Report Mal’Aria di Città 2026
A Padova confermati i miglioramenti per il Pm10
Legambiente: tutti i parametri rientrano nell’attuale normativa. Ora la sfida è accelerare i miglioramenti per rientrare in quelli previsti dal 2030
Il nuovo report di Legambiente Mal’Aria di città: luci ed ombre dell’inquinamento atmosferico delle città italiane, conferma i miglioramenti della qualità dell’aria della nostra città, già evidenziati nei mesi scorsi, invitando però a non cantare vittoria: il percorso verso il risanamento della qualità dell’aria è ancora lungo.
Focus sui dati di Padova
Polveri sottili – PM10
Il PM10, ossia le particelle di diametro inferiore a 10 micrometri che permangono in atmosfera per un lungo periodo di tempo e sono in grado di penetrare nell’apparato respiratorio umano, sono uno dei parametri principali da monitorare.
I superamenti giornalieri nel 2025 per la prima volta da quando le centraline Arpav misurano le particelle inquinanti per metro cubo di aria (μg/mc), in città non è stato superato il limite di 50 microgrammi per più di 35 giorni in un anno. Dal 2030 saranno solo 18 le giornate di sforamento consentito in un anno e il valore limite giornaliero si abbasserà a 45 μg/mc.
Il valore medio annuale nel 2025 a Padova è stato di 27 μg/mc, quindi entro il limite di legge attuale, che è di 40 μg/mc. Nel 2030 sarà però dimezzato (20 μg/mc).
Polveri sottili – PM2.5
Il particolato PM2.5 è tra i più dannosi per la salute umana: a causa delle sue dimensioni inferiori a 2,5 micrometri, esso è in grado di penetrare in profondità nei polmoni. Il limite consentito del valore medio annuale è 25μg/mc.
Il valore medio annuale nel 2025 a Padova è stato di 20 ug/mc, quindi entro il limite di legge attuale, ma il doppio rispetto al limite in vigore dal 2030, che scenderà 10 ug/mc.
Biossido di Azoto (NO2)
Tra le sostanze più inquinanti e pericolose rientra il biossido di azoto (NO2), un gas prevalentemente prodotto dall’ossidazione del monossido di azoto (NO), molto dannoso per la salute umana e per l’ambiente. L’attuale limite normativo è di 40 μg/mc e nel 2030 sarà dimezzato: Padova nel 2025 ha registrato una concentrazione media di 25 μg/mc.
Quanto inquinamento deve ridurre Padova
In considerazione delle raccomandazioni dell’Organizzazione Mondiale della Sanità (OMS) e dei limiti previsti dalla nuova Direttiva europea sulla qualità dell’aria (AAQD) che entreranno in vigore dal 2030, come si vede nella tabella sottostante, Padova necessità di una riduzione di concentrazione in tutte le componenti prese in esame.
| Inquinante | Limite dal 2030 | Valore 2025 | Riduzione necessaria entro il 2030 | Valori soglia consigliati dall’OMS |
| PM10 | 20 μg/mc | 27 μg/mc | 25% | 15 μg/mc |
| PM2.5 | 10 μg/mc | 20 μg/mc | 50% | 5 μg/mc |
| N02 | 20 μg/mc | 25 μg/m | 18% | 15 μg/mc |
Questa edizione di Mal’Aria ha analizzato i dati di PM10 degli ultimi quindici anni (2011-2025), calcolando attraverso una media mobile quinquennale la tendenza in ogni città e stimando i valori che potrebbero essere raggiunti entro il 2030. Per Padova la proiezione al 2030 è un valore di 28 microgrammi per metro cubo, superiore quindi al valore di 20 μg/mc in vigore tra 4 anni.Occorre dunque accelerare e potenziare le politiche antismog.
