Piani di zona per la partecipazione sociale dei cittadini

Il giorno 23 aprile 2008 il Coordinamento delle Associazioni iscritte al Registro Comunale di Padova – Area Sociale e Sanitaria ha organizzato presso la Sala Diego Valeri il Seminario: Piani di zona: la partecipazione sociale dei cittadini.

Il Piano di Zona che è lo strumento previsto dalla legge 328/00 (legge di riforma dei servizi alla persona per la programmazione degli interventi che gli enti locali decidono di attivare a favore dei cittadini per garantire i diritti di cittadinanza.)

Nell’arco della giornata l’incontro ha ottenuto una importante partecipazione e riconoscimento da parte dell’ULSS 16, del Comune di Padova e dai rappresentanti del Privato Sociale. Nel pomeriggio i coordinatori dei tavoli tematici hanno relazionato sul processo di attuazione dei PDZ: analisi della situazione del territorio – individuazione dei bisogni emergenti – stesura di piani e progetti di intervento – attivazione e messa a disposizione di risorse professionali ed economiche – monitoraggio e valutazione dei risultati.

Da parte dell’ente pubblico è stata riconfermata la disponibilità e l’importanza della partecipazione del privato sociale nella stesura dei piani di azione. Tuttavia mi sembra doveroso esternare la difficoltà di diverse associazioni che non si sono sentite coinvolte in questi processi partecipativi. Ad un maggior approfondimento sono emersi punti importanti che voglio delineare in modo sintetico:

L’effetto delega

La necessità di una maggiore partecipazioni del privato sociale per limitare le deleghe in bianco e senza un ritorno dei risultati. Le associazioni non hanno ottenuto dai propri rappresentanti un riporto dei lavori svolti ai tavoli di concertazione. Si è delineato un aspetto involutivo dell’agire dell’associazionismo dovuto “all’effetto delega”. Le stesse organizzazioni delegano ad altri “soggetti forti” la rappresentanza. Nel tempo perdono il collegamento tra loro, creano dei vuoti; si demanda ad “altri” la rappresentanza e la partecipazione senza poi addirittura chiederne il riporto per un confronto.

I Piani di Zona devono tener conto di tutte le tematiche che girano intorno alla persona

Purtroppo i PDZ attuali difficilmente tengono conto dell’interazione tra le diverse politiche: tematiche come l’abitare, il lavoro, la cultura, le politiche scolastiche, l’ambiente, la viabilità, il quartiere non sono specificatamente considerate nei Piani di Zona.

L’area di competenza dei PDZ deve superare i confini socio-assistenziali e tradursi in strumento di analisi e utilizzo di tutte – o quante sia possibile esaminare e coinvolgere – le componenti della società.

Dal Piano di Zona al Piano di Comunità

Il PDZ dovrebbe essere uno strumento attraverso il quale il sociale interpella e orienta le politiche sanitarie, urbanistiche e abitative, le politiche culturali, della scuola e dei servizi per l’infanzia, della formazione e del lavoro, dell’ambiente, dei trasporti e delle periferie, delle pari opportunità tra uomini e donne, dei tempi e degli orari della città, favorendo una crescita complessiva del benessere della città. Il piano regolatore sociale definisce quindi le politiche sociali del territorio nel senso più ampio del termine, considerando anche l’impatto sociale delle diverse politiche di sviluppo locale e quelle relative alla prevenzione dei processi di esclusione sociale.

La valorizzazione di rete di associazioni

Le esperienze di rete sollecitano la conoscenza ed il rispetto dei diritti, rilevano i bisogni e i fattori di emarginazione e degrado, propongono idee e progetti, individuano e sperimentano soluzioni e servizi, concorrono a programmare e a valutare le politiche sociali.

Nel padovano esistono già laboratori culturali/politici che trattano pluralità di argomenti, incontri organizzati sia da gruppi informali che da comitati, organizzazioni del terzo settore e dell’ente pubblico. Cito ad esempio i coordinamenti cittadini a vari livelli, Agenda 21, i PAT territoriali, le scuole di formazione sociale e politica… Quindi esistono una serie di laboratori di progettazione, più o meno formali, dove già si discute a vari livelli su questioni riguardanti servizi sociali e sanitari, sicurezza, ambiente, legalità, prendendo spunto dai progetti-obiettivo, ossia dai piani di intervento settoriale per specifici gruppi target – bambini e ragazzi, anziani, immigrati, richiedenti asilo e rifugiati, popolazioni rom, tossicodipendenti, disabili, persone senza fissa dimora e quant’altro è fenomeno di crescita o di esclusione sociale in un territorio.

Per ottenere che questa moltitudine e varietà di energie possa evolvere in qualcosa di sinergico c’è bisogno di fare un passo in più; questa evoluzione è nel rafforzamento della rete capace ridisegnare il welfare urbano e arrivare ad una crescita del benessere complessivo, non trascurando la necessità di una crescita parallela dello sviluppo economico e di quello sociale.

Emilio Noaro – Portavoce del Coord. Associazioni Area Sociale e Sanitaria