Quella partita a scacchi è truccata

Dopo oltre vent’anni di silenzio ritornano. Per farsi sentire non badano a spese. I colossi dell’energia hanno deciso d’investire 6 milioni di euro (fonte: Sole 24 ore) in una grande e suadente campagna pubblicitaria a favore del nucleare . In questi giorni sugli schermi televisivi appare una partita a scacchi. Dice uno dei giocatori: “Sono contrario all’energia nucleare perché mi preoccupo dei miei figli.” Talmente generico da apparire quasi come un pregiudizio. Facile la replica del secondo: “Io sono favorevole: tra 50 anni non potranno più contare solo sui combustibili fossili.” Naturalmente gli spot televisivi sorvolano sui problemi della sicurezza e minimizzano la non risolta questione dello smaltimento definitivo delle scorie radioattive. Eppure non c’è un solo sito sicuro e funzionante in tutto il mondo e anche gli USA hanno abbandonato, dopo anni d’ inutili esperimenti, il deposito di Yucca Mountain.

In questo spot non viene toccato il tema dei costi. Forse perché autorevoli studi, come il recente rapporto del Massachusetts Institute of Tecnology, valutano il costo dell’elettricità da nucleare maggiore di quello prodotto sia da fonti rinnovabili che dal gas. Non è un caso se il 61% della nuova potenza elettrica installata in Europa nel 2009 è rappresentata da impianti alimentati da fonti rinnovabili. Ma queste informazioni non ci verranno certo fornite da chi punta a fare affari con il nucleare. In rete stanno circolando alcuni video in risposta allo spot sul ritorno al nucleare, qui potete trovare quello di Legambiente che ripropone la stessa metafora della partita a scacchi, arrivando però a conclusioni diametralmente opposte.

Domandiamoci piuttosto perché sentono il bisogno di convincerci sulla bontà di un ritorno al nucleare nel nostro paese. Tre notizie sembrano preoccupare realmente la lobby dell’atomo.

La prima. Martedì 21 dicembre sono state consegnate alla Camera dei deputati le firme a sostegno della proposta di legge d’iniziativa popolare “Sviluppo dell’efficienza energetica e delle fonti rinnovabili per la salvaguardia del clima”. Decine di migliaia di firme, di cui oltre 8000 di cittadini del Veneto, per dire no al nucleare e si alle energie rinnovabili. Un’occasione per il Parlamento di recuperare credibilità affrontando i problemi veri sollevati dai cittadini.

La seconda. La recente delibera del governo non convince le Regioni che si riservano un diritto di veto, territorio per territorio, sul nostro “rinascimento atomico”.

La terza. L’appello di 200 imprenditori guidati dal vice Presidente di Confindustria Pistorio, contro la follia del nucleare. Questi ultimi sostengono che: “ Lo scenario prospettato dal Governo comporterebbe una enorme distrazione di risorse a discapito delle nuove energie (efficienza energetica e rinnovabili). La costruzione delle centrali nucleari interesserebbe una piccola minoranza di società italiane[…], se ne avvantaggerebbero pochi comparti industriali energivori e sarebbe lo Stato, attraverso la fiscalità generale, o gli utenti attraverso l’aumento delle bollette, a cofinanziare il nucleare. Questo perché il costo delle nuove centrali è estremamente oneroso”. In sostanza la scelta nucleare determinerebbe di risorse, per giunta durante una gravissima crisi, rispetto ai più promettenti settori dell’efficienza e delle rinnovabili che saprebbero attivare, come in parte stanno già facendo, ricadute economiche e occupazionali immediate.

Considerato poi il limitato consenso nel Paese, pensiamo che il progetto nucleare si arenerà, ma avrà fatto perdere all’Italia tempo e ricchezze. Per questa ragione ci siamo rivolti al Parlamento con una proposta di legge che si propone non solo l’obiettivo di bloccare il tentativo di tornare al nucleare in Italia ma anche e soprattutto quello di mettere ordine nelle scelte degli investimenti, occupazionali, ambientali e di tutela della salute che sono il risultato di un’azione coerente di salvaguardia del clima. Ci rivolgiamo inoltre al Presidente Zaia perché in Veneto si adotti un Piano energetico Regionale improntato all’efficienza energetica: un piano di riqualificazione energetica che sposti le attività del settore edile verso la manutenzione e riqualificazione del già costruito, abbandonando la cementificazione del territorio (le recenti alluvioni non ci hanno insegnato nulla?). E poi servono una più attenta pianificazione per l’installazione delle fonti rinnovabili, mini impianti geotermici, eolici e idroelettrici su piccoli salti. Pensate forse che questo sia il programma dei soliti ambientalisti sognatori che, come ironizza Tremonti, “si trastullano con i mulini a vento”? Una risposta a questa provocazione si può trovare nelle “Proposte di Confindustria per il Piano Straordinario di Efficienza Energetica 2010”. Lo studio, molto dettagliato, giunge alle seguenti conclusioni di sintesi: “Il complesso delle misure di efficienza energetica nei vari settori industriali porterebbe ad un risparmio potenziale del nostro paese nel periodo 2010 – 2020, pari a oltre 86 Mtep di energia fossile, per raggiungere la quale si attiverebbe un impatto socio-economico pari a circa 130 miliardi di euro di domanda, un aumento della produzione industriale di 238,4 miliardi di euro ed una crescita occupazionale di circa 1,6 milioni di unità di lavoro standard.” Dunque 1,6 milioni di posti di lavoro contro i diecimila propagandati dai promotori del nucleare. Per giunta con un effetto positivo sul bilancio statale. Non è materia sufficiente per aprire un dibattito pubblico?

Oscar Mancini – Responsabile Dipartimento Ambiente e Territorio CGIL Veneto