Serie storica per i valori di PM10 a Padova
| ANNO | giorni con valore superiore di 50 μg/mc* (Arcella) | **Media annuale |
| 2025 | meno di 35 | 27 |
| 2024 | 61 | 31 |
| 2023 | 62 | 32 |
| 2022 | 70 | 32 |
| 2021 | 59 | 30 |
| 2020 | 80 | 34 |
| 2019 | 65 | 34 |
* fino a 35 giorni consentiti con un valore entro i 50μg/mc
** limite di legge in italia: 40μg/mc
Il fatto che per la prima volta Padova sia rientrata nei limiti di legge per gli sforamenti giornalieri di PM10 è sicuramente un dato incoraggiante – sottolinea Francesco Tosato, Presidente di Legambiente Padova – e anche che i valori medi annuali degli altri inquinanti siano entro i limiti consentiti. Attenzione però a cantare vittoria: la lunga sfida per il risanamento della qualità dell’aria è tutt’altro che vinta, in città così come nel resto della Regione nel Bacino Padano, i dati positivi dell’ultimo anno vanno letti alla luce di condizioni meteorologiche favorevoli e della progressiva riduzione delle emissioni dovute al miglioramento tecnologico. L’ormai prossima direttiva europea ci obbliga a ulteriori sforzi per rientrare in valori limiti più stringenti, che si avvicinano a quelli consigliati dall’Organizzazione Mondiale della Sanità: obiettivo certamente non semplice ma raggiungibile, con un potenziamento e ampliamento dell’impegno sostenuto per rendere più sostenibile la mobilità urbana, comunque ancora da completare, anche a tutti gli altri settori responsabili di emissioni inquinanti: dal riscaldamento domestico alle attività agrozootecniche, entrambe normate ma poco controllate. Per la salute non sono accettabili compromessi al ribasso, occorre accelerare il passo e completare il percorso.
Legambiente indica quelle che sono le principali priorità d’intervento per uscire dall’emergenza smog in città:
Ripensare la mobilità urbana, mettendo le persone al centro: oltre al completamento del sistema Smart, potenziare con forza il trasporto pubblico, che deve essere convertito con soli mezzi elettrici entro il 2030. Parallelamente avviare uno stop progressivo ai veicoli più inquinanti nei centri urbani, creare una rete diffusa di aree pedonali e percorsi ciclopedonali, perseguendo il modello della “città dei 15 minuti”, creando Low Emission Zones e usando politiche come Città30. Completare la Bicipolitana, garantendo il più possibile la percorrenza riservata alle biciclette, riconoscibile da opportuna segnaletica.
Accelerare la riconversione degli impianti di riscaldamento, mappando quelli esistenti e programmando l’abbandono progressivo delle caldaie a gasolio, carbone e metano in favore di sistemi come le pompe di calore a gas refrigeranti naturali, da incentivare.
Nel bacino padano dove le condizioni geografiche e meteorologiche favoriscono l’accumulo di inquinanti, il comparto agrozootecnico, rappresenta un importante settore inquinante. Meno impattante a Padova, che ha un ambito prevalentemente urbano, ma vanno comunque implementate buone pratiche come la copertura delle vasche e il controllo degli spandimenti.
*Note metodologiche: l’unità di misura con la quale vengono espresse le concentrazioni di NO2, e PM10 è microgrammi per metro cubo di aria (µg/mc).
La media annuale è stata calcolata come media delle medie annuali delle singole centraline di monitoraggio ufficiale delle Arpa classificate come urbane (fondo o traffico).
Per il PM10 sono stati analizzati i dati per un periodo di riferimento di 15 anni (dal 2011 al 2025). Attraverso un’analisi statistica di base, è stato possibile identificare una tendenza legata alle medie annuali registrate nelle città. Per limitare le variazioni annuali più sensibili dovute alle condizioni meteorologiche e climatiche più o meno favorevoli che si sono registrate nel corso degli anni, è stata calcolata la media mobile su base quinquennale (a partire da quella relativa al periodo 2011-2015 fino ad arrivare a quella relativa al periodo 2021-2025), utilizzando uno scenario definito di “business as usual”. Da questa analisi è stato poi possibile ricavare la linea di tendenza del prossimo quinquennio (2026 – 2030) per cominciare a ragionare sullo scenario che si potrebbe presentare nei prossimi 5 anni, ovvero quando entreranno in vigore i nuovi limiti normativi che, per il PM10, sarà pari a 20 microgrammi per metro cubo per quanto riguarda la media annuale.
