Partecipazione e “particulare”

Giovedì della scorsa settimana la commissione urbanistica del consiglio di Quartiere 2 Arcella ha convocato la cittadinanza per presentare e discutere l’ipotesi, nata dal confronto con i tecnici del settore Mobilità, della costruzione di una nuova pista ciclabile in via Pizzolo.
La convocazione è chiara: i manifestini affissi soprattutto, ma non solo, lungo la via oggetto del futuro intervento, che congiunge la zona di prima Arcella con la zona di San Carlo, si rivolgono ai cittadini invitandoli a partecipare.
E così non potrebbe che essere, nel senso che l’opportunità della costruzione di una nuova pista ciclabile non può essere considerata cosa da discutere con i soli residenti della via stessa, ma è opera pubblica, è risorsa per chi vive nelle vie adiacenti come per chi transita da un punto all’altro del quartiere o anche per chi arriva da un’altra zona della città.
Queste premesse, del tutto banali, trovano conferma nel fatto che il pubblico presente in sala, in tutto circa 40 persone, sia almeno per 2/3 composta da non residenti della via Pizzolo. Sono intervenuti per conoscere, esprimere il proprio assenso alla nuova opera, preoccupati soprattutto che si individui fin da subito un percorso ciclabile sicuro alternativo a via Tiziano Aspetti che quando sarà percorsa dal tram non consentirà la compresenza delle bici in condizioni di sicurezza.
Queste premesse di interesse generale sono invece disattese da una minoranza di intervenuti, una decina di residenti della via stessa che, aldilà del non condividere la necessità di una nuova pista ciclabile la cui realizzazione richiede l’istituzione di un nuovo senso unico e l’eliminazione parziale dei posti auto, rivendicavano solo a loro in quanto residenti la facoltà di decidere sulla loro via.
E’ l’espressione di quella parte di paese reale che pretende di poter fare ciò che vuole in casa propria, che non riconosce il primato della programmazione, delle regole, della condivisione. Sono cittadini che si rispecchiano in chi ha governato a colpi di condoni, che ha rappresentato la capitolazione, ancora una volta, del pubblico come organizzatore di priorità di interesse generale.
Nulla di nuovo si dirà, ma ciò che stupisce ed amareggia è che colui che era chiamato a dirigere la serata, il coordinatore della commissione urbanistica del Quartiere 2 Arcella, abbia al termine del dibattito chiesto un voto sulla opportunità o meno della pista ai soli residenti della via, validando di fatto l’approccio “decido solo io perché sono padrone in casa mia”.
Considerazioni esagerate? E’ probabile, ma occorre maggiore attenzione in chi cerca di offrire contesti partecipativi. La partecipazione non si improvvisa, la si costruisce a partire dal definire regole certe del gioco, chiarendo qual è l’ambito in cui si può decidere, senza rete, esplicitando i vincoli economici o tecnici che stanno dietro ad una gamma di possibili scelte, offrendo a chi vuole partecipare la cosiddetta cassetta degli attrezzi.
Tutte cose che nella discussione sulla pista ciclabile di via Pizzolo sono mancate: non è stato esplicitato il margine decisionale, né è stato possibile confrontarsi con il personale tecnico, non è stato rappresentato il complesso dello scenario né sono stati chiariti i tipi di compensazione possibili da decidere insieme a chi si sentiva sottratto di un bene proprio.
Per ultimo si è contraddetto l’invito alla cittadinanza tutta permettendo di esprimersi con un voto solo a chi lì abita. Se nel piccolo, nel piccolissimo, del governo del territorio si incorre in infortuni del genere, non deve stupire la mancanza di occasioni significative di partecipazione sui grandi temi strategici per la città.

Andrea Nicolello, vice presidente Legambiente Padova