IL NUOVO PONTE DELLA FIERA E’ SENZA RAMPA CICLABILE
Per farla un costo di 2,2 milioni di euro

“E’ un po’ strabica la nostra Amministrazione in fatto di ciclabilità. Mentre lunedì il C.C. si appresta ad approvare il Bicimasterplan, per altro un buon piano che però avrebbe bisogno di alcuni ritocchi, soprattutto introducendo la zona a ciclabilità diffusa in centro, l’Amministrazione si dimentica le rampe ciclabili sul Ponte della Fiera. Per i ciclisti vent’anni passati invano, siamo come al Ponte Grassi – è l’amara con stazione di Andrea Nicolello, responsabile mobilità di Legambiente Padova.

La cosa è tanto più assurda, se si considera che l’opera per anni è stata presentata come una soluzione al collegamento Arcella – centro città, ma che oggi si presenta per quel che è realmente: un ponte per auto dirette ai padiglioni fieristici inserito a metà di un passante urbano.

Un cavalcavia da 17 milioni di euro con le rampe di salita da e per la fiera così strette da non consentire il passaggio in sede protetta delle biciclette ne ai pedoni.

Come soluzione un progetto di rampa ciclabile separata e a sestante, sorretta da una decina di nuovi piloni, con un costo aggiuntivo di ben 2,2 milioni di euro, il tutto per un percorso di poche centinaia di metri. Quanti km di piste ciclabili si sarebbero potuti realizzare con tutti questi soldi mal spesi con fior fiore di consulenti e progettisti? Quanti milioni si sarebbero risparmiati allargando semplicemente le rampe automobilistiche così da avere due carreggiate sufficientemente ampie da ospitare la ciclabile?

Non solo: con la rampa separata – ammesso che si trovino i 2 milioni di euro – la discesa sarà possibile solo in via Rismondo mentre sarà sguarnito il lato stazione, intermodale e tribunale, verso cui sono diretti la maggioranza degli arcellani.

Legambiente – conclude Nicolello – sta valutando se esistono i presupposti per un esposto alla Corte dei Conti per spreco di denaro pubblico di un’opera che poteva essere progettata in modo differente, meno costosa e più funzionale e che il settore infrastrutture e l’assessore Boldrin hanno voluto sovradimensionare.