ELEZIONI#st#La posizione di Legambiente Nazionale

Cinque anni di governo Berlusconi lasciano un’eredità molto negativa nel campo della difesa e della valorizzazione dell’ambiente.
Con il condono edilizio, il più ampio e generalizzato di sempre, si sono legalizzati piccoli e grandi "ecomostri" costruiti sulle sponde dei fiumi, su zone demaniali costiere, in aree protette, e si è dato un ulteriore, formidabile impulso all’abusivismo.
Con la legge obiettivo si sono stravolte le procedure di controllo e consultazione sui progetti, e si è ulteriormente rafforzato lo squilibrio dei trasporti a favore della strada (siamo l’unico Paese in Europa dove l’80% dei passeggeri e delle merci si sposta su gomma).
Con la messa in liquidazione di centinaia di beni culturali e ambientali, si è cercato di svendere il nostro patrimonio di storia, arte e paesaggio che è anche una risorse decisiva per il turismo e l’economia della cultura.
Con la legge delega ambientale si sono abbattute le garanzie per i cittadini in settori come lo smaltimento dei rifiuti, la gestione delle acque, la valutazione d’impatto ambientale sulle opere pubbliche.
Con una politica energetica totalmente ripiegata sul passato – riconversione a carbone di molte centrali, propositi di ritorno al nucleare, nulla per promuovere l’efficienza energetica e le energie pulite – si è di fatto boicottata l’applicazione del Protocollo di Kyoto, il trattato per fronteggiare i cambiamenti climatici, e si è ulteriormente rafforzata la dipendenza energetica dell’Italia dalle importazioni di combustibili fossili.
Queste scelte, giustificate come necessarie per risanare il bilancio dello Stato, dotare l’Italia di infrastrutture più moderne, avere leggi più semplici e più chiare, nella realtà hanno penalizzato l’ambiente ma non hanno creato sviluppo, non hanno evitato che si aggravasse il deficit pubblico, non hanno favorito la realizzazione di infrastrutture efficienti, hanno prodotto un vero caos normativo.
Così, mentre si progetta di spendere 10 miliardi di euro per il Ponte sullo Stretto di Messina, nulla si è fatto per ammodernare e potenziare servizi di fondamentale interesse per i cittadini e di evidente utilità ambientale come il trasporto pubblico urbano o i treni dei "pendolari".
L’Italia ha bisogno di un deciso cambiamento di rotta.

Visto il bilancio degli ultimi cinque anni e visti i programmi dei due schieramenti in lizza nelle elezioni del 9 e 10 aprile, Legambiente auspica una vittoria dell’Unione, e comunque chiede alla maggioranza e al governo che usciranno dal voto d’impegnarsi concretamente sui seguenti punti:
· La piena integrazione di obiettivi di miglioramento e valorizzazione ambientale nelle strategie per fronteggiare i rischi di declino socio-economico dell’Italia. Dall’agricoltura al turismo, dalla ricerca ai beni culturali, dalle città al made-in-Italy, la qualità dell’ambiente deve diventare ingrediente centrale delle politiche per lo sviluppo.
· Un programma di incentivi per diffondere il risparmio energetico e l’uso delle energie rinnovabili come il solare e l’eolico, che consenta di fermare l’aumento dei consumi energetici e di decuplicare entro cinque anni la produzione di energia da fonti pulite.
· Una politica della mobilità che privilegi il trasporto collettivo, e in particolare il trasporto pubblico nelle città e nelle aree metropolitane.
· La riscrittura delle norme, a cominciare dalla Legge Obiettivo e dalla Legge Delega ambientale, che calpestando le regole europee oggi impediscono ai cittadini e agli enti locali di partecipare alle scelte sulle grandi opere e in tanti settori, dai rifiuti alla difesa del suolo, aumentano il rischio ambientale.
· Un deciso rilancio della lotta contro tutte le forme di illegalità ambientale (ecomafie, abusivismo edilizio, escavazioni illegali).
· Un’inversione di tendenza nella politica per i parchi e le aree protette, dopo anni di sistematica riduzione delle risorse destinate a tutelare la natura e difendere la biodiversità.