Potenziamento dell’inceneritore: dov’è la valutazione di impatto ambientale?

“Stanno per iniziare i lavori di potenziamento dell’inceneritore di Padova, ma manca la valutazione d’impatto ambientale prevista per legge.” A denunciarlo è Devis Casetta, del Direttivo di Legambiente Padova – che chiede un immediato intervento dei decisori politici. Legambiente ricorda che gli imminenti lavori porterebbero la capacità d’ incenerimento dalle attuali 220 tonnellate al giorno a 520 ma fa presente che manca la VIA, cioè la Valutazione di Impatto Ambientale (c’è solo uno studio di compatibilità).
“Senza la VIA – continua Casetta, non ci sentiamo abbastanza tutelati dai possibili rischi d’inquinamento atmosferico. Anche perché il progetto dell’impianto è di vecchia concezione: risale al 1998. Ma soprattutto l’inceneritore così potenziato entrerebbe in competizione con la raccolta differenziata, sottraendo rifiuti al riciclaggio e creando un danno sia ambientale che economico.”
“Dal punto di vista economico, se la raccolta differenziata a Padova resta sotto il 50% (oggi è al 40%) continueremo a pagare salata l’ecotassa regionale per lo smaltimento dei rifiuti: 16,78% euro a tonnellata, contro i 7,75 euro/t, se la quota superasse il 50%.”
“Dal punto di vista ambientale – continua Casetta – oggi più che mai, visto che i cambiamenti climatici dovuti all’effetto serra sono conclamati, è evidente che riciclare rifiuti significa risparmiare emissioni di gas serra, bruciarli no. D’altra parte, in un paese, come l’Italia, dove il business dello smaltimento illegale (ma anche degli appalti per la gestione legale), alimenta le ecomafie soprattutto al sud, Legambiente ha preso una posizione chiara. A livello nazionale alcuni inceneritori si possono fare, ma solo all’interno di una collocazione corretta nel ciclo integrato dei rifiuti. Vale a dire che si può bruciare soltanto la quota dei rifiuti effettivamente non riciclabili, e a patto che vi sia un impegno reale a ridurne la produzione. Bisogna convertire il sistema industriale verso imballaggi completamente riutilizzabili e riciclabili e vanno aumentati gli investimenti sulla raccolta differenziata. Inoltre gli impianti di “termovalorizzazione” debbono ovviamente dare massimo di garanzie per le popolazioni e devono sorgere nei siti idonei.”
Ribadita questa posizione Legambiente presenta un dossier in cui chiarisce, cifre alla mano, i dubbi sull’utilità del potenziamento e lancia un appello alla politica perché riprenda in mano la gestione dei rifiuti a Padova, e non si trasformi solo un business a favore di Acegas-Aps.
“Concretamente Legambiente chiede tre cose – conclude Casetta -. Primo: subito la Valutazione di impatto ambientale sulla terza linea accompagnata da un ripensamento sulla necessità della stessa. Secondo: se impossibile bloccare la terza linea dismissione della prima e seconda, costruite negli anni ’60. Terzo: ulteriore potenziamento della raccolta differenziata a Padova, per migliorare e non disperdere i risultati faticosamente raggiunti fino ad oggi”.