PRESENTATO IL DOSSIER SULL’ACQUA POTABILE:
Acqua di rete, acqua minerale: dov’è la differenza?

"A Padova e provincia l’acqua del rubinetto è buona e si potrebbe imbottigliare, ma bisogna vigilare perché nitrati e metalli pesanti restino fuori dalle falde" è questo il commento di Giorgia Businaro, la curatrice scientifica del dossier presentato oggi da Legambiente  relativamente alle acque della provincia di Padova.

 Il dossier, che fa parte di una più corposa indagine regionale che ha comportato l’analisi di migliaia di pagine e un lavoro di circa sei mesi, evidenzia una situazione complessivamente buona per il territorio padovano, ma non mancano i segnali di allarme e preoccupazione.

 "I 22.500 controlli svolti in provincia dall’Arpav sulle acque ci restituiscono la foto di una rete di acquedotti che è in grado di fornire acqua potabile alle nostre tavole in tranquillità: non c’è stato nessuno sforamento dei limiti di legge" continua Businaro "ma ci sono comunque situazioni anomale e da sottolineare. Tra i 17 comuni[1] della provincia presi in esame, a Montagnana la maglia nera per 4 parametri".

 Il confronto che emerge con le 12 acque minerali più diffuse e conosciute nel Veneto (di cui solo 4 imbottigliate in regione) è impietoso: non ci sono vere ragioni per preferire l’acqua minerale a quella del rubinetto.

I RISULTATI  (scarica il dossier completo, pdf 239 KB)

Comparando le acque di rete e quelle imbottigliate, emerge che:
lo ione Sodio, quello della particella solitaria della pubblicità, è basso in tutte le acque analizzate salvo che a Vigonza, dove il dato è sopra la media, pur rimanendo al di sotto dei limiti di legge. Lo Zolfo è ugualmente basso in tutte le acque, senza distinzione,  salvo che a Montagnana, dove il dato è sopra la media, ma comunque inferiore ad almeno una marca di acqua imbottigliata.  Lo ione magnesio, uno dei responsabili della durezza dell’acqua, è anch’esso omogeneamente presente: le acque di rete cioè non sono necessariamente più dure di quelle minerali. Lo ione di cloruro, ovviamente è maggiormente presente nelle acque di rete, perché è impiegato come disinfettante per eliminare batteri e microrganismi, ma anche qui la differenza con le acque commericali è minore di quanto comunemente si pensa.

I nitrati sono l’unica differenza, oltre al prezzo,  tra le acque di acquedotto e quelle imbottigliate: Per quanto riguarda il parametro "Nitrato", infatti,  le acque di rete dimostrano valori leggermente superiori. Ciò è comprensibile considerando il fatto che tali acque, prima di essere captate ed trattate, attraversano terreni di vario tipo e destinazione produttiva e in particolare subiscono le infiltrazioni dovute agli scarichi zootecnici ed agricoli, principale problema dell’agricoltura del territorio.

 Il prezzo: un metro cubo di acqua potabile costa in media tra 0,51 e 1,08 euro mentre una bottiglia di acqua minerale contenente 1,5 litri può costare tra i 20 e i 50 centesimi di euro. Considerando che un metro cubo contiene 1000 litri è facile capire la sproporzione tra i costi. 

 "Per questo Legambiente chiede alla Regione di varare al più presto un piano di tutela delle acque coerente con la direttiva nitrati e stringente, che "blindi" in maniera sicura e duratura le preziose falde della pianura veneta, senza escamotages o favoritismi verso alcuni settori produttivi" – dichiara Davide Sabbadin resp. agricoltura ed energia di Legambiente Veneto – "L’acqua è importante e viene prima di tutto: Non si tratta di eliminare la zootecnia dalla nostra regione, ma di promuovere l’abbattimento della carica di nitrati attraverso l’impiego energetico dei reflui e soprattutto di cambiare il modello di allevamento, ora troppo intensivo, diminuendo il numero di capi per kmq: meno carne e meno latte, ma più di qualità".

 La comparazione delle acque di rete non fa emergere grosse differenze nell’ambito provinciale, salvo alcuni casi anomali: Montagnana si distingue per l’alto residuo fisso, e l’alto tasso nitrati, cloro e di zolfo nell’acqua, mentre l’acqua più dura (Magnesio+) è quella di Legnaro e di Vigodarzere. L’acqua più ricca di sodio è quella di Vigonza.


[1]             Per quanto concerne la provincia di Padova sono stati presi in considerazione i Comuni di Padova, Abano T., Albignasego, Cadoneghe, Camposampiero, Cittadella, Conselve, Este, Legnaro, Maserà, Monselice, Montagnana, Piazzola sul Brenta, Piove di Sacco, Rubano, Vigenza, Vigodarzere