In centro strade a doppio senso per i ciclisti

Martedì Legambiente ha incontrato l’Assessore alla mobilità Ivo Rossi per fare il punto sulla mobilità ciclabile in centro storico. Da subito abbiamo tenuto a dividere nettamente i due aspetti del problema. Un conto è multare i ciclisti quando non rispettano il codice della strada, un altro è favorire la ciclabilità nel centro storico per creare le condizioni per una mobilità più sicura e tranquilla per tutti.
Legambiente ha quindi proposto all’Assessore di realizzare quanto la città di Ferrara fa già nel proprio centro storico dal 1998: i sensi unici a doppio senso per ciclisti. Rossi, che era già a conoscenza dell’esperienza, ha sostanzialmente accolto la proposta da realizzarsi previa valutazione tecnica di quali siano gli assi di penetrazione cicalabile in centro storico.

A Ferrara ci sono corsie ciclabili riservate per garantire il doppio senso per i ciclisti nelle strade a senso unico. A Padova una simile realizzazione può essere quasi immediata e a costi minimi. Si può ricorrere ad un tracciato stradale giallo, o ove risultasse deturpante (ad es. in strade con pavimentazione antica) si può ricorrere alla segnaletica verticale. La segnaletica in vigore consente di affiancare al divieto di transito o al senso vietato l’opzione "eccetto velocipedi" dove alla vetusta parola imposta dal codice si più sostituire il più immediato simbolo della bicicletta.
Questo consente alle bici di procedere contromano, ma come avvisare chi si immete regolarmente nel senso unico? Ci soccorre anche in questo caso la segnaletica europea che prevede un cartello indicatore della direzione obbligatoria integrato dal segnale di pericolo di doppio senso di circolazione e dal simbolo omologato della bicicletta.

Per Legambiente i primi assi su cui applicare i doppi sensi per i ciclisti sono senz’altro via S. Francesco, Via Altinate (finiti i lavori), via S.Sofia, via Manin, via San Pietro, ma un’analisi sistematica ne individuerà molti altri.

In realtà questa proposta viene da lontano…
30 maggio 1994, così si leggeva suI giornali locali: "dopo le multe fioccate a ciclisti che viaggiavano nelle vie del centro storico in contromano, in questi giorni in città sono apparsi numerosi provocatori cartelli. Mani anonime hanno accattaco alle paline segnaletiche del senso vietato la scritta "Escluse le biciclette ai sensi del buon senso". Sono passati 11 anni e la cronaca di questi giorni sembra essere tornata indietro.

Eravamo tutti più giovani e, confidando nella prescrizione del reato, ora possiamo dire che quei cartelli furono attaccati in una notte di primavera dal sottoscritto e da Lucio Passi. Fin da subito ne rivendicavamo il senso politico: in centro storico le biciclette possono percorre anche le strade in contromano, è una pratica quotidiana in una città ad alta vocazione ciclabile, che andrebbe "isituzionalizzata e normata".

Dal richiamo al buon senso di 10 anni una continuità con un una intelligente risposta amministrativa sperimentata a Ferrara, codice della strada alla mano. Senz’altro un esempio pratico positivo che indichiamo ad Ivo Rossi il quale dopo anni di immobilismo si sta spendendo per la realizzazione di nuovi tracciati protetti in periferia, riconoscendo nei fatti la grande risorsa che i ciclisti rappresentano per la mobilità padovana.
Non vorrei che chi si è inventato la tolleranza zero nei confronti dei ciclisti ottenga come unico risultato quello di disincentivarne l’uso, dimenticando la manifestazione dei 1.500 ciclisti e le 11.000 firme che invece chiedevano a questa amministrazione interventi strategici e di ampio respiro nella lotta complessiva contro l’inquinamento e il PM10 e per favorire la ciclo-pedonalità. Altro è il sacrosanto dovere dei vigili di multare chi va sotto i portici in bici come ci ricordava correttamente il coordinamento delle associazioni disabili in questi giorni.

Andrea Nicolello-Rossi