Acqua e ingenuità

Candore d’animo, sincerità, schiettezza, spontaneità. E ancora, semplicità, innocenza, inesperienza.

Questo è quel che trovo nello Zingarelli sotto la voce “ingenuità”. Osservo che sono tutte cose che si possono dire anche dell’acqua. Tra tutte vorrei soffermarmi solo sull’ultima, l’inesperienza.

Inesperienza come scarsa conoscenza di vita, che vuol dire innocenza. O dabbenaggine?

Dell’esperto si dice sia scafato, o navigato, insomma vaccinato dai rischi dell’ingenuità, uno che non cade nei tranelli. Anche questo attributo riguarda l’acqua? Certo l’acqua non può trattenere memoria se non nella forma degli inquinanti che è costretta a portarsi addosso. Ma se l’acqua è inesperta altrettanto non si può dire di chi cerca continuamente di metterle le mani addosso.

Costruiscono dighe per imbrigliarla, sfruttarla, come non si vergognano di dire. Se ne appropriano trattandola come una merce, costruiscono un’occasione preziosa di profitto perché quello dell’acqua è un mercato che non si saturerà mai. Una volta che te ne impossessi non hai rivali, domini incontrastato con i profitti in crescita. Sì, perché il prezzo di una merce sale con la sua scarsità e che l’acqua sia destinata a diventare un bene raro, ormai lo ammettono tutti.

Allora non si può essere distratti, bisogna saper decidere da che parte stare.

Con gli scafati cinici che inseguono i profitti sulla pelle della gente?

O con l’innocenza e l’ingenuità di chi preferisce l’empatia della comunità?

Preferire l’acqua per tutti è una scelta ingenua. Ovvero sincera, schietta, innocente, semplice.

I sì al referendum del 12 e 13 giugno saranno una manifestazione di candore d’animo, una vera forza di singoli SI che si sommeranno per dire che una società, una repubblica, non è un centro commerciale.
 
Gianni Ballestrin, Comitato 2 sì per l’acqua pubblica