CEMENTO, + 40% DI CO2, NESSUNA TUTELA AL TERRITORIO AGRICOLO E AL PATRIMONIO STORICO, RETE ECOLOGICA SPEZZETTATA. Ecco il PATI

Le associazioni ambientaliste e diversi comitati di Padova e cintura  hanno diffuso oggi  le osservazioni in merito la  PATI Metropolitano (Pianto Territoriale Intercomunale) adottato dai 18 comuni dell’area Metropolitana.

L’unico aspetto positivo è quello di aver per la prima volta avviato un processo di pianificazione a scala vasta. Nella realtà padovana, infatti, solo a scala metropolitana è possibile affrontare e tentare di risolvere problematiche di gestione del territorio e qualità della vita urbana.

I principali aspetti negativi:

·         il mancato inserimento tra le tematiche affrontate di quelle relative all’edilizia residenziale e all’agricoltura (delegate ai PAT che ogni singolo comune adotterà);

·         l’assenza di concertazione/partecipazione. Esclusa ogni reale forma di partecipazione da parte dei cittadini e delle forze ambientaliste, economiche, culturali e sociali potenzialmente interessate. E’ una aperta violazione di quanto previsto dalle norme comunitarie sulle procedure di formazione dei piani, ed ha pesato in forma negativa sul risultato finale.

·         le proposte del PATI non sono in grado di proporre una strategia unitaria di trasformazione e di sviluppo sostenibile. Appaiono come una sintesi alquanto incoerente, una sommatoria delle richieste e dei progetti dei singoli comuni. Mancano idee forti e coraggiose per il futuro della nostra comunità e non si intravede alcun disegno di riqualificazione.

·         in contrasto con le finalità istitutive della nuova Legge Urbanistica regionale e con le stesse dichiarazioni di principio formulate dalla Relazione del PATI, il piano non risponde a criteri di sostenibilità ambientale ed aggrava i già precari equilibri ecologici del nostro territorio.

Sostenibilità ambientale – NUOVO CEMENTO PER AREE INDUSTRIALI SPARSE

I dati forniti dal Rapporto Ambientale connesso alla VAS parlano chiaro. Nel territorio dei 18 Comuni esistono oggi oltre 3 milioni di mq di aree che, pur destinate dai PRG vigenti ad attività produttive, commerciali e direzionali, risultano alla stato di fatto ancora non edificate. Il PATI non riduce queste esorbitanti previsioni dei vecchi piani.

Inoltre il PATI prevede 1.446.315 mq di nuove aree di trasformazione. Per superare quanto prescritto dall’art. 13 della Legge urbanistica, si è utilizzato l’espediente di individuare un “Polo produttivo di Padova” (con aree a Saonara e Ponte SanNicolò) non calcolate nel limite quantitativo.

In totale oltre 4 milioni e mezzo di aree (aree nuove + aree confermate dal PATI) che si prevede vengano urbanizzate nel prossimo decennio a fini commerciali e produttivi, il che comporterà – secondo il Rapporto Ambientale – nuove emissioni di CO2 pari a circa 617.000 tonnellate/anno, un incremento di circa + 23,45% rispetto alle emissioni attuali dovute agli insediamenti esistenti.

Per ridurre il danno il PATI consiglia l’utilizzo di nuovi criteri edilizi e di energie alternative, ed una irrisoria richiesta di una “compensazione di almeno il 10% della CO2 prodotta” dai nuovi insediamenti, che può anche essere monetizzata con oneri da versare ai Comuni e che i Comuni stessi potranno utilizzare per interventi di rimboschimento di aree destinate a verde pubblico.

UN MARE DI AUTO = + 40% DI CO2 EMESSA

In dieci anni si prevede che dallo scenario attuale di 1.538.004 tonnellate di CO2 prodotte annualmente si passi tendenzialmente a 2.235.332 t/a. Il Rapporto ambientale calcola che alcuni interventi infrastrutturali mitigatori previsti dal PATI possano ridurre le emissioni di un 4% rispetto allo scenario tendenziale (non rispetto allo scenario attuale!), ovvero ad un valore stimato di 2.153.431 t/a, che corrisponde ad un incremento del 40% rispetto alla situazione attuale!

TRASPORTI COLLETTIVI SU FERRO E NUOVA VIABILITÀ SU GOMMA

Il piano della viabilità è formulato unicamente sulla base delle criticità attuali ed unicamente finalizzato alla “fluidificazione” del traffico su gomma. Ne deriva una selva di nuove superstrade,  svincoli ed arterie stradali (il GRA, la Camionabile lungo l’Idrovia, la Bovolentana, la nuova tangenziale est di Albignasego, la nuova strada parallela alla statale Adriatica, ecc.), che inevitabilmente drenerà larga parte delle risorse pubbliche destinate alle infrastrutture per la mobilità, favorendo la dispersione insediativa, la distruzione e frammentazione del paesaggio agrario e delle attività agricole, l’inquinamento dell’aria e del suolo, l’aumento di CO2.

