Piano Crotti, luci ed ombre

L’assessore Rossi ha anche affermato che era sicuramente più stimolante e produttivo per la discussione, partire da una ipotesi concreta di sistemazione dell’area ed ha concluso dicendo che il progetto presentato era il risultato di un lungo confronto tra amministrazione e progettista e che rappresentava la soluzione meno invasiva, in termini di nuova volumetria, tra quelle prospettate.
Parto da quest’ultimo punto per riaffermare una questione di metodo: quando si interviene in ambiti che per estensione o particolare significato storico e artistico (come quello in esame) interessano la collettività, o un numero rilevante di cittadini, la partecipazione và attivata fin dall’inizio. Il progettista, eventualmente dopo aver abbozzato alcune proposte, deve porsi in ascolto dei sentimenti dei cittadini verso quella parte di città che si intende modificare, al fine di progettarne il futuro senza dimenticarne la storia. In sostanza, il compito di indirizzo da dare ai progettisti non deve rimanere prerogativa dei soli organismi previsti nell’ordinamento dell’amministrazione comunale, ma deve essere esteso alla cittadinanza attraverso opportune forme di coinvolgimento.
Riguardo al “Piano Crotti”, compiacendo l’assessore Rossi, inizio con l’elencare gli aspetti positivi: sicuramente lo stombinamento dell’Alicorno, a condizione che le acque siano depurate; bene anche il percorso pedonale a scavalco di via Marghera, per raggiungere la passeggiata dei bastioni, ed il mantenimento degli storici impianti sportivi del Monti e dell’Appiani, che vanno però rivitalizzati creando la cittadella sportiva del quartiere centro. Non convincono, invece, i nuovi volumi “trasparenti” posti dietro il frontone dell’ex Foro Boario. Chi si affaccia sul Prato della Valle, provenendo da via Roma, apprezza la piazza monumentale chiusa all’estremità opposta dalla quinta scenografica dello Jappelli.
Questa quinta lascia percepire, alle sue spalle, un nuovo vuoto che duplica, in chi proviene dalla città densa, la sensazione di libertà dello spazio. Una struttura che debordasse dalla quinta che conchiude il Prato romperebbe questa sensazione e si porrebbe come elemento di disturbo all’apprezzamento della “piazza monumento”. Anche una struttura in ferro e vetro, quale quella proposta, recherebbe lo stesso “vulnus”, in quanto costituirebbe comunque una architettura invasiva rispetto al delicatissimo contesto.
Giudizio negativo, come peraltro da più parti rilevato, và dato all’ipotesi del parcheggio ipogeo, in quanto tutti i parcheggi pubblici si pongono come attrattori di traffico ed il traffico, oltre che essere causa di inquinamento e di degrado dei monumenti, offende i luoghi storici. All’interno del piano possono essere ipotizzati i soli parcheggi necessari per l’utilizzo degli impianti sportivi da parte degli atleti e pochi parcheggi a rotazione. Tutta l’utenza privata va servita da un robusto servizio pubblico.
Nel piano Crotti và, inoltre, evidenziata un’intollerabile lacuna (non imputabile al progettista): l’aver ignorato l’intero compendio della caserma Salomone. Non è possibile mettere mano all’area monumentale del Prato della Valle e del Foro Boario senza risolvere il problema del “relitto urbano” rappresentato dalla servitù militare. Con l’autorità militare si deve dialogare e trovare soluzioni, come ha fatto Verona. Poter ampliare l’ambito d’intervento alla caserma, riorganizzandone le superfici scoperte ed i volumi, potrebbe risolvere tutte le necessità di spazi necessari per l’uso turistico della piazza, compresa la realizzazione dell’ostello e, forse, anche del teatro. Verrebbe meno, di conseguenza, la necessità di prevedere nuovi volumi all’interno di piazza Rabin, il cui spazio dovrebbe essere utilizzato per finalità ludiche e ricreative, complementari agli impianti sportivi, rielaborando la passeggiata verso le mura, oppure, perché no, per la realizzazione di una estensione dell’Orto Botanico.
Essendo ancora lo studio allo stato preliminare, sarebbe cosa assai opportuna estendere l’ambito progettuale alla servitù militare, anche in pendenza della cessione delle aree, prevedendo la possibilità di realizzare, poi, l’intervento per stralci successivi. Solo così il grande spazio che connette le basiliche, l’Orto Botanico, il Prato e le mura sarebbe recuperato nella sua interezza.

Lorenzo Cabrelle, Legambiente Padova