Treni, Val Susa, Trasporto pubblico e dintorni…

Qualcuno in questi giorni si è chiesto, “ma questi di Legambiente, che dicono di volere il rilancio del trasporto pubblico in particolare su ferro, perché si sono schierati con gli abitanti della Valsusa contro il traforo per la Tav?”. Perché si tratta di una protesta giusta contro un’opera inutile e dannosa che dovrebbe essere realizzata con un investimento pubblico di oltre 15 miliardi di euro per spostare su ferro meno dell’1% delle merci tra non meno di 10 anni. Un’incredibile “truffa virtuale ai danni dello Stato” come spiega Gianni Sandon in “Media e messaggi” recensendo il bel libro di Ivan Cicconi “Le grandi opere del Cavaliere”. Insomma questi soldi dovrebbero essere spesi molto più utilmente per iniziare finalmente un rilancio vero del trasporto ferroviario in Italia.

Un esempio che riguarda Padova? Una briciola di questi soldi stornati agli enti locali, potrebbero permettere di sviluppare un vero e proprio sistema ferroviario metropolitano.
I binari per 5 linee metropolitane sono già esistenti, ma vanno posizionate le nuove fermate leggere, in numero quadruplo rispetto a quanto previsto dal progetto del Sistema Ferroviario Metropolitano Regionale, che è purtroppo pensato per facilitare solo i collegamenti fra aree metropolitane piuttosto che come servizio metropolitano.
Sono necessari, ad esempio, interventi di adeguamento alla linea esistente Padova – Interporto e l’adeguamento dei binari fino a Granze, primo tratto della Padova – Choggia. Interamente da costruire la linea Abano Terme – Interporto che avrà sia funzioni merci che passeggeri. Legambiente ha approfondito la questione nel libro bianco “La città Mobile” (scarica). Un potenziamento della rete su ferro da attuarsi in integrazione con quella del Trasporto pubblico su gomma, come proposto con la petizione “Muoviamoci insieme” promossa da Legambiente, Assortenti, Federconsumatori, Filt Cgil.

Per tornare alla Val Susa va sottolineato che la motivazione di trasferire una parte dei traffici internazionali, attualmente transitanti su Gottardo e Sempione, su questa nuova tratta, non trova riscontro nella realtà. Negli ultimi dieci anni la quantità complessiva di merci transitata attraverso i valichi francesi (Moncenisio, Frejus e Monte Bianco) è progressivamente diminuita fino a scendere in modo vistoso nel 2004 registrando un -10%, mentre quella transitata sui valichi italo-svizzeri ha registrato complessivamente un aumento del +12%. Il nodo di Torino è il vero tappo della mobilità lungo l’asse della Val di Susa, non il valico ferroviario di confine, che presenta un grado di utilizzo dell’infrastruttura inferiore al 30% della sua capacità totale.

Lucio Passi, coordinatore Legambiente Padova