Lottizzazione nell’area IRIS, quali margini per evitare la cementificazione?

In una recente intervista il vice sindaco e assessore all’urbanistica, Ivo Rossi ha affermato che, nell’area adiacente al Parco Iris, soggetta a perequazione edilizia, il comune sta facendo fino in fondo con trasparenza la sua parte ed è in attesa che i privati, nel rispetto delle previsioni urbanistiche, depositino presso gli uffici comunali il progetto definitivo.

A noi risulta, invero, che già in data 15 dicembre 2009 è stata presentata la richiesta di perimetrazione dell’area su cui realizzare l’intervento, con allegate tre diverse ipotesi planivolumetriche. È il comune, quindi, che è in difetto di una risposta, in quanto avrebbe già dovuto, dopo i necessari passaggi attraverso le commissioni di quartiere e la commissione urbanistica e, perché no, anche attraverso forme di partecipazione dei residenti (questo per noi significa trasparenza), fornire le puntuali direttive per il migliore assetto dell’area sotto il profilo del minore consumo di suolo e della massima estensione ed organizzazione del verde.

Ma non è questo il punto che ci interessa, quanto, invece, sapere attraverso quali forme si è giunti alla decisione (così almeno si evince dalle affermazioni del vice sindaco) di confermare l’attuazione della perequazione all’interno di un’area ad alto rischio idraulico, qual è quella che va dal Parco Iris al canale di S.Gregorio: un vero e proprio catino soggetto a frequenti allagamenti.
Attraverso quali passaggi formali, cioè, si è deciso di non tenere conto delle richieste dei quartieri 3 e 4, che, nei documenti redatti per la formazione del Piano di Assetto del Territorio (PAT), chiedevano di evitare in tale area ogni ulteriore cementificazione del suolo e di risolvere la questione dei diritti edificatori dei privati attraverso l’istituto dei crediti edilizi e l’individuazione di aree, pubbliche o private, dove trasferire i volumi previsti dalla perequazione.
Questo, sulla base del principio di trasparenza dell’iter decisionale evocato dal vice sindaco, vorremmo conoscere.

L’affermazione che non è possibile applicare al caso in esame l’istituto dei crediti edilizi è tutta da dimostrare. Altri comuni del Veneto, più piccoli e di certo più virtuosi (ad esempio Piove di Sacco e S.Donà di Piave), hanno già approvato il regolamento sui crediti edilizi. Perché Padova, capoluogo di Provincia, è in ritardo? Il fatto di non avere ancora il regolamento non può essere preso a giustificazione per consentire l’urbanizzazione di un’area soggetta a grave rischio idraulico.
Se una decisione formale non è ancora stata presa, e ciò sembra avvallato dal fatto che, in contemporanea con l’intervista rilasciata dal vice sindaco, l’assessore all’ambiente Alessandro Zan si è dichiarato contrario alla cementificazione nell’area Iris, i giochi potrebbero essere riaperti sulla base della ricerca dell’interesse prevalente che, a nostro avviso, riguarda la sicurezza idraulica del territorio piuttosto che il diritto ad edificare previsto dal piano regolatore, diritto che, come visto, si può tutelare in altro modo.

Lorenzo Cabrelle – Legambiente Padova