Partecipazione tradita nel PATI…e non discutiamo di case

Il Piano di Assetto del Territorio Intercomunale (PATI) dell’area metropolitana, costituita dalla città di Padova e dai 17 comuni della cintura urbana, è stato avviato con la sottoscrizione del protocollo d’intesa, tra Regione, Provincia ed i comuni interessati, in data 9 marzo e 11 aprile 2005. Il Piano riguarda le scelte strategiche riferite ai seguenti tematismi: sistema ambientale – difesa del suolo – servizi a scala sovracomunale – sistema relazionale, infrastrutturale e della mobilità – poli produttivi e fonti di energia rinnovabile. Manca una questione strategica: la pianificazione degli insediamenti per la residenza.
Aldilà di questa mancanza si tratta di un piano di estrema importanza, in quanto incide sullo sviluppo futuro dell’area metroplitana e, quindi, sulle future condizioni di vita dei suoi abitanti. È giusto, perciò, che i cittadini ed associazioni siano informati di quanto si sta progettando e che possano partecipare alle scelte della pianificazione del territorio. Questo è peraltro garantito dalla legge urbanistica regionale n. 11 del 2004 e dalla direttiva comunitaria n. 42 del 2001. Quest’ultima precisa che il pubblico deve potere esprimere il proprio parere sia sul piano, che sulla relativa Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che analizza gli effetti del Piano sull’ambiente.
A queste disposizioni normative non è però corrisposto un reale ed efficace coinvolgimento del pubblico. A tutt’oggi, dalla data di avvio del procedimento, si sono tenuti due soli incontri, organizzati dalla Provincia il 19 settembre 2005 ed il 10 luglio 2007. Nel primo incontro è stato illustrato il Documento Preliminare, che riguarda gli obiettivi di carattere generale. Nel secondo sono state presentate le tavole del “Quadro Conoscitivo” del territorio, ma non quelle più importanti che riguardano le scelte progettuali ipotizzate. Per la loro lettura si è rimandato al sito web della Provincia. Sta di fatto che i cittadini hanno presentato osservazioni solo in occasione del primo incontro, quello meno significativo. Questa forma di concertazione del Piano, con due sole fasi assembleari, è risultata insufficiente a garantire una reale partecipazione. Sarebbe stato più opportuno, come chiesto esplicitamente da Legambiente, che si fosse seguito un processo più strutturato, eventualmente attraverso Agenda 21, come ha, peraltro, fatto il comune di Padova per la elaborazione del suo Piano Strategico (il PAT).
Ma c’è di peggio. Se per la formazione del Piano Intercomunale (PATI) si può sostenere che una forma di concertazione, ancorché inadeguata, c’è stata, non così si può dire per la Valutazione Ambientale Strategica (VAS), che, secondo la direttiva comunitaria ed anche secondo i primi atti formativi del PATI, doveva prevedere una prima analisi ambientale da assoggettare a consultazione già nella fase di approvazione del Documento Preliminare del piano. Tale analisi ambientale non figura invece all’interno del Documento Preliminare del PATI, e ciò fa sorgere un dubbio sulla legittimità del procedimento attuato. Secondo la direttiva comunitaria, inoltre, la VAS doveva accompagnare la formazione del Piano e doveva essere sottoposta al parere del pubblico prima della adozione del Piano stesso. La delibera regionale che recepisce la direttiva comunitaria prevede, invece, che il Doc umento Ambientale della VAS sia sottoposto a consultazione dopo l’adozione del Piano. È chiaro che questa procedura svilisce la partecipazione, in quanto il pubblico si troverà ad esprimere il parere quando il Piano sarà già stato formato, con scarsa possibilità quindi di incidere sulle scelte strategiche. Anche su questa procedura c’è un dubbio di legittimità, in quanto contraddice la direttiva comunitaria e potrebbe perciò essere impugnata presso la Corte Europea.
Bene farebbe a questo punto la Provincia a seguire la direttiva comunitaria, avviando nei singoli comuni, prima dell’adozione del PATI, un processo partecipativo sulla Valutazione Ambientale Strategica, con delle modalità di attuazione più efficaci di quelle finora adottate.

Lorenzo Cabrelle – Direttivo Legambiente Padova