FINALMENTE STUDIO DI IMPATTO AMBIENTALE SULL’INCENERITORE
Chiudere la linea 1 e aumentare la raccolta differenziata

A Padova serve incrementare il ciclo integrato dei rifiuti, che con l’aumento della raccolta differenziata  permetta di spegnere subito la linea 1 programmando l’eliminazione della seconda. E’ il commento di Legambiente allo studio di impatto ambientale dell’inceneritore.

Era il gennaio 2007 quando Legambiente Padova, con un dossier, poneva la questione della mancata valutazione d’impatto ambientale delle III^ linea dell’inceneritore di S. Lazzaro. Ora lo studio è arrivato. “Lo analizzeremo con calma – spiega il biologo Devis Casetta del Direttivo di Legambiente, ma da quanto presentato pare che l’inceneritore avrà emissioni di un decimo rispetto ai limiti di legge. Vogliamo però approfondire le parti dedicate ai rischi per la salute, soprattutto per i bambini”.

“Lo studio di impatto ambientale – continua Casetta – presenta però anche le alternative al progetto. Di queste la più interessante è l’ipotesi due che mostra come potrebbe essere sufficiente la sola II^ e III^ linea a coprire il fabbisogno di smaltimento per il rifiuto secco residuo di tutta la Provincia di Padova se si attuasse una politica di riduzione della produzione dei rifiuti del 5%, una raccolta differenziata in città al 65% (obiettivo di legge al 2012 per altro) ed i Comuni della provincia arrivassero al 75% di RD. Risultato a portata di mano visto che già oggi la raccolta differenziata in 400 comuni veneti (su un totale di 581) supera il 50%, e in più di 200 oscilla tra il 60 e l’80%.

E’ ciò che Legambiente chiede con forza: infatti mantenere aperte tre linee con una capacità di incenerimento di 520 tonnellate al giorno collide con raccolta differenziata nella provincia di Padova, la erode, rischia di contrarla, ne è oggettivamente concorrente. E in tempi di cambiamenti climatici conclamati, dovuti all’effetto serra, è evidente che riciclare rifiuti – che va ricordato, non sono in alcun modo nemmeno assimilabili alle energie rinnovabili – significa risparmiare emissioni di gas serra, bruciarli no.

Sia ben chiaro – conclude Casetta –  nessuno vuole i rifiuti in strada come a Napoli, ma ci sono delle alternative a bruciare il 60% dei rifiuti prodotti a Padova. Le alternative si chiamano politiche di riduzione della produzione di rifiuti (a Trento le stanno già attuando), si chiamano raccolta differenziata spinta (il porta a porta in veneto consente di arrivare all’80% di RD), si chiamano impianti di recupero dei materiali dai rifiuti (Es: impianto di riciclo di Vedelago, già visitato per altro dall’Assessore Francesco Bicciato la scorsa settimana).