Inquinamento industriale e città diffusa

Se il quadro dell’inquinamento da PM 10 legato alle emissioni da traffico stradale e dalle caldaie da riscaldamento domestico risulta ad oggi abbastanza chiaro, poco noto può risultare il contributo apportato dai camini delle aree industriali di Padova e provincia.
Le problematiche relative agli insediamenti industriali sul nostro territorio sono riconducibili alla difficile convivenza tra aree industriali e residenziali che, grazie ad una pianificazione urbanistica cieca, troppo spesso si trovano ad essere contigue. Queste ultime, infatti, ricevono le immissioni in atmosfera di polveri, sostanze inquinanti o maleodoranti e di rumore, che pregiudicano la qualità della vita. Il triste e noto fenomeno della città diffusa del Veneto ha portato alla realizzazione di capannoni e industrie un po’ in tutti i Comuni a prescindere dalla infrastrutturazione delle aree produttive e della previsione delle ricadute delle emissioni prodotte.
Gli esempi sono numerosi, ma basta pensare ai cementifici di Monselice ed Este, oggetto di recenti problemi di emissioni legate all’utilizzo di rifiuti come combustibili, all’acciaieria della Zip di Padova ed i disagi creati a Camin e Villatora di Saonara, all’impianto di recupero solventi di Mestrino cresciuto a ridosso del centro urbano, all’impianto di compostaggio di Este ed i problemi di emissioni di odori sul Comune di Ospedaletto Euganeo, e la lista potrebbe continuare.
Annoso problema resta quello dei controlli da parte dell’Ente pubblico, come sempre il problema non è fare buone leggi che tutelino la salute dei cittadini e dell’ambiente, ma avere un sistema di controlli funzionale e capillare. Gli Enti si ritrovano quindi con risorse limitate ad operare con controlli a spot e quasi sempre sui bersagli grossi: difficile quindi controllare le migliaia di fonti di emissione di solventi, perché basta pensare a quante sono le carrozzerie presenti sul territorio.
Come uscire da questo pantano? Laddove non arriva il controllo pubblico si rende necessaria l’adozione di sistemi di autocontrollo obbligatori o volontari come la certificazione ambientale (ISO14000 ed EMAS). Certo non è pensabile escludere chi si autocontrolla dai controlli pubblici: le vicende sulle ecomafie, alla ribalta anche nella nostra provincia, dovrebbero insegnarci qualcosa. Fondamentale invece è una gestione trasparente e la comunicazione ai cittadini sulle prestazioni aziendali: chi non ha niente da nascondere e rispetta le normative non dovrebbe aver timore ad esporsi. Esempio positivo in tal senso è quello dell’inceneritore di Bolzano, che pubblica le analisi in continuo delle proprie emissioni su un sito internet, consentendo a chiunque di porsi nel ruolo di controllore.
Unindustria di Padova da tempo sta promuovendo la politica della certificazione ambientale e numerose sono le aziende certificate negli ultimi anni, ma restano ancora dei problemi aperti ed è per questo che la Provincia di Padova, in collaborazione con Legambiente, Unindustria, comune di Padova e ARPAV ha organizzato un seminario (che si terrà il 20 dicembre alle ore 9,00 al Centro Congressi Papa Luciani in Via Forcellini 170) per presentare una panoramica sulla situazione delle emissioni legate alle attività industriali e per discutere con Enti territoriali e associazioni di categoria su come coniugare le esigenze produttive alle necessità di tutela della salute e dell’ambiente.

Per maggiori informazioni rivolgersi alla segreteria del convegno:
Sinfonia Società Cooperativa Sociale, Via due palazzi, 16 – 35136 Padova, Tel 049 8900494, Fax 049 8909148; e-mail: eventi@gruppopolis.it
o visitate il sito della Provincia di Padova

Devis Casetta