Eremitani e il Piano di Recupero

(…) Il progetto prevede, oltre alla giusta e necessaria manutenzione, la copertura di un chiostro con un tetto di vetro, 11.000 nuovi metri cubi nell’area libera degli ex orti, uno spazio ipogeo a scopi didattici e un lapidario inserito in un nuovo piccolo chiostro.

Le norme di Piano in merito agli spazi scoperti in centro storico sono chiare: “restauro o ripristino degli spazi scoperti”, non la loro soppressione. La copertura di un chiostro rappresenta quindi un azione contraria ad ogni intervento di recupero consentito non solo dalle regole stabilite dal PRG in vigore, ma anche da quelle che la moderna cultura dei beni culturali e dei centri storici impone.

La copertura in vetro non è immateriale (…), la chiusura del chiostro e la sua alterazione visiva verso la parete laterale della Chiesa degli Eremitani è un atto sacrilego; (…) negli edifici storici la funzione deve adeguarsi all’edificio e non l’edificio alla funzione.

Le norme di Piano stabiliscono che nel complesso Eremitani gli interventi edilizi siano assoggettati a strumento urbanistico attuativo (…).

Letizia Panajotti, presidente di Italia Nostra, segnala che il progetto è illegittimo perché non inserito e preceduto da uno strumento urbanistico attuativo e non rispettoso delle norme che il Comune di Padova s’è dato e che così recitano: Gli strumenti urbanistici attuativi sono finalizzati alla ricomposizione morfologica di edifici e/o parti di tessuto urbano … Il Comune che ha scritto le norme, la Regione che le ha approvate, la Soprintendenza che dà i suoi pareri in edifici vincolati spesso ubicati nei centri antichi delle città, non hanno dimestichezza con la materia? Sanno leggere un Piano? Hanno percezione della valenza urbanistica di un intervento che lascerà un segno nel cuore storico della città?

L’assenza del Piano di Recupero è un imprescindibile ostacolo alla validità del progetto che come chiunque sa (non occorre essere urbanisti o Sovraintendenti per capirlo) senza Piano non ha legittimità. (…).

L’Assessore dovrebbe presentare alla Regione l’anomalia di un progetto approvato, finanziato, ma non perfezionato nel suo iter. (…) Considerato che i corpi di fabbrica manterrebbero comunque le stesse funzioni, credo che la Regione, se ha buon senso, non dovrebbe opporsi (nonostante la Delibera della Giunta Regionale) alla modifica di un progetto che, anche se finanziato, presenta forti dubbi di legittimità e una discutibile qualità urbanistico/ architettonica.

Un nuovo progetto che compia l’iter regolamentare, rispettoso della disciplina urbanistica che nei centri storici detta norme di salvaguardia del tessuto storico è il minimo che si possa pretendere in un contesto di così alto valore simbolico (…).

La città antica è fatta di tracce inconfondibili che ogni periodo storico ha lasciato. Anche il nostro può dare un contributo alla qualità architettonica della città anziché farle l’ennesimo sberleffo.

(…) Ora si deve verificare ogni possibilità per non perdere il finanziamento e la Regione può dare una mano con funzionari sensibili e capaci (…).

Oggi si presenta l’occasione di poter dare alla città un altro segno illuminato della storia contemporanea rimarginando la ferita subita con la distruzione della cortina edilizia che delimitava il sagrato della Chiesa fino all’anfiteatro romano.

Il ripristino volumetrico, che potrebbe contenere le funzioni previste nel progetto presentato in Regione, restituirebbe alla città l’iconografia urbana dello spazio originario così come riportato dalla pianta del Valle e dai Catasti austro-ungarico e napoleonico e darebbe dignità all’ingresso del Museo oggi difficilmente riconoscibile (…).

L’immagine della città che trasmetteremo sarà l’espressione del livello di cultura del nostro tempo perché la città rappresenta la grande sintesi della civiltà di un popolo.

Pier Luigi Cervellati affermava in occasione della presa di posizione di Italia Nostra contro l’avancorpo poi fatto abbattere mi pare proprio dal sindaco Zanonato: “consideriamo il ripristino degli ex Eremitani nel suo autentico significato urbanistico, poiché qualsiasi altra soluzione (rispetto al ripristino planimetrico e volumetrico della piazza) sarebbe inadeguata o discutibile o orrida come quella già sperimentata”.

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Luisa Calimani, architetto