aria, quando il limite di legge è di 40 microgrammi. Un dato così alto non si registrava dal 2007, quando la media fu di 47,8 microgrammi (Vedi tabella1).

 Tabella 1: Padova – Medie annuali PM10

Anno

Media

PM10 microg/m3

2007

47.8

2008

41.8

2009

42.4

2010

39.6

2011

44.4

2012

40.2

2013

34.0

2014

31.8

2015

46.2

Fonte: Arpav – Elaborazione: Legambiente. Limite di legge 40 per migrogrammi metro cubo

 

La media annuale è il dato più significativo perché riguarda l’esposizione sul lungo periodo, quella cioè responsabile del verificarsi o dell’inasprirsi delle malattie connesse alle polveri sottili: respiratorie, cardiovascolari e degenerative e tumorali.”

“Un dato così preoccupante – commenta Passi – non si registrava da ben nove anni ed è probabile che i cambiamenti climatici in atto, causati dalle attività umane, produrranno anche nei prossimi anni effetti cosi negativi”.

 Passi ricorda poi che: “secondo l’OMS, l’Organizzazione Mondiale della Sanità, non esiste una soglia sotto la quale l’esposizione al PM10 non produce danni alla salute, ma in ogni caso da anni l’OMS chiede agli Stati di posizionare la soglia di legge annuale a 20 microgrammi. Infatti gli studi epidemiologici concordano nell’affermare che per ogni 10 microgrammi di PM10 si rileva un incremento lineare dallo 0.5 all’1% della mortalità soprattutto per cause cardiache e respiratorie.

I danni alla salute sono poi  inaspriti in presenza di alti e continuativi picchi giornalieri come quelli registrati a Padova in novembre e dicembre (vedi tabella 2)

Tabella 2. Impatto sanitario dell’inquinamento atmosferico – Incremento % nella frequenza dei fenomeni sanitari in una città all’aumentare di 10 micrg/m3 nella concentrazione di PM10

Effetti a breve termine

 

Aumento della mortalità giornaliera (escluse le morti accidentali) totale

0.5-1%

– per cause respiratorie

3-4%

– per cause cardiocircolatorie

1-2%

Aumento dei ricoveri in ospedale per malattie respiratorie

1.5-2%

– per malattie cardiocircolatorie

0.5-1%

Aumento delle consultazioni mediche urgenti a causa dell’asma

2%

Aumento degli attacchi di asma negli asmatici

5%

Aumento dell’uso dei farmaci broncodilatatori negli asmatici

5%

Aumento delle assenze dal lavoro e diminuzione delle attività a causa di malattia

10%

Effetti a lungo termine

 

Aumento complessivo della mortalità

3-8%

Aumento della incidenza di bronchite cronica negli adulti

25%

Aumento della tosse e della espettorazione negli adulti

13%

Aumento della bronchite e dei disturbi respiratori nei bambini

35%

Diminuzione della funzione polmonare negli adulti

3%

 

Venendo ai picchi – continua Passi – cioè agli sforamenti del limite di legge giornaliero che è di 50 microgrammi per metro cubo da non superarsi per più di 35 giorni in un anno, le poveri sottili nel 2015 hanno totalizzato 87 superamenti nella centralina di rilevamento dell’ARPAV, situata alla Mandria, 86 in quella dell’Arcella e 84 in qulla di Granze. Nel 2015 hanno superato il numero totale dei superamenti di tutto il 2014 che furono, nella centralina che ne registrò di più, 58, e quelli del 2013, che furono, sempre nella centralina che ne registrò di più, 69. Il 2015 si rivela peggiore anche del 2012: a Granze nel 2015 84 sforamenti contro gli 82 del 2012, all’Arcella 86 contro 85, mentre la  stazione di rilevamento della Mandria con 87 sforamenti si avvicina ai 91 registrati il 31 dicembre 2012.

Nel mese di dicembre del 2015 sono stati registrati 23 sforamenti. Anche novembre è andato malissimo: 19 superamenti, e qui bisogna tornare a novembre 2009 per trovare un identico numero di sforamenti.

2) OZONO

Ai giorni di superamento delle polveri sottili, vanno poi sommati quelli dell’ozono: nel 2015 sono stati registrati 53 superamenti del limite per la protezione della salute umana (120μg/m3) da non superarsi più di 25 giorni all’anno per tre anni consecutivi, cosa che purtroppo è puntualmente avvenuta.

Anche per l’ozono, dunque, il 2015 si conferma peggiore dell’anno precedente che ne totalizzò solo 31 ed anche del 2013 che ne registrò 41. Una tendenza in peggioramento che conferma quella del PM10 (Vedi tabella 3).

 

 Tabella 3. Ozono: giorni superamento limite per la protezione salute umana e della soglia di attenzione

OZONO A PADOVA

NUMERO SUPERAMENTI LIMITE PROTEZIONE SALUTE UMANA

120 μg/m3 per 8 ore

NUMERO SUPERAMENTI LIMITE SOGLIA D’ATTENZIONE

180 μg/m3 per un’ora

2015

53

26

2014

31

17

2013

41

2

Fonte Arpav – Elaborazione Legambiente

In termini di effetti acuti, esposizioni a breve termine a concentrazioni elevate di ozono, come quelli che superano il limite per la protezione della salute umana, e più ancora quelli che superano la soglia d’attenzione, possono provocare una compromissione della funzionalità polmonare che si traduce nella comparsa di sintomi respiratori (tosse, senso di irritazione in gola) e nella comparsa o nell’aggravamento della sintomatologia asmatica nei soggetti suscettibili.  