Servono scelte di priorità a favore del trasporto collettivo ed in particolare di quello su ferro: nuove linee tranviarie Sir 2 e Sir 3 e loro prolungamento ai comuni dell’area metropolitana, Gronda sud ferroviaria per il trasporto passeggeri, secondo stralcio del SFMR esteso in direzione sud sino a Monselice e con nuove fermate passeggeri ad ovest di Padova, ferrovia Padova – Chioggia, Idrovia Padova – Mare, potenziamento di alcune linee dei mezzi pubblici su gomma.

RETE ECOLOGICA, AGRICOLTURA E PAESAGGIO

Una nuova visione della pianificazione urbanistica dovrebbe porsi come primo obiettivo la tutela delle risorse naturalistiche, paesaggistiche, ambientali e culturali, garantendo “un efficace controllo dei processi di consumo del suolo e di frammentazione delle matrici rurali e dei sistemi di habitat seminaturali”. Purtroppo queste enunciazioni non trovano alcun riscontro nel piano, anche perché l’agricoltura ed il paesaggio agrario sono uno dei tematismi esclusi.

Basta guardare la Tavole di progetto Carta dei vincoli per rendersi conto della modestia dell’analisi, che si limita di fatto ad un censimento dei vincoli preesistenti senza indicazioni su eventuali necessità di ripristino del patrimonio compromesso e degradato. Il PATI ignora l’importanza del patrimonio storico-culturale costituito dall’edilizia rurale, ma anche nel caso delle ville, non si preoccupa affatto di salvaguardarne il contesto paesaggistico.

Nella Tavola Carta della trasformabilità appare del tutto chiaro come la “rete ecologica” sia un frammentario e casuale mosaico di aree, separate da barriere invalicabili, incapaci di definire un sistema unitario ed organico, nonché di contribuire alla configurazione di una nuova forma urbana.

Si registra un radicale passo indietro rispetto, ad esempio, al disegno di quell’estesa cintura verde di 8.900 ettari proposta dal PTCP adottato nel 1995, un anello verde che comprendeva tutta l’area metropolitana e penetrava sin in ambito urbano, salvaguardando e valorizzando i residui cunei verdi del vecchio piano Piccinato.

LE NOSTRE RICHIESTE PRIORITARIE

A. che venga drasticamente ridotta la quantità di aree previste per i nuovi insediamenti commerciali, produttivi e direzionali, contestando il fatto che si confermino tutte quelle già previste dai PRG vigenti dei Comuni e che venga attribuito un incremento generalizzato del 5% a cui si sommano le nuove aree previste (in deroga al limite della SAU trasformabile previsto dalla Legge urbanistica regionale) per il cosiddetto “Polo produttivo sovracomunale” di Padova, Saonara e Ponte San Nicolò.

 B. che vengano stabilite priorità d’intervento a favore del trasporto pubblico (in particolare di quello su ferro) e che vengano cancellate (o quantomeno non inserite tra le priorità d’intervento) molte delle nuove tangenziali e superstrade indicate dal PATI ed in particolare: la Camionabile lungo l’Idrovia (i cui effetti devastanti per tutto il territorio dei Comuni della Riviera del Brenta e facilmente immaginabile), l’arco nord del GRA, la Bovolentana, la Tangenziale est di Albignasego.

C. che il disegno della rete ecologica e dei beni paesaggistici da salvaguardare non si limiti alla fotografia dei vincoli preesistenti, bensì costituisca la premessa per una azione di tutela e valorizzazione della biodiversità e dei beni culturali delle aree naturalistiche ed agrarie.

D. Come reperire le risorse necessarie per l’effettiva realizzazione della rete ecologica, per finanziare gli interventi gestiti dalle pubbliche amministrazioni e per l’attivazione di un organico programma di assistenza tecnica e di incentivazione dei privati per la riconversione in chiave ecologica? Un meccanismo efficace può, ad esempio, essere quello di stabilire da parte del PATI nuove regole per ogni intervento urbanistico, edilizio ed infrastrutturale che determini nuovo consumo di suolo ed un aumento della produzione di gas climalteranti.

Noi riteniamo che non siano consentibili nuovi interventi edificatori ed infrastrutturali che non garantiscano, per effetto delle soluzioni costruttive e tecnologiche adottate e/o per le misure compensative imposte, quantomeno un bilancio zero nei confronti del ciclo della CO2.

E. la richiesta di apertura di un reale processo partecipativo, che non può limitarsi alla fase formale delle “Osservazioni” preliminari alla sua definitiva approvazione. I temi del PATI devono divenire oggetto di un ampio confronto pubblico politico e culturale tra tutti i cittadini.

Legambiente Padova – Italia Nostra sez. di Padova – WWF di Padova – Amissi del Piovego – Circolo Legambiente Limena – Circolo Legambiente di Saonara – Comitato Colli Euganei – Comitato Cadoneghe Viva – Comitato Ferri di Padova.