E la montagna partorì il topolino

L’8 gennaio la frequenza di sei linee di autobus è passata da 20 a 15 minuti. Se questo fosse il primo di una serie di passi verso quanto avevamo concordato con il Sindaco, e gli Assessori Rossi e Bicciato in autunno, cioè frequenze a 10 minuti su otto linee e tutte le altre a 15, potremmo anche dirci soddisfatti. Purtroppo l’Assessore alla mobilità Rossi, nelle varie occasioni in cui ha presentato alla stampa l’iniziativa non ha mai lasciato capire che sarà così.
Va ricordato che la proposta di usare le multe dei trasgressori della ZTL per potenziare il trasporto pubblico nasce da Legambiente, e fu discussa con gli Amministratori ai primi di settembre. Allora concordammo un potenziamento del trasporto pubblico molto più ampio, pensato come prima vera azione strutturale antismog di una qualche consistenza, così da poter superare la fase dei provvedimenti tampone come le targhe alterne. L’obiettivo, appunto, era quello di avere le frequenze a 10 minuti su otto linee di portare tutte le altre a 15. Quella che è partita l’8 gennaio è invece un’azione debole, priva di una massa critica capace di modificare la fisionomia del traffico padovano. Insomma non è certo una risposta all’altezza dei problemi della quarta città più inquinata d’Italia.
La Regione Veneto non finanzia in modo adeguato il trasporto pubblico (terz’ultima in Italia per contributo chilometrico) e se è lodevole che il Comune di Padova, in assenza di interventi della Provincia, abbia voluto intervenire con servizi aggiuntivi, il risultato è però scarso. La montagna ha partorito il topolino, perché si è voluto impegnare solo 600mila euro, mentre si era sempre parlato di una cifra almeno doppia. Eppure proprio Rossi a dicembre ha diffuso le ultime cifre sui proventi della ZTL: oltre 5 milioni di euro comminati nel 2006. Un flusso di denaro importante, ora assestato a 400 multe al giorno, su cui si può contare anche per i prossimi anni. Quindi il potenziamento integrale si poteva davvero fare. Questo, insieme all’entrata in funzione del metrotram e a una estensione delle zone a sosta a pagamento potrebbe rappresentare quella tanto auspicata inversione di tendenza della politica della mobilità tesa a mettere le briglie al traffico ed all’inquinamento. Ma una scelta netta per disincentivare l’uso dell’auto è proprio quello che invece l’Assessore Rossi in questi due anni ha dimostrato non voler fare.
In questo settore la politica dell’Amministrazione è “cerchiobottista”, se da una parte fa un po’ di piste ciclabili e potenzia un po’ i bus, dall’altra costruisce opere, come i parcheggi in centro, che favoriscono il traffico di penetrazione in città.

Lucio Passi, coordinatore Legambiente Padova