Gli effetti cronici a esposizioni a lungo termine a concentrazioni elevate causano invece alterazioni anatomiche dell’epitelio e dell’interstizio polmonare, fino a produrre, nel tempo, fibrosi del tessuto polmonare stesso. La sinergia tra Ozono e PM10 aggrava i danni prodotti dai singoli inquinanti.

“Ma non è finita – continua Passi – nel triennio 2010-2012 gli sforamenti del limite di legge per la protezione della salute umana era già stati superati. Ciò avrebbe dovuto portare la Regione e il Comune di Padova ad articolare un Piano d’azione, come prescrive il Dlgs 183/04 che all’articolo 3 impone che si adotti "un piano al fine di non superare i valori per la protezione della salute umana".

Piano di azione di cui non abbiamo visto nemmeno l’ombra e per questo le amministrazioni pubbliche dovrebbero essere perseguite, a norma di legge, come minimo per omissioni d’atti d’ufficio.

3) GIORNI COMPLESSIVI SUPERAMENTO DEI LIMITI DI LEGGE GIORNALIERI

Tra i 53 giorni di superamento della soglia dell’ozono e gli 87 di quelli del PM10, nel 2015 a Padova registriamo 140 giorni di aria avvelenata. Ben più di un giorno su tre.

4) LE PROPOSTE DI LEGAMBIENTE

A fronte di una situazione così grave per la salute pubblica ci aspetteremmo provvedimenti efficaci e strutturali, prima di tutto dal Sindaco, per legge il primo responsabile della salute dei cittadini, e poi da Provincia e Regione. Come è evidente i provvedimenti di facciata presi dal Comune (ancorché la lodevole, ma tardiva e limitata iniziativa che consente di muoversi in autobus con un solo biglietto dal 30 dicembre per una settimana) sono risultati ininfluenti.

“Il toro che va preso per le corna – ribadisce Passi – è quello di limitare sempre e radicalmente il traffico autoveicolare privato, che a Padova è la fonte primaria dello smog, visto che le caldaie per il riscaldamento sono quasi tutte alimentate a metano (che produce pochissime polveri). Cosa che si può fare solo se il TPL (trasporto pubblico locale) diventase una reale alternativa all’auto. Serve un trasporto pubblico più capillare, rapido, comodo ed affidabile, ma per questo servono massicci investimenti.

Su questo Legambiente da tempo avanza due proposte:

1) Per rilanciare il TPL si investano i soldi provenienti dalle multe degli autovelox in tangenziale (come chiede Legambiente con la petizione che si può firmare qui on line sul sito). Se i 6 milioni di euro annui delle multe degli autovelox venissero devoluti interamente al TPL, il miglioramento del servizio sarebbe notevole: con quella cifra si pagherebbero circa due milioni di chilometri di corse in più, con una crescita del servizio del 33%.

Inoltre va ricordato l’aumento della velocità commerciale dei bus, ottenibile con l’estensione delle corsie preferenziali: 2 km/h in più di velocità commerciale valgono almeno 1 milione di euro di riduzione dei costi. Ovviamente però Comune e BusItalia devono smetterla di acquistare autobus alimentati a gasolio, come hanno recentemente fatto, preferendo quelli meno inquinanti alimentati a metano.

2) Dopo un dibattito cittadino approfondito va creato un sistema di controllo del traffico e di road pricing a Padova, che preveda un biglietto di accesso all’interno dell’area delimitata dalle tangenziali. Si parta dallo studio commissionato (e pagato) da Comune ed APS (ora Busitalia) alla società Polinomia di Milano che appunto prevede di tariffare un’area ampia, appena interna al cerchio delle tangenziali, applicando una tariffa d’accesso medio bassa. Chi vuole accedere a quest’area può decidere se pagare un biglietto od optare per il trasporto pubblico ad un costo minore. Serve ovviamente potenziare e rendere competitivo il TPL, e le risorse per farlo verrebbero proprio dalla tariffazione. Lo studio di Polinomia stima che dall’istituzione del road pricing, tolte le spese, Padova potrebbe guadagnare annualmente fino a 10 milioni di euro da investire nel trasporto pubblico che diventerebbe molto più frequente, capillare e veloce tale da far rinunciare all’auto decine di migliaia di cittadini, innescando così un circuito virtuoso.

Nelle città dove è stato adottato il road pricing diminuiscono incidentalità stradale e smog. Lo smog, diminuisce dal 10 al 30%. Le incidentalità diminuiscono praticamente in maniera parallela alla diminuzione del traffico (es. –meno 20% di spostamenti giornalieri uguale meno 20% di incidentalità).

Infine, conclude Passi – il Comune cessi di smantellare piste ciclabili che invece vanno sviluppate e potenziate, corsie preferenziali di autobus, pezzi di aree pedonali, lasciando ancor più la briglia sciolta dal traffico automobilistico.