LETTERA DI LEGAMBIENTE E AMISSI DEL PIOVEGO

Riscoprire e rinsaldare il rapporto tra le acque e la città, con i suoi cittadini e i giovani.
E’ stato questo il tema del campo di volontariato e fraternità che ha visto 20 Giovani per un Mondo Unito dei 200 accampati al Brentelle, unirsi a Legambiente e Amissi del Piovego.
Dopo 2 giorni di pulizia delle rive del Piovego sporche ed abbandonate, con migliaia di siringhe raccolte e la piccola scalinata del Portello pulita in attesa che venga restaurata, il campo si è spostato in Golena San Massimo.
L’obiettivo del campo era liberare dalla terra e fango la cavana di San Prosdocimo che si apre a filo d’acqua nelle antiche mura del Castel Novo.
Perchè questa scelta? Perchè riaprire la cavana significa riportarla al suo antico uso, quello di ricovero della mascarette, le barche della voga alla veneta.
E’ con azioni di questo tipo che il volontariato si fa risorsa, che arriva dove l’amministrazione non riesce o può.
Avvisati i responsabili del settore Edilizia Monumentale del piccolo cantiere parallelo a quello in corso di restauro del Bastione San Massimo e i tecnici della ditta incaricata, i volontari hanno scavato diversi metri cubi di fango per due giorni. Un piccolo cantiere ben lontano da quello ufficiale, visitato con simpatia dai tecnici comunali nel pomeriggio di giovedì.
Poi qualcosa cambia e venerdì 3 in tarda mattinata per questioni di sicurezza il Comune interviene e fa chiudere la cavana con una pesante grata di ferro.
Mancavano poche ore alla chiusura del campo, e dopo quasi tre giorni di lavoro pochi centimetri di scavo. Peccato, i ragazzi avrebbero visto entrare in cavana insieme all’acqua un paio di mascarette, sulle quali si sarebbero goffamente cimentati nella loro prima voga alla veneta.
Non è stato possibile, ma venerdì il brindisi finale davanti alla cavana ora navigabile è stato fatto, dai ragazzi insieme agli operai del cantiere vero, quello ufficiale.
Insomma non si è arrivati alla denunica che fu fatta nei confronti degli Amissi del Piovego nel 1981 quando si scavò "abusivamente" la riva del del Portello, portando alla luce i primi scalini dell’antica scalinata ormai dimenticata da tutti tranne che da Giulio Bresciani Alvarez.
Partendo da questo piccolo malinteso finale noi che abbiamo coordinato il campo dei venti ragazzi, che è stato sicuramente informale ma non per questo poco serio, dove ci sono state poche carte bollate ma decisioni prese sul campo di giorno in giorno tenendo conto delle forze a disposizione e della sicurezza, vogliamo fare alcune considerazioni che rivolgiamo a Luisa Boldrin, assessore all’edilizia Monumentale, e al suo staff:
– auspiachiamo che i lavori di scavo della cavana San Prosdocimo siano terminati dal Comune e la stessa sia poi aperta all’uso delle barche a remi;
– suggeriamo che i futuri cantieri di restauro siano cantieri aperti alla città come usa in molti paesi europei. E’ sicuramente più dispendioso ma negli appalti con le dittte esecutrici dei lavori devono essere previste clausole affinchè i restauri siano visitabili dalla cittadinanza e perchè si possano concordare ed affiancare piccoli campi di scavo fatti da volontari.
Se vogliamo che il patrimonio storico e monumentale, come le mura e le acque, tornino ad essere percepite dai padovani come un loro bene, dobbiamo metterli in condizione di capire le trasformazioni, di fare la loro parte, o anche solo di assistere ai lavori di restauro.
Sappiamo che l’assessore Boldrin condivide molti di questi concetti, sappiate che le associazioni ambientaliste sono pronte a raccogliere questa sfida e fare la loro parte assieme a molti giovani.