SE LA CITTA’ E’ ECOLOGICA CI SI DIFENDE MEGLIO DAL CALDO#st#Legambiente: serve la “green belt”, non condannare il verde

Se a Padova ci fossero più piante, più aree verdi, meno impermeabilizzazione del suolo, ci sarebbe un po’ più fresco. Purtroppo oggi il Comune fa il contrario. Ha condannato ha morte  i cunei verdi rimasti in città con la Variante al PRG Mariani-Riccoboni: Basso Isonzo, Forcellini, Bretelle, Terranegra, Mortise, Armistizio…

Perché le città sono più calde

Le città occupano appena il 2% della superficie terrestre ma assorbono circa il 78% del consumo mondiale di energia e della connessa produzione di gas-serra (CO2 , NOx , O3)  E’ pertanto ad esse che va addebitato in prevalenza l’incremento dell’effetto serra. Ma il conseguente surriscaldamento del pianeta contribuisce, a sua volta, a peggiorare ulteriormente, la qualità dell’ambiente urbano. Inoltre ad aggravare le ondate di calore fa più caldo in città che nelle aree extraurbane a causa del fenomeno chiamato "isola di calore", per cui l’aria si surriscalda sopra il territorio intensamente urbanizzato. (vedi scheda Cos’è "l’isola di calore")

 

Se ci fossero più piante, più parchi, meno impermeabilizzazione del suolo, ci sarebbe un po’ più fresco. Ed anche fare tetti ed asfalti più chiari aiuterebbe, visto che assorbirebbero meno calore. Ma vediamo nel dettaglio

 

Rinfrescare le città

Si chiamava "Cooling our communities" (Rinfrescare le nostre comunità) il programma che l’Epa, l’ente federale per l’ambiente statunitense ha varato dieci anni fa per contrastare il caldo in città. Due i punti fondamentali: aumentare l’albedo, cioè la capacità di riflettere la radiazione solare, per esempio utilizzando il colore bianco. E aumentare in vari modi la vegetazione in ambito urbano e periurbano. A Los Angeles si è investito miliardi per piantare alberi.  Non sono diverse le cose da fare a Padova.

Serve una cintura verde
La cintura verde (green belt) è di primaria importanza. S’intende un perimetro di decine di chilometri, una larghezza consistente. Tutte le città che hanno conservato una vera cintura verde hanno un clima più favorevole perché in assenza di vento vero e proprio si forma – tra la zona verde, più fresca, e quella cementificata, più calda – un venticello termico, una brezza. E’ così a Francoforte, a Londra. La brezza è importante contro il caldo ma fondamentale per disperdere l’inquinamento.

Per questa e altri funzioni ecologiche una cintura verde in territorio perturbano era stata indicata dagli ambientalisti come una priorità. Invece la priorità è diventata una nuova cintura di tangenziali, la cosiddetta orbitale che la Provincia e Comune hanno approvato.

Verde urbano Altrettanto importante è l’intensificazione del verde minore, dai parchi urbani alle alberate. Se a Padova ci fossero più piante, più aree verdi, meno impermeabilizzazione del suolo, ci sarebbe un po’ più fresco. Purtroppo oggi il Comune fa il contrario. Ha condannato ha morte  i cunei verdi rimasti in città con la Variante al PRG Mariani-Riccoboni: Basso Isonzo, Forcellini, Bretelle, Terranegra, Mortise, Armistizio…

E’ particolarmente efficace l’effetto refrigerante degli alberi che rinfrescano l’ambiente non solo mediante l’evapotraspirazione da parte delle foglie ma anche attraverso l’ombra proiettata al suolo. Purtroppo il Comune sta perseguendo la politica di sostituire gli alberi alto fusto con piante di piccola altezza.

 

 

 

SCHEDA

Cos’è l’isola di calore – Al di sopra delle città ristagna in permanenza una cappa d’aria surriscaldata, di non più di 200-300 metri di spessore, una vera e propria Isola di calore rispetto al circostante ambiente rurale.
Tale surplus di calore rende ovviamente più sopportabili i rigori invernali ma nelle soleggiate e calde giornate estive trasforma le città delle mediobasse latitudini in una specie di fornace.
L’isola di calore trae origine dal particolare tessuto urbano, costituito in prevalenza da asfalto, calcestruzzo, mattoni e cemento, ovvero materiali che, rispetto alla copertura vegetale della campagna, assorbono in media il 10% in più di energia solare. Ecco perché in estate, nelle ore più assolate, l’asfalto e le pareti esterne degli edifici delle nostre città raggiungono spesso temperature superiori a 60-90° C. Il surplus di calore solare immagazzinato dai manufatti cittadini viene poi riemesso per irraggiamento, ovvero sotto forma di energia nell’infrarosso, con conseguente surriscaldamento dell’aria che sovrasta la città.
All’isola di calore dà un rilevante contributo anche il tipico assetto geometrico delle città, con strade relativamente strette rispetto alle dimensioni verticali degli edifici. Ed avviene così che, a differenza di una superficie piana non edificata, i canyon urbani catturino una maggiore quantità di radiazione solare, intrappolata dalla numerose riflessioni multiple che, in una specie di ping-pong, i raggi solari subiscono da parte delle pareti dei palazzi e del fondo stradale. E’ soprattutto a causa di tale fenomeno – noto appunto come effetto canyon – che l’isola di calore si conserva anche nelle ore notturne. Infatti di notte il raffreddamento dell’aria che ristagna entro i canyon è molto più lento che nelle adiacenti aree rurali perché l’energia infrarossa irraggiata nell’ambiente dalle superfici che delimitano il corridoio stradale, anziché disperdersi liberamente nello spazio, viene in gran parte catturata e più volte riflessa da parte degli edifici che si fronteggiano agli opposti lati della strada. L’intrappolamento della radiazione solare e infrarossa è tanto forte quanto più gli edifici sono alti rispetto alla larghezza della via.
Ma al surriscaldamento del clima urbano dà un apporto sostanzioso la città stessa. In estate, nelle città delle nostre latitudini, l’aggiunta di calore di origine antropica è dell’ordine di 10-20 Watt per metro quadrato, una quantità grosso modo pari al 10% di quella in arrivo dal sole. Tale surplus, apparentemente modesto, è in realtà in grado di accrescere, da solo, di quasi 1° C la temperatura di una metropoli di medie dimensioni.
E l’isola di calore è resa più intensa anche dalla estensione piuttosto ridotta, entro il perimetro cittadino, di superfici evaporanti, come specchi d’acqua, prati ed alberi. Infatti l’evaporazione da parte dei suoli umidi o bagnati oppure da parte delle foglie della vegetazione sottrae all’aria enormi quantità di calore (ben 600 calorie per ogni grammo di acqua che evapora ). E’ evidente quindi che ad una minore evaporazione da parte delle aree urbane rispetto a quelle rurali, corrisponde un minor raffreddamento dell’aria che sovrasta le città. Particolarmente efficace risulta l’effetto refrigerante degli alberi i quali raffreddano l’ambiente non solo mediante l’evapotraspirazione da parte delle foglie ma anche attraverso l’ombra proiettata al suolo, un effetto però assai modesto sulle città, a causa, della ridotta estensione delle superfici alberate rispetto all’area complessiva della città.
In presenza di ventilazione l’isola di calore viene spostata nella zona sottovento alla città, fino ad essere però completamente rimossa qualora l’intensità del vento superi un valore critico che dipende dalla dimensioni urbane.
Infine gli edifici urbani costituiscono un ostacolo al libero fluire dell’aria cosicché sulle città in media l’intensità del vento si riduce del 20-30% rispetto all’ambiente rurale.