No all’introduzione dei volontari antiabortisti nei consultori

Il “Coordinamento per la riaffermazione dei diritti e della libertà delle donne” di Padova è contrario al Progetto di legge di iniziativa popolare regionale “Regolamentare le iniziative mirate all’informazione sulle possibili alternative all’aborto” ed osserva che:
I Consultori sono strutture istituzionali previste per rispondere nel modo più articolato e competente alle richieste che provengono dalle donne e dalle famiglie con personale professionalmente preparato per affrontare le problematiche relative a maternità, adolescenza, relazioni famigliari difficili.
La Regione non ha potenziato queste strutture, sostenendone la diffusione sul territorio, depotenziando così l’attività di prevenzione, sostegno e intervento quando i problemi emergono.
Il Veneto è la seconda Regione per numero di medici obiettori, personale che, secondo il regolamento di attuazione della legge194/78 dovrebbe attivare interventi di informazione e diffusione delle tecniche anticoncezionali. Non risulta che nessuna indagine sia stata fatta per verificarne l’attività in questo senso, sia in termini quantitativi (ore dedicate) che qualitativi (tipologia di interventi e target di riferimento)
La Regione Veneto e la Provincia di Padova sono al di sotto di qualsiasi standard in riferimento al rispetto della legge 194. A titolo di esempio nell’USL 16 un solo medico attua l’IVG, obbligando così chi necessita dell’intervento a lunghe attese o a recarsi fuori regione.
Va denunciata la mancata osservanza della Legge 194 sia in termini di possibilità concreta di trovare risposta in tempi brevi alla richiesta di IVG, sia soprattutto per la mancanza di un numero adeguato di Consultori pubblici sul territorio dotati di risorse sia umane che finanziarie adeguate.

Va ritenuto pretestuoso e ideologico l’inserimento di soggetti esterni sia nei Consultori che ancor più nelle strutture ospedaliere: pretestuoso perché evita di dare risposte ai problemi di adeguamento delle strutture (sia in termini di numero dei consultori sul territorio che di risorse investite), pensando di supplire alle carenze con l’inserimento di “volontariato“ in un’ottica di esternalizzazione inefficace e inaccettabile; ideologico, perché afferma il falso quando sostiene che la Legge 194:”prevede ogni tentativo di dissuasione alla pratica di interruzione volontaria della gravidanza”, perché parte dal presupposto della incapacità delle donne di valutare la propria situazione e scegliere se proseguire o meno la gravidanza; perché nega l’essenziale rispetto dei valori di riferimento di chi si rivolge alla struttura pubblica che ha il compito di fornire servizi e informazioni, astenendosi dal dare valutazioni morali, nel pieno rispetto della legge e delle libertà sancite dalla Costituzione pretende una presenza all’interno delle strutture ospedaliere dove si configura come una pura azione di colpevolizzazione delle donne che già hanno effettuato la scelta di interrompere la gravidanza; vuol rendere norma un sopruso, inaccettabile in uno Stato di Diritto, nei confronti della libertà e della dignità di donne e uomini la legge 194/78 prescrive infatti che il consultorio e la struttura socio-sanitaria, oltre a dover garantire i necessari accertamenti medici, hanno il compito in ogni caso “di esaminare con la donna e con il padre del concepito, ove la donna lo consenta, nel rispetto della dignità e della riservatezza della donna e della persona indicata come padre del concepito, le possibili alternative alla scelta di IVG. La proposta di legge in oggetto intacca quindi un compito essenziale della struttura pubblica e calpesta il diritto alla riservatezza.
Invitiamo il Presidente e i Componenti della V°Commissione a valutare con estrema attenzione questi elementi, e a voler considerare che le donne venete si meritano ben altro che l’essere ricacciate in una situazione di sudditanza ideologica, a maggior ragione all’interno di strutture sanitarie pubbliche che devono garantire un servizio efficace ed efficiente e soprattutto il rispetto integrale della legge 194. Il compito della Regione, lo ribadiamo, è ampliare e diffondere i servizi sul territorio in modo tale che le/i singole/i, le coppie e le famiglie possano trovare risposte ai loro bisogni, e in modo da: attuare una informazione capillare rivolta a donne e uomini sulle tecniche anticoncezionali, e sui diritti alla genitorialità prevenire le violenze all’interno della famiglia e, quando si verifichino, a supportare le vittime, nonché attuare iniziative di informazione/formazione su affettività e sessualità nei confronti delle /degli adolescenti in modo da consentire loro scelte consapevoli e libere
Chiediamo, con estrema decisione, di bocciare questo Progetto di Legge.

Coordinamento per la riaffermazione dei
diritti e della libertà delle donne