La democrazia non si impone con la forza

Non possiamo tacere. Non possiamo stare chiusi nelle nostre case. Il rapimento della giornalista del Manifesto Giuliana Sgrena, che con il suo lavoro ci ha fatto conoscere l’orrore della "democrazia esportata" e l’effetto devastante della guerra sui civilin non può lasciarci indifferenti.

Quest’ultimo rapimento in Iraq, il rapimento di Giuliana Sgrena, colpisce doppiamente il mondo della pace.

È il segno che nessuna pacificazione in Iraq può avvenire senza la rimozione delle cause dell’attuale disordine, che nessun processo di democratizzazione è credibile senza la fine dell’occupazione militare, il ritiro delle forze americane e dei contingenti della cosiddetta ‘coalizione dei volonterosi’; senza il ripristino della legalità internazionale, il ritorno in campo dell’Onu e il passaggio, lungo, difficile ma inevitabile, della sovranità a tutto intero il fronte politico e religioso iracheno.

Ma è anche, e in modo sofferto e doloroso, un atto che colpisce Giuliana Sgrena.
Un durissimo colpo a chi ha pensato e continua a pensare che la verità della guerra va conosciuta e raccontata. Che le vittime dei bombardamenti delle città sunnite hanno diritto a gridare al mondo l’orrore dei massacri. Che il dolore degli scampati alle stragi nelle moschee deve essere ascoltato da tutti. Che quanti sono sfuggiti alle auto bomba dei terroristi devono poter dire il loro rifiuto della violenza e della guerra. Che c’è una resistenza del popolo iracheno che non può confondersi con le ciniche e spietate strategie del terrorismo.

Giuliana Sgrena è una lucida e appassionata militante della pace e chiama alla mobilitazione per la sua immediata liberazione.

Coloro che l’hanno rapita devono sapere che detengono in prigionia un’intelligenza e una voce libere, una donna coraggiosa schierata dalla parte del popolo iracheno contro i tiranni di ieri e gli occupanti di oggi.

I governi dell’Europa devono tentare tutte le strade, politiche, diplomatiche e informali, per contattare i rapitori di Giuliana e ottenerne la liberazione.

I partiti politici, le comunità religiose, le organizzazioni della società civile devono esprimere una condanna netta della violenza e del terrorismo, e mobilitarsi per la fine della guerra e dell’occupazione militare in Iraq. Per la liberazione di Giuliana Sgrena.

Invitiamo il mondo della pace, le organizzazioni e le associazioni pacifiste, le donne e gli uomini che sono scesi in piazza in tutto il mondo per impedire la guerra in Iraq, a mobilitarsi ancora. Partecipiamo alla manifestazione nazionale Liberate la pace che si terrà a Roma sabato 19 febbraio per la liberazione di Giuliana

Associazione per la Pace, Beati i Costruttori di Pace, CGIL,
Coord.Genitori Democratici, Donne in Nero, Legambiente, M.I.R.