Il paesaggio veneto nel nuovo PTRC

Il professor Tiziano Tempesta dell’Università di Padova ci ha inviato una lunga nota di commento (per leggere la versione integrale clicca qui) al documento preliminare del nuovo Piano Territoriale Regionale di Coordinamento (PTRC) che il 7 agosto 2007 la Giunta Regionale del Veneto ha approvato con delibera n. 2587, documento che “può suscitare interesse in tutti quelli che, come Legambiente, hanno a cuore il futuro del territorio nella nostra regione”.

Il professor Tempesta scrive: “Va subito posto in evidenza che gran parte degli obiettivi in essere nel PTRC sono ampiamente condivisibili in quanto molto generici. Come non concordare con obiettivi quali la tutela e la valorizzazione della risorsa suolo o la riduzione della pressione antropica? I problemi, ovviamente, sorgono quando si devono identificare gli strumenti per attuare tali obiettivi, o quando si debbano stabilire delle priorità sulle azioni da svolgere. Nel documento della Giunta vi sono alcune affermazioni che destano preoccupazione. Ad esempio dalla Giunta Regionale viene citato il tema dei centri commerciali da ripensare come piazze del terzo Millennio. L’affermazione ha un contenuto ideologico e sociologico abbastanza sconcertante. La piazza nella cultura occidentale ha da sempre rappresentato il luogo d’incontro dei cittadini e di socializzazione: è nella piazza della città ch e nasce l’idea stessa di democrazia. Ed ecco che, secondo la Giunta Regionale, nel terzo millennio il luogo della socializzazione dovrà identificarsi tout court con il luogo del consumo. L’idea che emerge in maniera neanche troppo larvata è quella di sostituire al cittadino il consumatore. Viene da chiedersi in questo contesto quale potrà essere il ruolo futuro delle città una volta che abbiano smesso di essere il luogo privilegiato della vita sociale.

Un altro punto che desta sconcerto è l’affermazione secondo cui i grandi assi infrastrutturali “dovranno essere visti anche come occasione per la ricomposizione paesaggistica, oltre che come elementi per la lettura del territorio partendo dalle infrastrutture stesse”. Considerare che una strada possa costituire un momento di riqualificazione del paesaggio evidenzia una scarsissima conoscenza di cosa sia il paesaggio e di quali siano, specie nella realtà veneta, le relazioni tra manufatti storici e paesaggio circostante. Inoltre, da un punto di vista storico e culturale, gli assi viari costituiscono sempre una forma di degrado poiché vanno a modificare radicalmente l’assetto territoriale così come si è consolidato lungo i secoli. Del resto non si capisce come un’autostrada possa essere al contempo un momento di riqualificazione e un luogo di fruizione del paesaggio: per riqualifi care il paesaggio è necessario mascherare la strada, ma mascherandola non è ovviamente possibile vedere il paesaggio circostante.

Con riferimento al paesaggio, sia ha l’impressione che a livello regionale non sia ancora stata effettuata un’approfondita riflessione su cosa sia il paesaggio e da cosa dipenda il suo valore (specie alla luce della Convenzione Europea del Paesaggio). Nel piano paesistico, oltre ad alcuni elementari errori (si veda l’estensione delle zone di alta pianura al limite inferiore della fascia delle risorgive), vengono indicati alcuni criteri per l’individuazione dei paesaggi identitari che sono abbastanza fantasiosi. Si utilizzano a tale scopo le citazioni letterarie giungendo ad affermazioni paradossali. Seguendo tale logica, poiché un paio di secoli fa Goethe ha attraversato la strada tra Verona e Vicenza, ammirando le piantate di vite che ricoprivano la campagna, ora questa zona, ricoperta da capannoni e villette a perdita d’occhio, dovrebbe essere considerata un luogo identitario e simbolico! Quello che traspare è un approccio fortemente elitario nella definizione di cosa sia un paesaggio identitario, incapace di identificare i veri elementi che caratterizzano il paesaggio agrario storico del Veneto. Viene per molti versi il sospetto che dietro questa negazione dei paesaggi culturali si celi la volontà di aprire la strada ad altre massicce operazioni di trasformazione del territorio volte essenzialmente a favorire la rendita immobiliare.

Tiziano Tempesta – Docente ad Agripolis- UniPd
Sintesi a cura di Roberta Di Luca