QUALCHE DIFFICOLTÁ LOGISTICA NON PUÒ SOVVERTIRE LA BONTÁ DELLA RACCOLTA PORTA A PORTA

Apprendiamo dai giornali che nei giorni scorsi c’è stata una manifestazione di comitati e qualche consigliere di minoranza contro la raccolta rifiuti porta a porta all’Arcella. “Che il sistema di raccolta domiciliare possa risultare complesso in alcuni contesti urbani cresciuti in maniera disordinata nel dopoguerra è comprensibile – dichiara Francesco Tosato, Vicepresidente di Legambiente Padova – ma ci risulta che l’Amministrazione Comunale stia cercando di risolvere situazioni puntuali che non mettono in discussione gli ottimi risultati ottenuti nell’ultimo anno all’Arcella ovest. Qui, come peraltro già succede da molti anni negli altri quartieri periferici di Padova – prosegue Tosato – la raccolta differenziata è arrivata al 75%, contro il 45% del vecchio sistema a cassonetti stradali presenti ancora in alcuni quartieri in città.  Il dato non ci stupisce, in quanto è da vent’anni che il Veneto con questo sistema di raccolta svetta in testa alle Regioni virtuose italiane  per la raccolta differenziata e questo ha stimolato anche l’industria del recupero, portandoci all’eccellenza in Italia nel campo dell’economia circolare”.

È corretto ascoltare i cittadini in quanto ogni cambiamento può rappresentare inizialmente un disagio se non accompagnato e sostenuto, ma a fronte di problemi puntuali, che possono esserci, non è accettabile assistere alla demonizzazione  strumentale del porta a porta in questo modo.

Legambiente ricorda che l’Osservatorio rifiuti di ARPAV stima che il 78% della popolazione veneta ha adottato questo sistema di raccolta rifiuti, ovvero oltre 480 Comuni, con risultati che hanno consentito ad esempio alla città di Treviso di arrivare a produrre, lo scorso anno, solo 70 kg di rifiuto secco per abitante, contro i 260 kg che produce annualmente ogni padovano. “Sono questi i dati oggettivi e incontrovertibili su cui riflettere – dichiara Tosato – perché meno rifiuti produrremo e più  avremo  forza e ragioni per opporci all’inceneritore”, ricorda Tosato.

“Il porta a porta è un sistema che responsabilizza il cittadino, facendolo prendere coscienza di quanto rifiuto produce e che incentiva a fare bene la differenziata – prosegue Tosato – se bastasse un badge sui cassonetti, non si spiega come mai la vecchia raccolta stradale si sia sempre fermata alla metà dei risultati raggiunti con la raccolta domiciliare”.

Sul fronte del decoro urbano, ricordiamo che Legambiente nel lontano 2006 aveva portato avanti l’iniziativa “Operazione Cassonetto Selvaggio” proprio per sensibilizzare l’abbandono dei rifiuti a terra e la deresponsabilizzazione legata al vecchio cassonetto stradale.

“Non vorremmo che tali proteste molto circoscritte coprissero il buon lavoro che decine di migliaia di padovani, nel silenzio, stanno già facendo fin dal 2011, anno di avvio del porta a porta a Camin . Ognuno è responsabile del rifiuto che produce finché non lo consegna al servizio di raccolta pubblico; chi vuole ancora i cassonetti in strada evidentemente pensa che il rifiuto non sia un suo problema, ma non si rende conto che lo sta scaricando sulle generazioni future – conclude Tosato.