Agenda 21, manca uno strumento di valutazione

L’Assessorato all’Ambiente ha in questi giorni presentato il Piano Operativo del Comune di Padova censendo tutte le attività dei vari Settori comunali in relazione agli obiettivi posti dal Piano d’Azione Ambientale elaborato dal Forum di PadovA21. Il documento fornisce un utile spaccato delle attività in corso e testimonia del fatto che i principi della sostenibilità ambientale stanno, sia pur lentamente, entrando a far parte delle strategie d’intervento e della prassi operativa di molti uffici e tecnici comunali. Un lavoro di sintesi interessante, ma che dovrebbe a mio avviso essere a breve integrato con i seguenti criteri:
1. L’elenco delle attività risulterebbe ben più significativo se fosse utilizzato nell’ambito di una rivisitazione critica di tutto il Piano d’Azione Ambientale a suo tempo approvato; una rivisitazione che metta in luce ciò che si sta facendo (non solo da parte dell’Amministrazione Comunale), ma anche ciò che non si è fatto, analizzandone le motivazioni e gli ostacoli incontrati. Una rilettura in quest’ambito delle pratiche in corso nel Comune di Padova consentirebbe anche di verificare se dette pratiche vengono sviluppate secondo i principi (fondamentali per Agenda 21) dell’intersettorialità e della partecipazione, o se – pur perseguendo obiettivi socialmente ed ecologicamente utili – continuano a prevalere le logiche degli interventi settoriali e della rigida suddivisione del lavoro per competenze.
2. Le attività elencate nel “Piano operativo” sono state autovalutate dai singoli settori direttamente interessati, in relazione al grado di conseguimento degli obiettivi che loro stessi hanno dichiarato di voler perseguire. Il che ovviamente non funziona per almeno due ragioni. La prima è che nella prassi comunale difficilmente qualche Settore dichiara – in fase di verifica dei risultati – di non aver in tutto o almeno in larga parte raggiunto gli obiettivi prefissati. La seconda è che manca un giudizio di qualità sugli obiettivi e sul lavoro svolto. Non è sufficiente affermare che un obiettivo prefissato è stato raggiunto per poter affermare di aver effettuato un’azione positiva ai fini della sostenibilità urbana. Occorre saper misurare l’impatto ambientale e gli effetti reali di quell’intervento… Così, per fare un esempio di una certa attualità, poiché nell’elenco delle azioni del Piano Operativo vi è anche quello relativo alla predisposizione di “Piani di Riqualificazione Urbana”, si sarebbe potuto attribuire un punteggio positivo all’approvazione del Piano di Recupero Urbano dell’Arcella (le famose Torri), indipendentemente dal fatto che la maggior parte della popolazione abbia giudicato detto intervento negativo dal punto di vista ambientale. Analoghe considerazioni si potrebbero fare per gran parte degli obiettivi, che vengono misurati in relazione alla quantità delle cose fatte, senza alcuna verifica dei risultati reali.
3. Fondamentale diviene quindi, a mio avviso, elaborare ed aggiornare periodicamente – da parte di un organismo tecnico, affidabile e “super partes” – appositi “Indicatori di sostenibilità” con cui misurare i risultati complessivi dell’attività svolta dall’Amministrazione ed attraverso i quali eventualmente correggere gli stessi obiettivi del piano. Come più volte richiesto, è quantomeno urgente iniziare dai dieci indicatori proposti dalla rete europea delle Città Sostenibili, ricordando in particolare come i primi due riguardano la verifica del grado di soddisfazione espresso dai cittadini sulle politiche attivate dall’Amministrazione ed il calcolo dell’Impronta ecologica della città.

Sergio Lironi, presidente Legambiente Padova