Il Comune di Padova ha tempo fino al 30 ottobre per approvare la cosidetta legge sul piano casa votata dalla Regione Veneto. Cosidetta perchè la finalità della legge è il rilancio dell’edilizia tout court, non solo (o non tanto) quella residenziale.
La legge approvata dalla Regione è stata pubblicizzata in maniera propagandistica: viene presentata come la possibilità di ampliare la casa per realizzare lo studio o ricavare uno nuova stanza per i figli. La realtà è un’altra: queste cose nel Comune di Padova erano già lecite, in quanto le norme attuali del PRG di Padova consentono un ampliamento di 100 mc /alloggio.
La legge regionale è dunque altro: un tentativo di deregolarizzare il comparto dell’edilizia, soprattutto quello che costruisce per il commerciale e il terziario, lasciando carta bianca all’industria edile, secondo il modello passatista che dice più si costruisce, più l’economia si riprende. La realtà è ovviamente un’altra: a Padova moltissime costruzione sono ferme, non per vincoli urbanistici, come vorrebbe far credere la regione, ma perchè mancano i soldi.
Ecco che quindi la deregulation prevista dalla legge regionale può diventare devastante per i territori; ora spetta i comuni limitare i danni che questo testo potrebbe provocare al già martoriato Veneto.
In un incontro con gli assessori all’Urbanistica Mauro Bortoli e alla Casa Antonino Pipitone abbiamo discusso su quali limitazioni il Comune di Padova ha intenzioni di approvare. L’incontro è stato soddisfaciente, in particolare gli assessori hanno dichiarato che la Giunta vuole escludere dal piano casa:
– tutta l’area interna alle mure cinquecentesche (inserendo quindi anche zone non propriamente di centro storico come Città giardino);
– i piani urbanistici quali PIRI e PIRUEA già approvati;
– le aree di valore ambientale, come il parco del Basso Isonzo;
– l’edilizia storica, intendendo gli edifici costruiti prima del 1942 anche fuori dal Centro Storico
– l’intera area della Zona industriale (sia vecchia che nuova) sulla quale si rimanda ad un futuro Piano d’intervento collegato al PAT.
Inoltre è intenzione della Giunta non prevedere nessuno sconto in più sugli onoeri di urbanizzazione (oltre a quelli già previsti dalla legge sulla I° casa) e non derogare su altezze e distanze.
La legge approvata dalla Regione è stata pubblicizzata in maniera propagandistica: viene presentata come la possibilità di ampliare la casa per realizzare lo studio o ricavare uno nuova stanza per i figli. La realtà è un’altra: queste cose nel Comune di Padova erano già lecite, in quanto le norme attuali del PRG di Padova consentono un ampliamento di 100 mc /alloggio.
La legge regionale è dunque altro: un tentativo di deregolarizzare il comparto dell’edilizia, soprattutto quello che costruisce per il commerciale e il terziario, lasciando carta bianca all’industria edile, secondo il modello passatista che dice più si costruisce, più l’economia si riprende. La realtà è ovviamente un’altra: a Padova moltissime costruzione sono ferme, non per vincoli urbanistici, come vorrebbe far credere la regione, ma perchè mancano i soldi.
Ecco che quindi la deregulation prevista dalla legge regionale può diventare devastante per i territori; ora spetta i comuni limitare i danni che questo testo potrebbe provocare al già martoriato Veneto.
In un incontro con gli assessori all’Urbanistica Mauro Bortoli e alla Casa Antonino Pipitone abbiamo discusso su quali limitazioni il Comune di Padova ha intenzioni di approvare. L’incontro è stato soddisfaciente, in particolare gli assessori hanno dichiarato che la Giunta vuole escludere dal piano casa:
– tutta l’area interna alle mure cinquecentesche (inserendo quindi anche zone non propriamente di centro storico come Città giardino);
– i piani urbanistici quali PIRI e PIRUEA già approvati;
– le aree di valore ambientale, come il parco del Basso Isonzo;
– l’edilizia storica, intendendo gli edifici costruiti prima del 1942 anche fuori dal Centro Storico
– l’intera area della Zona industriale (sia vecchia che nuova) sulla quale si rimanda ad un futuro Piano d’intervento collegato al PAT.
Inoltre è intenzione della Giunta non prevedere nessuno sconto in più sugli onoeri di urbanizzazione (oltre a quelli già previsti dalla legge sulla I° casa) e non derogare su altezze e distanze.
Oltre a queste condivisibili intenzioni del Comune Legambiente richiede altre misure di contenimento ai disastri del Piano Casa, provvedimenti presentati sia nell’incontro con gli assessori che nel successivo incontro svoltosi con i firmatari del patto per l’ambiente. Legambiente insiste affinchè sia garantito:
– il diritto al sole (un edifico non può venire rialzato qualora vada a togliere luce ai vicini, impedendo ad es. l’installazione di pannelli solari termini o fotovoltaici) come previsto da una legge dello stato della California;
– non solo l’esclusione “puntuale” degli edifici pre 1942, bensì l’estensione a intere zone urbane di valenza storica e ambientale (valori morfologici e paesaggistici d’insieme, valori identitari od anche carenza di verde e standard urbanistici) come previsto dal Comune di Torino;
– l’obbligo di predisposizione di Piano Urbanistico Attuativo (PUA) e valore minimo di 1,5 punti del Protocollo Itaca (per assicurare standard energetici e qualitativi superiori all’edilizia corrente ed agli attuali standard di legge) per tutti gli interventi di ricostruzione con ampliamento (quindi anche sotto la soglia del 20% di ampliamento)
– l‘estensione del protocollo Itaca a tutte le ricostruzioni almeno a un minimo di 1,5 punti (ovvero la ricostruzione deve avvenire secondo criteri di efficienze enenergetica).
– il diritto al sole (un edifico non può venire rialzato qualora vada a togliere luce ai vicini, impedendo ad es. l’installazione di pannelli solari termini o fotovoltaici) come previsto da una legge dello stato della California;
– non solo l’esclusione “puntuale” degli edifici pre 1942, bensì l’estensione a intere zone urbane di valenza storica e ambientale (valori morfologici e paesaggistici d’insieme, valori identitari od anche carenza di verde e standard urbanistici) come previsto dal Comune di Torino;
– l’obbligo di predisposizione di Piano Urbanistico Attuativo (PUA) e valore minimo di 1,5 punti del Protocollo Itaca (per assicurare standard energetici e qualitativi superiori all’edilizia corrente ed agli attuali standard di legge) per tutti gli interventi di ricostruzione con ampliamento (quindi anche sotto la soglia del 20% di ampliamento)
– l‘estensione del protocollo Itaca a tutte le ricostruzioni almeno a un minimo di 1,5 punti (ovvero la ricostruzione deve avvenire secondo criteri di efficienze enenergetica).
Legambiente e i consiglieri del Patto per l’ambiente saranno attivi nelle prossime settimane affinchè queste proposte e quelle della Giunta diventino realtà.
Andrea Ragona, Presidente Legambiente Padova
